INTERVISTA | Francesco Pennarola: “Capire i giovani è sempre una bellissima scoperta”

Parte il 20 giugno 2021 Nuovi Percorsi Sonori: l’interessantissimo progetto pilota del Progetto Giovani della rassegna Suoni in Movimento dedicato alla nuova creatività in ambito compositivo e ai giovani interpreti in ambito esecutivo. Se già il Progetto Giovani è una rassegna con una propria identità e una propria direzione artistica autonoma, a cura di Camilla Patria e Tommaso Fiorini, volutamente under 35 come tutti i suoi protagonisti, i Nuovi Percorsi Sonori sono un ulteriore nuovo progetto che vede il prezioso coinvolgimento del Conservatorio di Torino e del Dipartimento di Composizione diretto dal Maestro Alessandro Ruo Rui. Un progetto pensato, ovviamente per avvicinare e avvicinarsi ai giovani, sul doppio fronte dell’utenza e degli artisti. E sul quale abbiamo voluto sentire Francesco Pennarola, Direttore del Conservatorio di Torino.

Diamo il benvenuto a Francesco Pennarola su Blog della Musica. Come si pongono i giovani d’oggi nei confronti della scrittura contemporanea: in che modo la loro ricerca dialoga con l’attualità che li circonda? I giovani dei Conservatori sono meravigliosamente immersi nel grande patrimonio dei classici e, al contempo, vivono immersi nella cultura di oggi, con il rap la trap il pop: come stanno affrontando questa apparente paradosso?
Io credo in realtà che serva distinguere il contenuto dal linguaggio, mai come in questi casi: i giovani raccontano le loro storie di oggi, raccontano la contemporaneità, parlano di sé e della loro mediazione tra il linguaggio musicale e il “parlato” della contemporaneità. Solo che quando lo fanno sulle righe del pentagramma usano il linguaggio musicale. In questi primi mesi di direzione del Conservatorio ho partecipato a poche sedute di esami di laurea, ma mi sono trovato dei giovani compositori non solo classici, ma anche di composizione jazz che hanno raccontato per esempio la contemporaneità del lockdown e lo hanno fatto con il mezzo che avevano scelto di usare, la loro scrittura. Siamo noi, siamo noi fruitori che dobbiamo “sintonizzarci” con loro e imparare ad ascoltarli.

Il mondo dei Conservatori si sta aprendo da tempo alle culture musicali cosiddette popolari: prime fra tutte sono state le classi di jazz, oramai risalenti nel tempo. Più recenti le classi di pop. Apertura alla contemporaneità o necessario compromesso?
Non vedo compromesso in questo; il mondo della formazione universitaria in generale è molto diverso da quello anche solo di dieci anni fa. La contemporaneità viene non solo vissuta ma studiata, osservata, e questo è molto positivo anche perché aiuta tutti noi a capirla. Se pensiamo che esistono corsi di Master universitari che studiano i social media, quindi cercano di capire l’importanza strategica dell’uso di linguaggi che veicolano (soprattutto tra i giovani) messaggi in tempi rapidi e con efficacia, beh allora mi sembra giusto che le porte dei Conservatori oggi siano aperte ad altri linguaggi musicali.

Museo del Falso e dell'inganno

Museo del Falso e dell’inganno

Quali le iniziative per incentivare un approccio giovane sia alla classicità che alla ricerca compositiva?
Mi sembra che il Conservatorio di oggi sia la giusta strada; con la legge di riforma i nostri non sono più i Conservatori di una volta. L’offerta formativa è arricchita non solo di nuovi corsi di studio, ma anche all’interno di quelli storici ci sono discipline nuove, innovative. Raccoglieremo il frutto di tutto questo nei prossimi anni.

Una domanda di tipo più empatico: Francesco Pennarola che cosa legge negli occhi di queste giovani donne e uomini che hanno il privilegio e la fatica di vivere una vita nella musica?
Credo di poter leggere lo stesso messaggio che ci abbiamo letto tutti: gli occhi dei giovani raccontano dei loro sogni, delle loro aspirazioni e desideri, raccontano dei conflitti interiori ed esterni a loro che sono, certamente, diversi di epoca in epoca ma sono quelli che abbiamo vissuto tutti noi. É il loro modo di raccontarcelo che è cambiato e sta a noi, ripeto, sintonizzarci per capirlo. E capire i giovani è sempre una bellissima scoperta.

Leggi anche l’intervista ai direttori artistici di Suoni in Movimento

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