INTERVISTA | ERBOMB: il caos come linguaggio, la mutazione come metodo

Con 3, ERBOMB porta avanti una ricerca sonora che rifiuta etichette e percorsi lineari. L’elettronica si intreccia con hard rock, metal e sperimentazione in un lavoro che non si limita a raccogliere brani, ma prova a costruire un universo coerente fatto di rimandi, dettagli nascosti e atmosfere dense. Un EP che conferma la natura mutevole del progetto e la volontà di esplorare continuamente nuovi territori espressivi. Ne abbiamo parlato con ERBOMB per approfondire il processo creativo dietro 3, il rapporto tra musica e immagini e l’evoluzione di un’identità artistica in costante trasformazione.

Ciao ERBOMB, in “3” sembra esserci l’idea di un EP pensato come un organismo unico, pieno di richiami nascosti e dettagli che ritornano: quanto era importante per te costruire un ascolto “continuo” invece di una semplice raccolta di tracce?

È nato piano piano mentre i brani prendevano forma. Mentre li creavo pensavo che sarebbe stato interessante inserire degli elementi che in un certo modo li unissero anche in modo criptico. Non so se ci sono riuscito, però l’atto di farlo è stato per me molto divertente e stimolante.

Nell’immaginario sonoro del progetto convivono elettronica, hard rock, metal e ricerca sperimentale: quando hai capito che il modo più onesto per raccontarti musicalmente fosse proprio mettere insieme linguaggi così diversi?

Tutto si è creato in modo abbastanza casuale. Lo stampo musicale dei lavori che ho fatto uscire in passato era molto meno aggressivo; con l’EP “3” ho dato sfogo al desiderio di scrivere brani che strizzassero l’occhio ad ambienti hard rock e metal.

La tua musica non sembra mai cercare la semplificazione immediata: secondo te quando la complessità diventa davvero un valore artistico, e quando invece rischia di trasformarsi soltanto in esercizio di stile?

Il segreto, se così si può chiamare, è utilizzare la tecnica in addizione o sottrazione in funzione della musica e soprattutto dell’estetica artistica. È una formula vincente perché si opera in onestà con se stessi e nei confronti del fruitore. Penso che valga più o meno per tutte le forme d’arte.

Il lavoro sulle texture sonore e sulle atmosfere nei tuoi brani ha quasi qualcosa di cinematografico: quanto l’esperienza nella composizione per immagini ha influenzato il tuo modo di costruire i pezzi di ERBOMB?

Mi piace molto immaginare e trasformare ciò che sento e vedo in linguaggio musicale. Questo fa sì che spesso la mia musica si accoppi facilmente con le immagini. Ma è un modo di creare che ho sempre utilizzato da quando ho iniziato a fare musica, sia con il progetto ERBOMB sia con gli altri progetti musicali e cinematografici.

“3” dà la sensazione di un progetto che abbia finalmente trovato una forma molto personale e radicale: senti di essere arrivato a una sintesi precisa della tua identità artistica oppure consideri ERBOMB un processo ancora in continua mutazione?

La seconda sicuramente. È un progetto in continuo cambiamento e non so se si stabilizzerà mai in un indirizzo musicale preciso.

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