Francesco Maggio: compositore in costante ricerca musicale

Francesco Maggio, compositore italiano che vive a Stoccarda, è da poco il direttore artistico della rassegna di musica da camera Italienmusiziert. Ce ne parla in questa intervista…

L’Italia all’estero viene identificata come la patria dell’enogastronomia, del calcio, e degli scandali politici; spesso, purtroppo, ci si dimentica che l’Italia è soprattutto la patria dell’arte e della musica (Francesco Maggio)

Maestro, quando ha iniziato a capire che la sua vita avrebbe avuto a che fare con la musica? C’è stato qualche episodio particolare che le ha fatto sentire l’esigenza di comporre? Quale è stato quindi il suo percorso formativo e cosa l’ha formata maggiormente?
È iniziato abbastanza presto; verso i 10 anni iniziai a frequentare le prime lezioni di teoria e poi di pianoforte. Ancor prima, invece, adoravo ascoltare di continuo il “Bolero”, unico disco di musica classica presente in casa. Nato in un paesino della Provincia di Lecce di 1500 abitanti, Depressa di Tricase, (nome dovuto per via della depressione orografica su cui sorge), mi era comunque abbastanza difficile pensare che il mio futuro sarebbe stato quello di compositore. Da ragazzo suonavo la domenica nella Chiesa del paese accompagnando il coro parrocchiale, componevo qualche salmo e azzardavo qualche inno. Era tutto così lontano, ma nello stesso tempo maturava in me il desiderio di far musica sul serio, quindi di dover iniziare a studiare anche la composizione. In primis fu Marco Della Sciucca – musicologo e compositore – ad avviarmi all’arte del comporre. Devo tanto a lui. Durante gli incontri “Compositori a confronto” di Reggio Emilia ebbi la fortuna di incontrare colui che mi avrebbe fatto conoscere la musica d’oggi, Guido Baggiani, con il quale analizzai la musica dei maggiori compositori del 900, tra cui Ligeti, Berio, Boulez, e Stockhausen che il Maestro – come spesso ci ricordava – aveva conosciuto di persona. Sempre in quel periodo ebbi la fortuna di incontrare un altro grande compositore senza il quale non avrei mai assimilato le tecniche della musica odierna: Ivan Fedele. Il maestro, durante le sue lezioni, affascinando i numerosi studenti che accorrevano ad ascoltarlo, non smetteva mai di ribadire quanto la musica elettronica oggi abbia la stessa importanza del contrappunto ieri; nostro doveva quindi essere il dovere di studiarla con pari attenzione. Giorgio Nottoli, grandissimo educatore, ricercatore e musicista, mi iniziò alla musica elettroacustica. Il resto l’ho fatto da solo.

Si può dire che la sua musica abbia un messaggio, o che la musica sia già in se stessa un messaggio?
È la musica ad essere già messaggio, quindi anche quella che io scrivo è messaggio. Il suono della sirena delle fabbriche è il chiaro messaggio di inizio e fine dell’orario di lavoro, così una composizione musicale è il chiaro messaggio dell’animo di colui che l’ha composta.

Quali sono stati i suoi principali raggiungimenti?
Avere grandi ambizioni. Queste ti consentono di non considerare “il già fatto” come traguardo finale, bensì soltanto come punto di partenza per far di più e meglio.

Ci sono tra i suoi lavori alcuni che la rappresentano maggiormente?
Ogni pezzo che scrivo, nel momento in cui viene completato e poi eseguito, mi rappresenta. Sono tutt’ora comunque alla ricerca del mio “io compositivo”.

Sappiamo che è da poco il direttore artistico della stagione “Italienmusiziert” realizzata in collaborazione tra ARCES_KULTUR ed Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda. Un incarico prestigioso, ce ne vuole parlare?
Italienmusiziert è una rassegna di musica da camera italiana per la Città di Stoccarda. L’Italia all’estero viene oggigiorno sempre più identificata come la patria dell’enogastronomia, del calcio, e degli scandali politici; spesso, purtroppo, ci si dimentica che l’Italia è soprattutto la patria dell’arte e della musica. Con “Italienmusiziert” vogliamo offrire la possibilità al pubblico tedesco di ascoltare i maggiori talenti italiani della musica da camera classica e contemporanea. Porteremo in Germania i nostri maggiori talenti, da chi già è riuscito ad “arrivare” a chi comunque merita una vetrina estera di tanto prestigio.

Che consigli darebbe ai giovani compositori di oggi?
L’artista – sia esso un pittore, un musicista, un fotografo – per comunicare deve essere libero di poterlo fare, sia nella scelta dei materiali che utilizzerà, sia nella tecnica che conseguentemente adotterà. L’unico buon consiglio per un compositore resta infatti quello di essere se stesso. Scelto il percorso è necessario tener conto che per l’arte è necessaria tanta flessibilità. La flessibilità nel comporre “musica e musica” a seconda del committente, sapendo che la prima grande scuola è scrivere tanto, veramente tanto, tenendo però sempre di mira la buona qualità.

Sotto quale luce vede la musica contemporanea e cosa prevede nella scena musicale di domani?
A differenza di altri periodi storici nei quali i compositori appartenevano ad uno stile di “tendenza”, è palese oggi constatare una varietà considerevole negli stili utilizzati dai numerosissimi compositori. Questo si giustifica facilmente per via del gran numero di compositori e vista la affannosa competizione legata all’industria della contemporanea. Ogni giovane compositore viene stimolato infatti dai tanti concorsi che si espletano, cercando lo “stile” che secondo lui è più in linea con la giuria. Questo, che da una parte può creare soluzioni interessanti, dall’altra rischia di creare automi predisposti solo a far questo e spesso incapaci di comunicare. Già Bartok sosteneva infatti che questo tipo di competizioni sono per cavalli e non per artisti. Quello che mi auguro, ma che assolutamente non sono in grado di prevedere nella scena musicale di domani, è un ritorno al passato, un maggior dialogo con la tradizione ed un’attenzione maggiore rivolta all’ascolto. Il pubblico sarebbe senz’altro più riconoscente ed avrebbe più elementi per godere di quella comunicazione che pervade l’animo umano!

Ringraziamo il Maestro Francesco Maggio per il tempo che ci ha dedicato, ci vediamo all’Italienmusiziert!

A cura di Nicola Rigato

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