Fabrizio Emigli “giovane maturo” vestito di musica di fronte al futuro

Interprete, autore e compositore romano, Fabrizio Emigli nasce a Roma nel 1962 dove vive attualmente. Fabrizio è un cultore dell’arte musicale. Lo conosciamo meglio in questa intervista.

Ciao Fabrizio, come ti sei avvicinato alla musica?
Nel modo più naturale possibile: il primo mangiadischi ricevuto in regalo (e dentro “il cuore è uno zingaro” e “4 marzo 1943”…mica robetta!), poi una fisarmonica giocattolo coi tasti colorati, la prima chitarra (che in realtà fu regalata a una sorella più grande, la stessa che mi insegnò i primi accordi) e poi, per gioco, su una musica famosa e già popolare provai a inventarci un testo tutto mio…

E quando invece hai cominciato a capire che sarebbe stata la tua ragione di vita?
Quando, da quel testo scritto per scherzo, per noia, per scommessa si inanellarono prima altri testi e poi la prima canzone interamente scritta da me (inascoltabile). Da lì capii che avrei potuto e dovuto raccontarmi utilizzando questo magico strumento che era la “forma canzone”. I primi timidi ascolti fra amici, il primo mini concerto (a 16 anni con già una settantina di canzoni composte) e la voglia di non nascondermi più e provare a raccontarmi.

Finché un giorno sei arrivato al Folkstudio un celebre locale romano. Cos’hai trovato qua?
Mai avrei pensato di potermi esibire su quel palchetto traballante; mi ci recavo, a piedi dal mio Rione (Testaccio) ogni domenica pomeriggio, ascoltavo canzoni nuove e testi e parole che scrocchiavano sotto i denti come chicchi di melograno, diverse da quelle che avevo ascoltato finora. A ogni rientro a casa era una sfida e un mettermi alla prova. Funzionava! (almeno così mi pareva). Timidamente e sudando copiosamente, lasciai una musicassetta a Giancarlo Susanna (oggi critico e giornalista – Rai, l’Unità) che dirigeva lo Spazio Giovani e pochissime sere dopo (e già…a quel tempo si ricevevano risposte) mi invitò a fare i fatidici 3 brani al “Folkstudio Giovani”. Là dentro era normale, scontato ascoltare, ascoltarci, scambiare esperienze, racconti, storie immersi in una sana atmosfera di complicità e di competizione. Facevamo a chi l’avrebbe scritta più bella, la domenica successiva (c’erano Roberto Kunstler, Franco Fosca, tra i giovani… e nel pubblico, spesso, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Corrado Sannucci, Stefano Rosso, Giorgio Lo Cascio. Ricevere complimenti da loro era come vincere al Superenalotto).

Definirti solo musicista mi sembra riduttivo, perché hai fatto anche radio, trasmissioni televisive e ti occupi di cultura in generale organizzando manifestazioni e rassegne…
Mi è sempre piaciuto dare la possibilità ad altri di potersi esprimere. Ma con molta probabilità e una leggera forma di egoismo, ho sempre cercato di contornarmi di gente brava, di spessore, di talento, con un’anima gonfia di passione e, attraverso le loro storie, la loro musica, l’arte, far rifornimento io stesso di carburante indispensabile. Mi fa stare bene ed è sempre stata un’esigenza irrefrenabile.

Hai anche fondato una rivista letteraria “Mentelocale”, com’è dirigere una rivista di questo tipo e che obiettivi ti proponi?
Molto simile al discorso fatto poco fa sulle radio, gli spazi musicali, le rassegne: ho fatto un po’ di attività politica nel mio Rione, in passato, e nelle serate “musicali” di Mentelocale passavano spesso a trovarci scrittori, poeti, giornalisti. Molto semplicemente, visto che nessuno di loro aveva chitarre da imbracciare o voci da esibire, ci lasciavano i loro racconti, foto e disegni. Da questo (ancora una volta per rispondere a una sollecitazione esterna e a una esigenza che spingeva da dentro) fondammo una rivista letteraria “mentelocale”. Tra le prima firme, ci fu anche un giovanissimo Paolo Virzì.

Hai scritto i testi di alcuni brani addirittura per il cinema d’animazione… come è stata questa esperienza “fantastica”?
Tutto è sempre successo per caso. Frequentavo alcune sale di registrazione dove ogni tanto mi chiamavano per interpretare jingles radiofonici e televisivi. Una di queste era di proprietà del responsabile della Dolby europea e del suo socio autore di sigle per la RAI, Mediaset e per il cinema. Vennero a conoscenza del mio modo di scrivere (e di cantare) e mi proposero di adattare i testi in italiano per “La Fabbrica di Cioccolato” di Tim Burton. Andò a finire che mi fecero cantare la colonna sonora, dando voce a tutti gli oompa loompa. Avevo già scritto testi e musiche per il “Teatro Ragazzi”, in passato; un’esperienza che riesumai nel ricordo per poter passare senza traumi (artistici e umani) dalla Scuola Romana del Folkstudio “impegnato” ai bagni nella cioccolata di Augustus Gloop.

Per te invece che tipo di musica scrivi? Quali canzoni ti piace cantare, interpretare…
È un po’ il sunto di tutte queste belle esperienze e di tutta la musica che ho ascoltato e ancora ascolto. Che va da Gaber a Bjork, passando per Fossati e gli Snarky Puppy senza grossi traumi. Come se fosse uno stesso condominio variopinto con tante porte aperte o socchiuse e io a bussare per chiedere in prestito qualche foglia di basilico al vicino cantautore genovese o un dito di succo d’acero ai Sigur Rós del terzo piano. Ho sempre avuto una leggera preferenza, però, per la canzone d’autore.

Ti senti più autore musicale o paroliere? Entrambe le cose?
Entrambe (anche se sbattermi qua e là fra le parole e trovare alchimie e soluzioni mi diverte e mi appaga forse un po’ di più che inventare melodie). Poi quando il matrimonio fra le due parti riesce, o sembra riuscire, è godimento pieno.

Adesso che sei un giovane musicista maturo, come lo vedi il mondo della musica?
Dal punto di vista creativo e di energie lo trovo di nuovo pulsante e vivo. Gli addetti ai lavori, o almeno la maggior parte di essi (vuoi i nomi? Manco morto!!!) non sanno più che pesci pigliare.

Ho sentito dire che quest’estate non la passerai in vacanza, ma lavorando in sala d’incisione… cosa preparerai?
Dopo l’esperienza di “Tracce di mandorle e sangue” un piccolo recital che coniugava per la prima volta una manciata di mie canzoni a testi recitati da Gaia Insegna, bravissima attrice e regista romana, e dopo un’ennesima delusione (vuoi i nomi? Manco morto!!!) passerò il tempo da qui a fine estate a scrivere nuove canzoni. Non lo faccio da troppo tempo e sento le acque che si stanno aprendo…

Grazie Fabrizio, attendiamo presto il tuo disco. Buona musica!
Grazie a te e grazie alla musica… TUTTA!

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