Fabrizio Mocata è considerato uno dei più innovativi e promettenti talenti della scena internazionale del Tango grazie alla sua abilità di combinare l’autenticità, il virtuosismo classico e la raffinata influenza del jazz. Con il disco Tangos Cruzados insieme all’armonicista Franco Luciani, ha ottenuto la nomination al “25° Latin Grammy” di Miami
Oggi ospitiamo sulle pagine di Blog della Musica il musicista Fabrizio Mocata “pianista, compositore, Siciliano e cittadino del mondo”, così si autodefinisce sul suo sito web. Fabrizio in poche righe: chi sei e da dove vieni?
Sono una persona che non ha smesso di sognare, vengo da un paese che guarda il mediterraneo e allungando lo sguardo l’Africa. Si chiama Mazara del Vallo.

Ci racconti un po’ il tuo percorso di studio e come sei arrivato ad essere uno dei talenti più promettenti del Tango?
Il mio percorso di studio è stato abbastanza accidentato. Cominciai studiando privatamente a Mazara del Vallo, e Rino Crescente mi fece conoscere il jazz. Da lì creavo e improvvisavo da solo. Arrivato a Firenze per fare l’università di giurisprudenza, cominciai a studiare segretamente fino ad essere ammesso in Conservatorio, dove mi diplomai con la M° Lidya Rocchetti. L’incontro con il tango avvenne nel Conservatorio di Firenze, dove stavo eseguendo, con scarsissimi risultati, una sonata di Schubert per pianoforte e violino. Si affaccia un giovane fisarmonicista con un nome curiosissimo, Modestino Musico. Anche lui doveva frequentare il corso di Musica da Camera, e propose al maestro la musica di Astor Piazzolla, di cui non avevo mai sentito parlare. Le testuali parole del maestro furono “prendi lui!”, probabilmente per salvaguardare il povero compositore viennese. Nacque un quintetto con altri studenti che durò diversi anni e ci regalò anche belle soddisfazioni, e già la mia strada era segnata. Da lì è stato un punto di non ritorno, nel tango ho trovato una identità musicale.
Non solo Tango però nella musica di Fabrizio Mocata: giovanissimo, a 14 anni, hai iniziato a suonare jazz, e poi suoni in concerti di musica classica, pop d’autore e molto altro: da dove viene questa ecletticità?
Sono semplicemente curioso, così ho cominciato ad apprendere diversi stili musicali, e tutti fanno parte adesso del mio bagaglio. Non ho mai avuto paura di uscire dalla cosiddetta “comfort zone”, anzi per me è una vertigine salutare, che mi porta ad apprendere cose nuove ogni volta.
Ascolta il disco Tangos Cruzados di Fabrizio Mocata e Franco Luciani
Nel tuo percorso da pianista e nei vari stili che hai approfondito c’è qualche autore che in qualche modo ti è stato di riferimento per la tua musica?
Non saprei identificarne uno, sicuramente Bach, Piazzolla, Keith Jarret ma anche Chick Corea. Giacomo Puccini e Anibal Troilo, giusto per cominciare. Le orchestrazioni di Duke Ellington, i geni atipici di Thelonius Monk e Cherlie Mingus. La forza di Pugliese, il canto di Carlos Gardel. Per ora mi fermo qui, avete già un po’ di materiale da ascoltare!
Nel 2023 hai pubblicato il disco TANGOS CRUZADOS per Acqua Records insieme all’armonicista Franco Luciani che ti ha portato una nomination al 25° Latin Grammy di Miami il 14 novembre 2024. Ci racconti l’incontro con questo grande artista e come è nato il disco?
Franco è un musicista che ho sempre stimato ma con cui non avevo mai lavorato. Nell’ottobre 2018 ero a Melilla suonando nella Cumbre Mundial del Tango (raduno internazionale itinerante di musicisti di Tango da tutto il mondo), e il direttore Tato Rebora mi propose di collaborare con Franco nel successivo Festival di Granada, che si svolse nel Marzo 2019. Si è subito creata una simpatia e una connessione musicale e ci siamo proposti di rivederci. Dopo la pandemia Franco tornava per dei concerti in Francia e voleva prolungare il suo soggiorno, così mi propose di accompagnarlo in due concerti in Italia. Da quel momento è cominciata una stretta collaborazione dal vivo che ha fatto nascere il desiderio di registrare qualcosa insieme.

Il disco TANGOS CRUZADOS è un dialogo continuo tra il tuo pianoforte e l’armonica di Franco Luciani: tra voi due si percepisce una profonda intesa. C’è un brano in particolare che più vi rappresenta e per quale motivo?
Sicuramente è Cruzando Aguas, un brano che ho scritto e a cui sono fortemente legato. Lo avevo già pubblicato, ma Franco ha voluto assolutamente fare una versione propria. L’ho scritto di getto in un momento di ispirazione veramente divina, e lo collego alle mie radici nella Sicilia. “Cruzando aguas” vuol dire incrociare le acque, come ho voluto fare con il mio mare Mediterraneo e il Rio de La Plata. C’è un modo di dire “Cruzar el charco” che indica il passare da Buenos Aires a Montevideo attraversando l’estuario del Rio de la Plata e da questa espressione è venuta l’idea del nome. Scritto a Buenos Aires a casa dell’argentino Fabian Bertero, lo registrai dopo pochi giorni a Montevideo con gli Uruguayos Julio Cobelli e Jorge Pi. Nella produzione del lavoro l’italiano Ivan Pantarelli, come dire, un incontro continuo!
L’album viene registrato, in parte, in Italia, a Vinci (Fi), nello Studio “Mulino del Ronzone” da Alberto Piva e Mario Costanzi. Come vi siete conosciuti e come mai la scelta di registrare è caduta proprio sul Mulino del Ronzone?
La prima volta che sono andato a Vinci fu per puro caso, dovevo sostituire un musicista che si era ammalato per accompagnare un reading. Fu una serata bella e particolare, e in quella occasione conobbi Mario e Alberto, che vennero ad ascoltarmi. Mi parlarono del loro studio, così decisi di andare a visitarli. Quando ci venne in mente di registrare qualcosa con Franco Luciani, pensai subito di provare a fare un salto al Mulino del Ronzone. In pratica, quella che era nata come una prova, è adesso il disco nominato ai Latin Grammy Awards.

Un italiano che concorre nella categoria “Mejor album de Tango” ai Latin Grammy Award americani, che effetto fa?
Perché no? Come il tango è stata la musica dei nostri emigranti, mi sembra un bel momento di riconciliazione con la nostra cultura, che ha attraversato l’oceano e ha contribuito a dar vita a un genere musicale unico e splendido.
Un aforisma recita: “Il ballo è una manifestazione verticale di un desiderio orizzontale”. Per chiudere questa intervista: cos’è il tango per Fabrizio Mocata?
Il Tango è un modo di vivere, un modo di essere e pensare. Non è solo musica, ma anche filosofia di vita.
Grazie Fabrizio Mocata!
Grazie a voi!
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