INTERVISTA | FRANCESS: seguirla a spasso per il mondo

Francess torna con un nuovo disco Submerge nato dal brano che porta lo stesso titolo. Blog della Musica ha incontrato la cantautrice e l’ha intervistata per saperne di più…

Da questa mattina che tra le nostre pagine gira il video del brano più “italiano” di questo bellissimo disco: Follow me (Seguimi) dal chiaro stampo internazionale a firma di Francess. Lei che nel DNA ha l’America e l’Italia ma anche tantissimo altro, dai torni cubani alle sfumature francesi senza tralasciare quel guizzo africano nella voce che trasuda soul e gospel in ogni angolo. Ed è con queste premesse che Francess si muove all’interno di questo lavoro dal titolo Submerge: elettronica, pop d’autore ma anche tanto gusto lounge di altro profilo internazionale. E non mancano momenti di Dub e Urban come d’altronde dovevamo aspettarci visti gli arrangiamenti nel passato disco A bit of Italiano. In rete anche il video di Ready Set Go che forse più di tutti mantiene il filo conduttore con il percorso di questa bellissima voce nostrana… o quasi.

Bellissimo il video di Follow me che abbiamo mandato in onda tra le nostre pagine questa mattina. Raccontaci: come nasce?
Il video di Follow me è nato in collaborazione con l’azienda Slam di Genova che ci ha permesso di girare il video su una bellissima barca a vela. La canzone è uscita come singolo estivo e lo spirito che volevamo trasmettere era infatti un po’ di leggerezza ed energia.

Esiste una linea precisa di confine che divide la genesi di brani come Follow me o Good fella (parlando dello scorso disco) e canzoni più marcatamente industriali e internazionali come Evolution o Memory Lane? Sembra quasi che ci siano due personalità diverse…
Probabilmente ci sono ancora due personalità artistiche diverse dentro di me che, nonostante si siano avvicinate negli ultimi anni, forse ancora viaggiano un po’ in parallelo.

E invece parlaci del titolo di questo disco, anzi di questa canzone….
L’atmosfera creata dai suoni, dall’arrangiamento di questo brano ha guidato la scrittura del testo portandomi a riflettere su quella sensazione di impotenza che a volte proviamo difronte all’enormità della vita e che come un’onda ci sommerge. Ho raccontato l’esperienza di questo “dolce naufragar” descrivendo l’oceano prima come un re imponente e severo e poi come un accogliente ventre materno.

Ma hai dato il titolo al disco per via della canzone o sapevi di voler scrivere un disco dal titolo Submerge e quindi poi è nata la canzone? Mi incuriosisce sempre questa cosa quando si parla di titoli…
In questo caso è nata prima la canzone. Mi sembrava che il titolo e un po’ lo spirito di questa canzone rappresentasse bene le caratteristiche del disco e così ho deciso di pubblicarla come singolo e usare Submerge come nome del progetto.

E infine, a chiusura disco, la cover di Gershwin. In che modo questa si colloca dentro un disco e che contributo hanno dato i produttori con cui hai collaborato al disco?
Quando metto una cover in un disco lo scopo è sempre quello di rispolverare un classico, rielaborarlo e cercare di trasportarlo nel mio mondo, portando rispetto e rendendo omaggio agli artisti che hanno formato il gusto e la cultura musicale di tutti noi.

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