Geddo: attorno soltanto “Alieni”

Alieni è il nuovissimo disco del cantautore Davide Geddo, un album sincero, semplice e dai suoni puliti. Il Blog della musica l’ha intervistato per voi…

 Alieni sono gli altri, sono gli uomini, sono le donne… aliena, in qualche modo, è divenuta la vita quotidiana delle nostre città, il nostro rapportarci, il nostro strano stranissimo modo di rapportarci. Siamo diventati Alieni agli occhi di chi, come Geddo, è rimasto ad un “antico” concetto di sincerità e semplicità. Come la sua musica che in questo nuovo disco significa suoni puliti, elettronica appena sufficiente allo scopo, ordine e chiarezza nelle frequenze e negli arrangiamenti. Pecca forse di qualche bella melodia e di qualche canzone – come dicono i saggi – forte… di questo Alieni ci piace però tanto il non avere maschere che forse in periodi come questi significa molto più di tanto altro. L’intervista per gli amici di Blog Della Musica:

Albenga e Geddo: quanto c’è del tuo territorio e quanto c’è del resto d’Italia nel tuo essere cantautore?
C’è tanta Liguria, il rapporto con la luce e il vento di una riviera spinta verso il mare, il carattere sfuggente e fermo, i valori marinari e contadini. Albenga rappresenta per me la provincia italiana che, anche se a volte opprime, in qualche modo ti difende e preserva un pregevole e non scontato senso di comunità. Il centro storico in via di recupero dona un senso di autenticità ai percorsi personali e artistici di una cittadinanza in buona parte attiva e laboriosa. La musica mi ha insegnato ad amare l’Italia facendomela riconoscere in modo diverso, uscendo dagli itinerari turistici per entrare nel labirinto delle persone incontrate nei concerti. Faccio un tipo di musica che ti rimane nelle scarpe. Le persone mi scrivono dopo aver sentito le canzoni, si formano rapporti veri, autentici, legami che raccontano di un paese bellissimo che oggi amo in maniera più consapevole.

Dicci la verità: quanto è POP la tua musica? Da artista come la vedi questa parola?
Non ho problemi con le etichette e il pop non mi fa paura. Amo la canzone, ne sono un discepolo onnivoro, mi lascio ispirare da qualsiasi cosa mi interessi o mi sembri utile per la costruzione di un brano. Ho la fortuna di prescindere da un genere e la forza di non iscrivermi a una tendenza. Se per esprimere un tema può funzionare un vestito pop lo indosso senza complessi. Tra i miei cd il pop in effetti non è molto presente, anzi, ma è meglio perché quel poco di pop che conosco mi sembra tutto uguale. In qualche modo, a prescindere dal vestito del brano, mi pare di poter rientrare nella canzone d’autore non per la presunzione di poter appartenere ad un genere a cui sono ricondotti grandi maestri ma per l’oggettivo richiamo della musica espressa a me in quanto autore e filtro di ciò che la mia curiosità propone.

Questo Alieni secondo te è stato accolto come merita?
In effetti siamo agli inizi e una valutazione completa non si può dare. Il tour deve praticamente ancora iniziare ma credo di poter essere fiducioso. I primi concerti stanno funzionando come pubblico e come resa. Gli ascolti e le persone che mi scrivono sono tutti fin troppo gentili ma spero che sarà un disco che dura nel tempo di chi lo ascolta e questo sarà per me il risultato più bello. Oggi i cd finiscono in un mare magnum dove con i miei pochi mezzi non è che ci si possa aspettare chissà che cosa; però il giro dei concerti tende ad allargarsi, il pubblico risponde e la critica, pur se sempre un po’ spiazzata dalla mia eterogeneità, per ora mi asseconda.

Tra gli alieni a cui alludi… Geddo come si trova?
Sono un appassionato di umanità; seguo con i miei mezzi la cronaca, la storia, la filosofia e tutto ciò che mi possa aiutare a esplorare il grande mistero della particolarità umana, nel difetto, nel dettaglio e nella fantasia. Oggi è un’epoca meravigliosa, piena di cambiamenti epocali che stravolgono i valori e l’esperienza. E’ tra gli umani che mi trovo bene, tra chi prova e sa trasmettere passione, carattere, unicità. Non sono però in guerra con i tanti alieni che ci stanno invadendo, anzi propongo degli spunti di riflessione che non pretendono di essere giudizi ma solo spunti di riflessione per stimolare la consapevolezza e rifuggire alcune forme di anestesia sociale ed emozionale che non consentono una vera interazione di qualità tra le persone.

E quindi dicci la verità: questo disco serve per denunciare uno stato di cose o ti è servito in qualche modo per capirlo di più, per entrarci più a contatto?
Chi non vorrebbe entrare in contatto con gli alieni? I temi ricorrenti di Alieni, che comunque non rientra nella presuntuosa definizione di concept, sono un tentativo di comprensione dei nostri tempi. Nessuna denuncia; l’individualismo di oggi è un fatto personale e non politico, se non di riflesso. Il disco non denuncia l’invasione degli alieni; il disco suggerisce che stiamo rischiando di diventare ognuno alieno rispetto agli altri. Di fatto è un’involuzione dei valori occidentali che sta portando a una certa introversione, a mondi personali, modellati dalla tecnologia sulla base dei nostri desideri, individuati e calcolati da algoritmi per fornirci una felicità virtuale. Scartando quello che non ci interessa e non ci piace, perdiamo il vero carattere delle persone, il gusto dell’imprevisto e la voglia di esplorare.

Manca solo un video… che ci dici in merito?
I video costano una paccata di soldi e non danno più quello che promettevano. Però mi diverto troppo e ho amici che non vedono l’ora di mettersi in gioco. L’epilogo più probabile è che presto ne vedrete almeno uno!

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