INTERVISTA | Enrico Lombardi: ascoltando “Girasole”

Il cantautore abruzzese Enrico Lombardi torna a far parlare di se con il singolo Girasole. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’artista ed ecco cosa ci ha raccontato

“…[sono un] quarantenne cresciuto a pane e cd in special price che collezionavo e divoravo visivamente…” (Enrico Lombardi)

Premesse di una forza romantica importante per capire ancora una volta come dietro una canzone esiste un modo di vedere la vita fatta di valori carichi di un potere critico troppo spesso sottaciuto in questa bulimia dell’apparire. Lui è Enrico Lombardi, nome della scena abruzzese che torna a far parlare di se con il singolo Girasole che da oggi gira anche sulle nostre pagine, caratterizzato da una bellissima cover a firma dell’artista (di stanza a Mosca) Evgenjia Shalak.

Singolo questo – che anticipa un lavoro di prossima uscita – che non ci sta a piegarsi dentro le soluzioni comode del pop d’autore: non ci sta a fare il verso o a rifugiarsi nelle facili poesie d’amore. Lombardi parla di società restituendo alla sua scrittura un peso che io definirei politico nel senso alto del suo significato. Parla di ambiente e lo fa con una sensibilità ed una leggerezza importanti, lo fa anche dentro ricami fanciulleschi con questo rivolgersi figurativamente ad un girasole per chiedere scusa e per fare un magistrale mea culpa della violenza che ogni giorno perpetriamo contro la nostra madre terra. E il risvolto ambientale è solo una scusa per mettere a nudo le nostre colpe in toto, il nostro vivere violento e irrispettoso, una deriva sociale fatta di cultura e disinteresse che si celebra in ogni dove la si voglia guardare.

Parliamo di questo fiore. La prima curiosità è: perché un girasole?
Nella mia testa il girasole è il periscopio della natura, da cui ci osserva vivere con lei. Una visione un po’ psichedelica che mi piace ma che non so davvero quando mi sia venuta, forse figlia di qualche cartone animato, magari di qualche animazione di Terry Gilliam.

Ma quello che l’uomo sta facendo all’ambiente, quello che denunci con amore in questo brano, secondo te significa anche in un certo modo “quello che l’uomo sta facendo alla sua vita in generale”? Cioè più che meramente un brano “ambientalista”, può essere una vera e propria canzone sociale? Io l’ho letta così…
Hai colto perfettamente il punto: oggi niente è più socialmente impegnato dell’ecologia, di ricercare un diverso approccio alla vita nel rispetto della natura. Da questo punto di vista, sento questa canzone come una sorta di militanza politica. Oggi è fondamentale capire in che modo tutta la nostra società, evolutasi cosi rapidamente nell’ultimo secolo, possa trovare un suo equilibrio nel rispetto della natura. Inutile dire cosa c’è in ballo. Forse manca un nuovo gradino nell’evoluzione umana: l’uomo ecologico.

Parliamo del video: mi incuriosisce come una canzone ambientalista, sociale, di amore verso quello che ci circonda sia girato dentro una struttura decadente, industriale (penso)… come mai?
Avevamo solo questo ambiente per girare. Ed effettivamente io ero preoccupato del fatto che potesse mancare un nesso al concetto che la canzone cercava di trasmettere. Poi il video non era nato come videoclip puro della canzone, ma era parte di un progetto più ampio di promozione con altri due cantautori, Luca Mongia ed Eugenio Paludi, presenti nel video insieme agli altri due musicisti Fabrizio Crecchio e Ferdinando Ferri. Un progetto collettivo che poi purtroppo non ha preso piede. Colpevolmente, e questa è una mia responsabilità, nel video è mancato un dettaglio artistico di richiamo. Ma alla fine, guardando il montaggio finale dei due videomaker Matteo D’Aloia e Pierpaolo Potenza, mi sono convinto che proprio la mancanza di elementi naturali, in un ambiente così polveroso e grigio, potesse raccontare in maniera sofisticata e particolare la denuncia sociale che porto avanti nella canzone.


E parliamo della copertina… anche qui merita tempo e spazio per raccontarla non trovi?

La bellissima cover di Girasole è una illustrazione della artista russa Evgenjia Shalak. L’ho contattata io dopo aver visto alcuni sui lavori su Behance, o non ricordo quale altra piattaforma creativa del web. Sono davvero grato a lei per aver creato qualcosa che ho subito sentito come perfetta rappresentazione visiva del brano. E pensare che la genesi del canzone gliel’ho scritta nel mio inglese maccheronico. Tengo molto alle copertine delle mie canzoni, è retaggio del mio essere un quarantenne cresciuto a pane e cd in special price che collezionavo e divoravo visivamente, leggendone poi tutti i contenuti. La musica che sceglievo aveva in comune un senso spiccato dell’arte visiva, e non solo sonora. Tuttora è un elemento per me fondamentale che i guida nella scelta di cosa ascoltare.

E chiudiamo con il futuro. La classica domanda “progetti futuri” qui ha senso più che mai visto che c’è un disco che preme per uscire, o sbaglio?
Per il disco è prematuro parlare di uscita. Anche se ne ho una voglia pazza, ma c’è ancora da fare con le pre-produzioni, con il mio produttore Stefano Campetta. Il 2021 sarà l’anno in cui affronterò e spero concluderò questo mio grande lavoro che preparo da tanto tempo. Nel mentre, posso annunciare da qui a maggio due nuovi singoli per Kutmusic: una mia personale interpretazione rock di un classico della musica italiana, e un mio nuovo inedito, di cui sono davvero innamorato… non vedo l’ora di farvele ascoltare entrambe.

Guarda il video di Enrico Lombardi dal titolo Girasole

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