INTERVISTA | Francesco Aubry Tra Incanto e l’Inferno

Il suo nuovo singolo si intitola Tra Incanto e l’Inferno: un dualismo che si ripete anche sulla cover della nuova canzone di Francesco Aubry, musicista esperto ma con un progetto solista nato relativamente da poco. Lo abbiamo intervistato.

Ciao Francesco Aubry! Ci racconti un po’ della tua carriera fino a qui?
Ciao! Ho militato per anni in tribute band facendo centinaia di live e da circa un anno e mezzo ho iniziato questo progetto personale. Ho sempre avuto l’attitudine alla scrittura ma in precedenza erano episodi sporadici e non definiti. Fin quando non ho sentito sempre più il bisogno di esprimere qualcosa di personale. Ho pubblicato un primissimo album-lampo l’anno scorso, frutto di circa 3 mesi di scrittura, che ha rappresentato un primo test per valutare se e come proseguire.

Da quel momento ho cercato di dare un’identità precisa al mio stile, ad affinare le tecniche di registrazione e mix che curo nel mio home studio. Cerco di plasmare delle sonorità basate sul mio gusto personale con un processo di fusione tra elementi acustici e sintetici, dalle batterie, ai bassi ai sintetizzatori.  Non sono mai stato e non mi considero un “cantante” di quelli con voci impostate e tecnica, ma come capita spesso in ambito indie (ma non solo) cerco di mettere la voce a disposizione della canzone e del tessuto musicale nel migliore dei modi.  Rispetto a tante cose che sento in giro, con voci perfette e sonorità molto discutibili negli arrangiamenti, vado sicuramente in controtendenza.

Come nasce Tra Incanto e l’Inferno?
Esattamente dall’arpeggio di pianoforte che si sente dopo il secondo ritornello. Ce l’avevo lì da 7/8 mesi ma non riuscivo a costruire una canzone intorno. Che poi è arrivata all’improvviso senza pensarci e di getto. Ho  volutamente fatto un passo indietro nella sperimentazione con una struttura più classica rispetto al precedente singolo, anche se mi sono divertito ad esempio a costruire un set di batteria con elementi sovrapposti di drum machine vintage e altri acustici reali, ho fatto un uso esasperato del flanger sui piatti, e ho suonato un piano elettrico Wurlitzer che col suo attacco incisivo sostituisce bene il ruolo che solitamente può ricoprire una chitarra crunch… l’amore per il Wurlitzer mi arriva sicuramente da anni di Pink Floyd suonati live fino alla nausea.

Nel testo si parla di un amore impossibile: è un’esperienza che ti ha riguardato personalmente?
È un’esperienza che prima o poi riguarda tutti, ho vissuto qualcosa di simile più di una volta e mi stuzzicava parlare dell’argomento mettendo in risalto il contrasto di sensazioni che possono travolgerci nei rapporti più tormentati e “dannati”, è sicuramente più affascinante che narrare di storie d’amore perfette.

Hai corredato il brano con un video: ci vuoi raccontare qualcosa del clip?
Per il mio progetto ho scelto una crescita di investimenti graduale e realisticamente rapportata allo stato di maturità del progetto stesso. Molti video, come questo, sono frutto di un mio lavoro di ricerca e montaggio di filmati free-royalties a disposizione online. Girare un video reale da zero con professionisti del settore può arrivare a costare davvero tanto e preferisco al momento destinare le mie finanze su altri aspetti della produzione.  Penso che comunque il risultato, abbinato alla canzone, sia d’effetto e faccia il suo per creare l’immaginario del testo.

Hai detto che vorresti pubblicare un Ep entro Natale. Ci puoi anticipare qualcosa in merito?
Spero entro novembre/dicembre di pubblicare un EP. Ho molte idee già imbastite, cose grezze che vanno migliorate e saranno le prime su cui lavorerò per darle una forma definita. Nel frattempo continuerò a scrivere pezzi nuovi sfruttando il lavoro sulle sonorità che ho iniziato con gli ultimi singoli. Sarà un mix di musica elettronica e cantautorato, non voglio incanalarmi in un genere preciso, cercherò di far convivere sintetizzatori vintage col pianoforte piuttosto che drum machine e batterie acustiche. Il bello di fare musica autoproducendosi è proprio che non esistono vincoli e l’unico limite è la nostra creatività.  Non rincorro nessuna tendenza attuale, ma preferisco partire da un mix di spunti della musica che amo e che ormai appartiene a un altro tempo.

Guarda il video di Francesco Aubry

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