Francesco Bertone: Footprints

Footprints, secondo disco del contrabbassista Francesco Bertone. Tredici brani tra jazz, R’n’B e musica cubana. Con lui Fabio Gorlier, Paolo Franciscone e Nitza Rizo

Footprints, huellas, impronte.
Che lasciamo sul mondo e che il mondo lascia su di noi.

Francesco Bertone, Footprints

Francesco Bertone, Footprints

Footprints è il secondo lavoro discografico del contrabbassita Francesco Bertone. Non avrei mai pensato di ascoltare un disco con protagonista il contrabbasso che, per quanto un bellissimo strumento, lo pensavo noioso. Beh mi devo ricredere alla grande. Questo disco di Bertone è bellissimo. In Footprints troviamo alcuni brani suonati in trio e alcuni per solo basso e voce.

Brani eseguiti in trio si alternano a duetti basso e voce. Un disco fatto di acero e avorio, abete, bronzo, ebano e ghisa, pietra della strada. Tecnologia antica che si può toccare, opaca e ruvida. Poi muscoli e voce.

Un disco realizzato con un metodo: sfruttare la forza del primo incontro, fissare l’energia che si sprigiona da quel misto di timore, curiosità e sorpresa dati dal suonare con musicisti nuovi direttamente in studio di registrazione.
L’approccio è decisamente jazz anche se non tutto il repertorio lo è. Sei brani jazz in trio con Fabio Gorlier pianoforte e Paolo Franciscone batteria.

Con lo stesso organico un brano R’n’B e uno in stile ‘metheniano’ dove il Fender Precision fa il tema. Poi cinque pezzi brevi ispirati alla musica cubana: Nitza Rizo voce e Francesco Bertone al basso o contrabbasso. Ognuno di questi duetti fa da interludio a composizioni più lunghe.

Il disco è suonato e cantato divinamente. La voce di Nitza Rizo è magnifica. Il jazz che propongono, i brani sono scritti dallo stesso Francesco Bertone, è solare, delicato e orecchiabile. Quello che piace a me. Il brano che preferisco Andros. Ma è tutto da ascoltare. Ascoltatelo.

Lasciamo impronte sempre più evanescenti: immagini riprese da chissà quali telecamere, chissà dove, chissà perché. Per resistere a questo svanire voglio qualcosa di più concreto. Concreto come una canzone.

«Footprints – ci dice Bertone vuole essere un disco fatto di cose concrete dove il pensiero musicale e il suono acustico aderiscono all’idea di qualcosa di ruvido e autentico, che si può toccare. I materiali naturali sono quelli di cui son fatti i nostri strumenti, più pietra della strada e muscoli. Offrire musica nel modo più diretto, senza filtri serve a preservarne le qualità ‘nutritive’ per l’anima. deve arrivare dritta al cuore».

«Ho cercato di fare musica a misura d’uomo – prosegue Francesco Bertone a volte furibonda, a volte scarna e cruda. E’ come se avessimo fatto un percorso a piedi, affrontando insieme le difficoltà senza aiuti esterni, a mani nude, seguendo le impronte di chi, prima di noi, ha fatto lo stesso cammino. Footprints, huellas, impronte. L’idea della copertina arriva dall’ossessione moderna delle telecamere, le impronte che lasciamo oggi sembrano essere solo quelle, vorrei lasciarne altre, non cancellabili, per farmi seguire, per farmi trovare».

Con Francesco Bertone hanno suonato Fabio Gorlier (Pianoforte e Hammond) e Paolo Franciscone (Batteria) e ha cantato (e scritto) Nitza Rizo.
  
Footprints è pubblicato da Videoradio Edizioni Musicali www.videoradio.org ed è in vendita su tutti gli Store digitali.

Info: http://www.francescobertone.it

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