Giacomo Scudellari: Lo stretto necessario

Lo Stretto Necessario è il nuovo album di Giacomo Scudellari con nove canzoni di un cantautorato che si vuole ritagliare il suo spazio tra la poesia bucolica e l’attenzione al sociale. Ecco la recensione di Blog della Musica

Giacomo Scudellari - Lo stretto necessario

Giacomo Scudellari, Lo stretto necessario

Giacomo Scudellari ha pubblicato l’album Lo Stretto Necessario, prodotto da Francesco Giampaoli (Sacri Cuori, Classica Orchestra Afrobeat) per la sua etichetta “Brutture Moderne” uscito oggi, 16 marzo.

Giacomo Scudellari vuole proporre, nel suo Lo Stretto Necessario, delle canzoni d’autore con uno spirito leggero, che guarda sovente alla religiosità come un peso da cui liberarsi, deridendo la morte in più occasioni, con la consapevolezza dell’inesorabilità della nostra condizione (“la girandola prima o poi si ferma”), ma accettandola senza troppi patemi e rifiutando le sovrastrutture che gli uomini tendono a creare per cercare un senso alla vita. Che invece secondo Scudellari, va semplicemente vissuta per quello che è.

Emblematico il secondo pezzo Morirò in una taverna, dove Giacomo profetizza la propria fine tra le bottiglie d’osteria, senza però il senso di disperazione: “non fare quella faccia” ci canta ironico, su una marcetta per trombe glissanti che ricordano The Dance of the Cuckoos (cioè la sigla di Stanlio e Ollio). Anche il pezzo d’apertura è alcolico, Il cantico della sambuca, un’allegria e una leggerezza che verrebbe da definire “insostenibile” per i chiari messaggi che lancia: “Ma quale santo, quello è un maiale che bisognerebbe vendere al chilo”, “ma quale grillo e grillo, io dei profeti son davvero stanco”. Resta la curiosità di aspettare le 24, perché nel ritornello Scudellari ci dice: “Se fosse mezzanotte spiegherei perché nella sambuca ci vuole anche il caffè”.

Una chitarra arpeggiata incontra una fisarmonica accordeon in Un mese di Provenza, ricreando la classica situazione musicale romantica dietro il ristorante di Lilly e il Vagabondo, ma il testo, complesso di contenuto nonostante la superficie liscia della sua scrittura, nasconde battute ben precise come una sulle banche: “Chi è greco dirà danke”, circondate da fiori, orti e “glassa delle nuvole”.

Lo sguardo si fa favolistico nell’osservazione della natura in brani come il dinamico A poter scegliere e la delicata ballata La luna ha sempre ragione, suggellata da una tromba che commuove, eseguendo una melodia che sembra provenire dalla Baviera tradizionale. Un country spedito ci diverte in Chiedi e ti darò, canzone che fa correre al riparo dalle brutture: “Prendi le lanterne, nell’uragano bisogna averle (…) scappare dalle parole, dalle promesse dei tagliagola”.

Ritmo messicano in Addio alla tristezza è un festoso anatema contro la tristezza, un invito ad andarsene via, senza il “per favore”: “Ti auguriamo un mucchio di rondini per scriverci una poesia, la stessa che scriveremo quando sarai andata via”.

La titletrack è il pezzo di chiusura Lo stretto necessario, dove la tromba ci introduce all’anafora della canzone, cioè “E non è mica detto che”, dove quindi non si dà nulla per scontato, neppure che “bisogna per forza soffrire” e che “Atlantide è lontana”. Il ritornello, a dispetto delle previsioni, non dà per scontato che “lo stretto necessario” sia “ciò che libera di netto, guarda il pesce nell’acquario”. Al contrario di ciò che Baloo canta a Mowgli, non è obbligatorio accontentarsi delle poche briciole che otteniamo per sentirci liberi, si può (e si deve) insistere a cercare di meglio. E vale sia per la filosofia di vita, per l’amore, che per le situazioni collettive, infatti tra le tante strofe tutto sommato innocue, spicca un “Non è mica detto che nella Val di Susa è proprio scacco matto, punto, partita chiusa”. Fa riflettere che in effetti ci sia stata recentemente una timida ammissione da parte del governo, di aver sbagliato qualche previsione sulla TAV.

Giacomo Scudellari è un cantautore dall’approccio discreto, che si vuole ritagliare un suo spazio tra la poesia bucolica e l’attenzione al sociale, mantenendo un equilibrio che bilancia l’ago verso la solarità.

A cura di Gilberto Ongaro

Info: https://www.facebook.com/pg/GiacomoScudellariCantautore

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