Erika Skorza: I’m a big bluff | Recensione

La cantautrice toscana Erika Skorza ha pubblicato il suo primo album dal titolo I’m a big bluff una metafora del periodo in cui viviamo che viene spesso dominato dall’apparenza invece che dall’essenza. Gilberto Ongaro ha recensito questo disco per Blog della Musica

copertina del disco diErika Skorza: I’m a big bluff

Erika Skorza, I’m a big bluff

Spulciando tra la biografia della cantautrice Erika Skorza, si legge che tra le idee in cantiere ha un musical da finire di realizzare. E in effetti, ascoltando il suo album d’esordio I’m a big bluff, si avverte nella scrittura delle canzoni un certo approccio teatrale. In due brani si può apprezzare la presenza di un coro d’opera, che canta in staccato (Criminal e You can save me). L’arrangiamento generale è rock, con qualche strizzata d’occhio ai Muse e al progressive, come si sente negli accenti spostati nel 6/8 di Sweet soul.

La voce di Erika però si muove tra un energico soul e un grintoso graffio rock, che corrisponde al tono dei testi, giocati tra morbide emozioni e spigolosi guizzi di rabbia. Ad esempio, nella citata Criminal, in stile Skin la donna sfoga con veemenza parole gettate addosso a un uomo ben poco virtuoso: “I’m thinking about you face/ A stupid lying face (…) You steal our dignity / with your corruption / The mask of gentleman / is on your fucking face / Too many impositions / Too many words of consolation / come out from a dirty mouth”.

Skorza si diverte a impersonare vari personaggi, e anche da qui si vede l’affinità col mondo del musical. Nella title track I’m a big bluff entra nei panni di una presunta strega – regina in pieno delirio d’onnipotenza: “Every single day they look at me / like a king looks at his queen / I’m so beautiful and strong / I can build their castle with coloured paper / and destroy it like a giant with rocks”. Ma la canzone, che ha uno sviluppo da azione drammaturgica, termina con un plot twist: “In a while I realize… Fuck! I’m dead!”.

Breathless mostra anche le buone capacità compositive, con un crescendo graduale e progressioni armoniche diminuite nella strofa, (che per i profani di teoria musicale, sono quegli accordi che danno forte tensione drammatica), mentre Piece of cake si conclude con un decrescendo graduale, che lascia scoperti i cori pop di Erika, con riflessioni sulla felicità.

L’andamento teatrale continua in So you go on, tra progressioni di quarta eccedente (altra scelta tipica nella musica “d’effetto”) e un curioso inciso melodico, fatto all’unisono da chitarra elettrica e xilofono. Il soul prende il sopravvento nella spiritosa The cactus song, col basso in slap e un riferimento al noto questionario militare dei tre giorni (quello già snocciolato dai Bluvertigo in Fuori dal tempo). Ma alla domanda sui fiori e il fioraio, Erika risponde che tra le piante preferisce il cactus, forse metafora della propria personalità, succulenta dentro e spinosa fuori.

Un’atmosfera gotica, tra pianoforte e note in reverse, cala a chiudere l’album con You can save me, un’invocazione a qualcuno di essere presa per mano, scappando da un mondo perduto: “The sky is violet / over my head / and the rain is burning / trees and leaves / While the people / are lost souls”. Forse questo qualcuno in realtà è la Musica, che può salvare Skorza, ma anche chi la ascolta. Il personaggio sarà pure un big bluff come si descrive, ma la sua musica non lo è affatto!

Ascolta l’album I’m a big bluff di Erika Skorza su Spotify

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