Il centenario della nascita di Henry Mancini, icona della musica da film, rappresenta l’occasione per celebrare un’eredità artistica che ha segnato profondamente la storia del cinema e della musica. A raccogliere questa sfida è il compositore e direttore d’orchestra Gaetano Randazzo, con il suo nuovo disco SINFOLLYWOOD – Tribute to Henry Mancini at 100s, un’opera che reinterpreta i grandi capolavori del compositore italo-americano con un approccio fresco e personale.
In questa intervista, Gaetano Randazzo ci racconta l’ispirazione dietro il progetto, le sfide creative nel reinterpretare un maestro come Mancini, e il significato di SINFOLLYWOOD come ponte tra la tradizione e la modernità. Un omaggio che non è solo celebrazione, ma anche una riflessione sul valore eterno della musica come linguaggio universale.
Qual è stato l’aspetto più stimolante per Gaetano Randazzo del reinterpretare un compositore iconico come Henry Mancini?
Henry Mancini ha composto un’enorme produzione musicale di altissimo livello. Lui stesso ha creato più versioni di moltissimi suoi brani, e in tanti hanno arrangiato la sua musica. Crearne una versione nuova è stato, per me, certamente lo stimolo più affascinante.
In SINFOLLYWOOD, come hai scelto i solisti e le voci, e qual è stato il processo creativo con ciascuno di loro?
Ho cercato in ogni nota, in un acuto vocale e nella scelta strumentale di creare emozione, cercando di arginare il mio bisogno di comporre e arrangiare. Avuto ben chiara l’idea musicale, la scelta dei solisti è arrivata naturalmente, lasciando spazio alle loro abilità espressive.
Nel 2024 Sinfollywood è nato grazie a Dunja Zorić, che con la sua grande passione per la musica ha sostenuto totalmente la produzione, in occasione del centenario della nascita del compositore italo-americano. È fondamentale attenzionare il ruolo della produzione perché essa è una parte importante del processo creativo; senza sarebbe impensabile pensare una produzione di questa dimensione.
La tua carriera ti ha portato a lavorare con orchestre e artisti di tutto il mondo. Quale collaborazione ti ha lasciato un segno particolare in Gaetano Randazzo?
Ogni artista è una risorsa, ti lascia qualcosa di se, ti perfeziona alcuni aspetti artistici e stimola la creatività. Siano essi giovani o affermati, alla fine della collaborazione mi sento musicalmente più maturo.
Ascolta il disco di Gaetano Randazzo
Come ti prepari a un nuovo progetto musicale? Segui sempre un processo o ti lasci guidare dall’ispirazione del momento?
Seguo sempre un processo, l’ispirazione arriva prima, poi serve un progetto esecutivo e concreto. L’ascoltatore è sempre esigente, e l’emozione lo deve catturare. Stabilito il punto di arrivo del progetto musicale, mi preparo a sostenere le varie fasi e portarle a termine. Ovviamente ci sono gli imprevisti e ci saranno sempre, e superarli è una grande e bellissima sfida.
Hai un approccio diverso quando componi per la televisione, come hai fatto per RAI e LA7, rispetto a quando componi musica per il cinema o per il teatro?
No, l’approccio è uguale, ma la finalità è diversa. Si possono dire con le stesse note cose diverse. In generale cerco di dare carattere al progetto per cui la musica è finalizzata e composta.
Hai creato progetti che spaziano dal jazz sinfonico al rock orchestrale. C’è un genere che senti più “tuo” o la tua identità musicale si trova proprio in questa varietà?
Ci sono delle correnti di pensiero che sostengono che la genialità va guidata verso una autenticità esclusiva, un solo genere ed un solo ambito creativo, altrimenti la produzione sarà piena di difetti e di scarsa identità creativa.
La varietà è ricchezza e la diversità è un’opportunità irrinunciabile per me, e nei difetti cerco tutto ciò che di pregiato sprigiona.
Cosa ti ha spinto, agli inizi della tua carriera, a voler comporre per il cinema? C’è un film che ti ha ispirato particolarmente?
Subito dopo il Diploma in Composizione la SIAE bandì dieci borse di studio per i migliori diplomati di quell’anno accademico, finalizzati alla musica per le immagini, ed io mi ritrovai tra i dieci fortunati. Presto compresi quanto il mio interesse fosse indirizzato verso il mondo cinematografico, senza esclusione di generi.
Guardando indietro, c’è un consiglio che avresti voluto ricevere quando hai iniziato la tua carriera musicale?
Uno soprattutto, di cercare un bravo “coach” artistico in grado di comprendere appieno le mie capacità e indirizzarmi verso gli obiettivi più consoni alla mia personalità artistica e al mio talento.
Che consiglio daresti ai giovani compositori che vogliono esplorare la musica sinfonica con contaminazioni moderne?
Studiare contemporaneamente la tradizione e l’avanguardia, e conoscere professionalmente i processi di produzione audio che sono sempre in evoluzione.
Per concludere, se dovessi descrivere in poche parole cosa significa la musica per te, quali sarebbero?
Senza l’arte e l’apprendimento culturale, una società non può essere in grado di esprimersi. E per esprimersi è necessario trasmettere le emozioni che un artista porta con se, grazie alle quali è possibile far vibrare il corpo e la mente con sana ed inebriante irregolarità.
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