INTERVISTA | I Gatti Distratti Dalla Luce negli Occhi ripartono da UNO

Dopo vent’anni, i Gatti Distratti Dalla Luce negli Occhi hanno pubblicato un nuovo album dal titolo UNO con canzoni scritte dallo scomparso Davide Munno. Ecco l’intervista che abbiamo realizzato

Un saluto dal Blog della Musica, oggi abbiamo qui con noi GATTI DISTRATTI DALLA LUCE NEGLI OCCHI. Nome curioso per una band. Ci potete dire qualcosa al riguardo? È sempre bello sentire le motivazioni che stanno sotto a un nome, a volte sono banali ma a volte geniali. Il vostro come nasce?
Massimo D’Avanzo: La genesi di questo nome si può un po’ associare al concetto di  koan zen. Lo scopo di un koan è quello di cortocircuitare gli schemi abituali di pensiero per guardare il mondo in modo diverso. Un koan famoso ad esempio dice: “Puoi produrre, il suono di due mani, che battono una contro l’altra. Ma qual è, il suono di una mano sola ?”. E’ un po’ quello che ci piaceva pensare che avremmo fatto con la nostra musica. Un gatto in realtà non è mai distratto, è difficile immaginare un essere più attento di un gatto a ciò che lo circonda. Questo aspirazione ad attingere al mondo e ai suoi sapori/colori trova però il suo limite nell’essere più sensibili e indifesi: come un gatto che di notte attraversa la strada ed è paralizzato dai fari abbaglianti di un auto. E’ un po’ la condizione esistenziale del cercatore che si aggira nel mondo coi sensi aperti e con la voglia di capire, e fu un fantasticare di ragazzi su un molo della periferia napoletana guardando il mare e le stelle quasi trent’anni fa.

Davide Della Monica: esistevano momenti di spazio indefinito e infinito nella nostra adolescenza, che regalavano giochi di sperimentazione psichedelica nei quali alcune associazioni ti risuonavano in modo molto significante; alcune poi restavano in testa, e le abbiamo trattenute. I miei compagni di Portici erano particolarmente creativi in questo senso.

Siete nel mondo della musica da abbastanza tempo. Come sono cambiate le cose dagli anni ’90 ad adesso? Qualche vecchio rimpianto? Ci sono cose che della musica attuale proprio non digerite?
D: beh, si. Da bambini siamo cresciuti con una scena italiana che suonava sincera, più o meno tutta, anche quello che passava nella hit parade di Luttazzi, in cui c’erano le canzoni di Fossati per le sorelle Bertè/Martini, in radio era normale ascoltare De Andrè e Battisti, e anche le presenze straniere erano assolutamente di grande musica, da Louis Armstrong all’onnipresente Stevie Wonder. Negli 80 è iniziato un processo di mistificazione, di riproduzione seriale di oggetti da vendita confezionati che è letteralmente esploso nei 90, con l’unica breve eccezione del grunge e di quell’attimo di rock italiano che forse che è stato l’ultimo urlo di libertà.
Oggi il territorio radiofonico e quindi il mercato, è stato letteralmente divorato dalle lobbies dei talent che non lasciano nessuno spazio ad altro, e devo dire che questa è una peculiarità tutta italiana, in nessuno luogo al mondo se accendi la radio senti sempre e solo la stessa merda trita e ritrita. Guidare in Grecia Francia o Spagna ascoltando la radio regala ancora possibilità di bellezza, perché c’è un posto per chi non ha uniformato la propria produzione alla domanda del mercato, il che equivale a dire spazi e possibilità di sopravvivenza ed esistenza.
Fare il musicista oggi qui come poteva intenderlo De André fino a venticinque anni fa, equivale ad essere un brigante durante l’invasione piemontese, o un comunista sotto Mussolini. Resistenza.
La cosa è strettamente legata al significato e all’importanza del concetto di cultura popolare che prevale nelle logiche politiche di un territorio, e alla relazione di tale concetto con quello del mercato, a quanto proteggi e conservi indipendente questo ambito dall’economia, e con questo sto parlando anche e soprattutto della scuola, che abbiamo visto tutti la fine che ha fatto.
Parlando con un amico più grande di noi alcuni giorni fa, mi ha confessato che ha deciso di ritirarsi, perché le etichette non vogliono che gli si sottoponga nulla che non sia un pezzo di rap col ritornello cantato. Tutto uguale sugli scaffali, in ogni reparto. Non voglio far nomi, ma ti parlo del tastierista e compositore di un gruppo che ha piazzato almeno 30 singoli in classifica negli ultimi 40 anni e vinto qualche Sanremo. Ho detto abbastanza?

