Giacomo Puccini. Bello e… possibile

Giacomo Puccini nel libro di Vincenzo Ramón Bisogni edito per Zecchini Editore: un viaggio d’amore, ragionato, nel mondo pucciniano…

Giacomo Puccini. Bello e… possibile

Giacomo Puccini. Bello e… possibile

Un ragionato viaggio d’amore nel mondo pucciniano, nel suo non lungo excursus esistenziale per concluderlo, come Toscanini, al punto in cui il Maestro è morto, convinti anche noi che siano i primi due atti di Turandot a costituire la più bella e compiuta opera del ‘900 musicale.

L’unico erede, seppur diversissimo, di Verdi, il maggior compositore dell’Italia fra Otto e Novecento, Giacomo Puccini fu rinnovatore del nostro teatro musicale, raccogliendo e sviluppando i migliori spunti della musica tedesca e francese, verso un equilibrio mai più ripetuto tra melodia spiegata e canto di conversazione. Il teatro di Puccini, lungi dall’essere incasellabile nel termine “Verismo”, è un prisma sfaccettato: nei libri di Alberto Cantù e Vincenzo Ramón Bisogni, con modi e sensibilità diverse, ne è offerta una panoramica completa, mentre in quello di Oriano De Ranieri si volge l’attenzione sul lato religioso dell’uomo Puccini e dei suoi personaggi. Ma Puccini rivive anche, direttamente o indirettamente, in molti altri personaggi di quel mondo: da Giulio Gatti Casazza, mitico manager della Scala e del Met, ai cantanti che gli furono coevi, a quelli che con la sua musica hanno edificato parte del proprio mito (Corelli, la De Los Angeles).
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Come le tante sue creature teatrali, Puccini richiama irresistibilmente amore rendendo arduo il porsi criticamente “terzi” nel parlarne. Ci siam quindi rifatti a un Diderot che considerava la naïveté più vicina alla verità che non il pregiudizio per condurre da innamorati, con innocente buonafede, un ragionato viaggio d’amore nel mondo pucciniano, nel suo non lungo excursus esistenziale per concluderlo, come Toscanini, al punto in cui il Maestro è morto, convinti anche noi che siano i primi due atti di Turandot a costituire la più bella e compiuta opera del ‘900 musicale. “Se si scrive di donne va intinta la penna nell’arcobaleno” filosofeggiava ancora il Diderot e tale inchiostro iridato lo ebbe a iosa Puccini quando rivestì di note le sue donne, uomo di mondo e maestro di prodigi emotivi, indissolubilmente bello e… possibile (Ahi, quanto!). Con un Massenet di ben differenziata identità, al nostro Giacomo sarebbe comunque da riconoscere una preziosa unicità per quel suo mixage intellettualmente superiore dove sembrava fosse il cuore a condurre il gioco, ma era un raffinato estro creativo a dare spazio a meditazioni e ripensamenti, sapienza speculativa ed istinto con innovative prospettive del teatro d’opera contemporaneo.

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