Gian Marco La Serra: Anagram EP

Anagram, il nuovo EP del pianista Gian Marco La Serra in uscita a breve. Cercate l’anagramma nascosto tra le note del pianoforte in questo terzo lavoro discografico…

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Gian Marco La Serra, Anagram EP

Si chiama Gian Marco La Serra, pianista di Roma amante della composizione, ed è giunto alla sua terza raccolta di inediti: Anagram. Il pianoforte è al centro della narrazione, veicolo di stati d’animo, sensazioni, e momenti personali.

Gian Marco La Serra è quindi il protagonista di Anagram, EP interamente autoprodotto, contenente 5 brani inediti, in uscita Lunedì 27 Febbraio sui digital stores, Bandcamp e i servizi di streaming.

Si tratta di un nuovo progetto di ampio respiro, la cui musica è caratterizzata da uno stile e da una sonorità più minimal rispetto ai 2 precedenti album, Piano Solo (2014) e Eleven (2016 in collaborazione con il cantautore romano Andrea Moro). Soprattutto l’intero EP si presenta come un anagramma da risolvere, una sfida a cui prendere parte incentrata sui titoli delle varie tracce, e la cui soluzione è un messaggio dal significato molto importante per l’autore.
«E’ una frase in inglese – ci spiega Gian Marco La Serra – che, così come l’ho concepita, non so se abbia avuto origine in un determinato contesto storico o artistico, ma sicuramente racchiude al suo interno un concetto universale fondamentale secondo me, ogni giorno, ogni volta che sogniamo qualcosa. Ho pensato di svelare le chiavi per risolvere questo enigma in maniera progressiva, a partire da 3 settimane prima l’uscita ufficiale dell’EP. Per farlo mi servo della piattaforma con cui sono ‘uscito allo scoperto’, SoundCloud, su cui sono attivo ormai da circa 3 anni.»

E infatti, una alla volta, le singole tracce possono essere ascoltate gratuitamente, ma solo per pochi giorni, sul popolare canale di music sharing, alla pagina del profilo personale di Gian Marco La Serra: https://soundcloud.com/gian-marco-la-serra. Saranno prive dei titoli, contenuti all’interno
dei brani stessi: «Soundcloud è un luogo bellissimo perché è possibile condividere la propria musica e farla ascoltare a chiunque, anche ad utenti privi di account. Chi è registrato poi può anche commentare e ripubblicare le tracce che apprezza di più, contribuendo a renderle virali, in maniera più o meno importante. Dalle mie prime pubblicazioni ho ricevuto feedback da ascoltatori di tutto il mondo e ho così intrapreso questo percorso sulla rete» prosegue Gian Marco.

Anche Anagram quindi passerà per SoundCloud, prima di approdare sui vari iTunes e Spotify, con l’obiettivo di coinvolgere gli utenti attraverso il suono del pianoforte e sfidandoli a cogliere il messaggio celato tra i titoli dei vari brani.
Gian Marco La Serra ci tiene a specificare una cosa riguardo le proprie composizioni: «Sia ben chiaro, il filone musicale al quale mi attengo non è musica classica moderna o neoclassica che dir si voglia. Forse arriva così al pubblico perché c’è poca conoscenza del genere e per una questione di
semplificazione, ma il termine ‘classico’ racchiude in se qualcosa di profondo, che purtroppo non appartiene alle produzioni musicali di questo tempo. Classico, come disse una volta la mia insegnante di pianoforte, è qualcosa che non muore e che è destinato a durare nel tempo. Per me questa bellissima quanto banale definizione è illuminante e spiega la differenza tra chi ‘creava’ 2 o 3 secoli fa, dando origine a delle tendenze che sono arrivate fino a noi, e chi ‘produce’ oggi, e utilizza linguaggi che nascono e muoiono in poco tempo, perché esiste un’oggettiva difficoltà di innovazione; tali linguaggi inoltre, seppur un minimo interessanti e inediti, vengono facilmente soffocati dal più grande nemico dell’arte, il mercato, che li rigetta automaticamente nel polverone».

La sua musica quindi la definisce contemporanea, perché appartiene a questo tempo, con tutte le accezioni positive e negative: «Per me ha un valore immenso perché è mia e ogni brano che scrivo racchiude in se qualche aspetto della mia personalità artistica e non, per questo scelgo sempre accuratamente i titoli dei miei brani. E’ il mio linguaggio, troppo scontato forse per chi ama solo il pianoforte classico, ma ogni volta che ho tracciato una via diversa ho colto un senso di emulazione che non mi ha mai soddisfatto appieno, quindi per me non ha quasi avuto senso finora comporre in maniera diversa – e conclude Gian Marco La Serra poi in futuro vedrò, pare che l’artista non segua mai una sola direzione, se non quella di esprimere se stesso in un determinato modo, in un preciso istante».

Info: https://www.facebook.com/GianMarcoLaSerra/

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