M: le cose si sono messe in un modo che questa domanda sarebbe probabilmente meglio espressa chiedendo più che della musica del mercato musicale e dell’industria dell’intrattenimento in generale… E tutto sommato la cosa mi interessa quanto il mercato degli abiti griffati… Poco o niente… Si certo è tutto cambiato nelle modalità di distribuzione e nello star system. Ma se parliamo di Musica gli ingredienti della grande rivoluzione della seconda metà del secolo scorso sono ancora gli stessi anche se si rimescolano in modi un po’ diversi. Comunque io credo che la musica sta benissimo, è sempre li pronta coi suoi doni per chi ha voglia di ascoltare, è sempre la forza che può cambiare il mondo. Bisogna però attivare le antenne e mettersi al servizio della musica, non pretendere che la musica sia al servizio dei nostri scopi.

Il gruppo si scioglie nel ’95 e riprende quasi 10 anni dopo (nel 2004 se non sbaglio) una nuova fase. Quando lasciate non avete un disco all’attivo. E’ la voglia di un album vostro che in qualche modo riaccende l’entusiasmo? È stata questa la fiamma del ritorno alla musica con questo progetto?
D.: guarda, credo semplicemente che ci fossimo resi conto di aver fatto una cazzata ad arrestare quello spazio creativo che avevamo in comune, capendo che era quello che volevamo dalla vita.
stare in cerchio e suonare è il nutrimento più necessario di quello che mi verrebbe da chiamare lato spirituale, ma che ha un’espansione che riguarda assolutamente anche quello che chiamiamo corpo. E’ il mio principale esercizio di non dualismo, e di presenza totale nel qui ed ora, affiancato al mio essere uomo e padre.

L’album UNO è uscito da poco più di un mese. Cosa rappresenta questo lavoro per voi? E Cosa vuole comunicare o dimostrare? Lo sto giusto ascoltando in questo momento. Piacevole, bravi.
D.: felici che ti piaccia. Le sensazioni piacevoli aiutano le difese immunitarie e stimolano l’amore scacciando la paura. Non c’è virus né fascismo che tenga davanti a questo.
Per noi rappresenta la chiusura di un cerchio di una vita; o di una ottava, come, secondo Gurdjeff, amava dire Davide. Una storia iniziata nella post adolescenza e ci ha visti crescere, diventare genitori, e anche morire.

Chiuso questo, ci dedicheremo alla chiusura degli altri cerchi. Abbiamo, ognuno di noi, tante piccole storie aperte. Ma ci farebbe piacere che queste canzoni arrivassero a tanta gente.

Come sta andando secondo voi? Siete contenti? E la scelta del periodo? Questo 2020 ha regalato momenti di chiusura totale causa Virus. Era già stata scelta la data di uscita o è stata anche una conseguenza del periodo clausura da lockdown?
D.: era da un po’ che doveva uscire… quando alla fine di vari ostacoli eravamo pronti, è arrivato il lockdown. Dopo un paio di settimane ho proposto a Cristiano, mio fratello, che ha curato tutta la produzione finale della realizzazione dell’album, e Laura, la moglie di Davide, di uscire almeno in digitale prima che sta roba si seccasse nelle mani insieme all’entusiasmo. Mi sono detto: e se non finisse più questa condizione? E così abbiamo chiamato Andreino (Salvadori, dell’etichetta Funambulo) e siamo partiti, in questi giorni stiamo stampando le copie fisiche che molte persone già ci hanno richiesto.

Progetti futuri? Cosa avete in mente di fare quando la situazione musicale in Italia si sarà sbloccata? Promuoverete il vostro disco in live? Raccontateci un po’.
D.: in realtà la nostra storia è un po’ particolare, in quanto Davide Munno, l’autore e il cantante, nonché gran chitarrista, che è l’anima di questa serie di canzoni, ci ha lasciati tre anni fa, per cui la cosa sarebbe difficile, per qualcuno di noi impossibile. Forse organizzeremo una festa per presentare l’album agli amici, anche Ginevra (Di Marco, presente col suo canto su UNO, il pezzo che dà il nome all’album) sarebbe felice di esserci, e chi ne avrà voglia suonerà, chi non se la sentirà preparerà da bere.

Avete la possibilità in poche parole di convincere i nostri lettori che vale la pena ascoltare la vostra musica e il vostro ultimo lavoro in studio (che ricordiamo trovate praticamente in tutte le piattaforme digitali). A voi la parola.
D.: l’unica cosa che sento di poter dire è che si tratta di canzoni fluite e accolte in un flusso creativo sincero, non nate per compiacere ma per stimolare pensieri, associazioni, sensazioni.
Potrebbe far bene a chi cerca questo nella vita, ché oggi è cosa un po’ più rara.

Un saluto a tutti dal Blog della Musica. E grazie ancora a GATTI DISTRATTI DALLA LUCE DEGLI OCCHI. Seguiteli sui social e condividete la loro musica.

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