INTERVISTA | Gianmarco Fusari: La scatola di soldatini morti

La scatola di soldatini morti è la canzone scritta e interpretata da Gianmarco Fusari un brano che ha ricevuto premi e riconoscimenti in molte manifestazioni dedicate alla musica d’autore tra cui il “Botteghe d’autore” come miglior testo. Blog della Musica l’ha intervistato per voi…

Nel 2019, il brano di Gianmarco Fusari, La scatola dei soldatini morti, è stato pubblicato sui più importanti digital store. Sorretto da un dolce e ricorrente arpeggio di pianoforte, il testo si presta a numerose interpretazioni allegoriche. Lo stesso Fusari sembra suggerirlo nel sottotitolo del video della canzone, ispirandosi al conterraneo acquisito René Magritte: “Ceci n’est pas une chanson antimilitariste”.

Ciao Gianmarco, vuoi presentarti ai nostri lettori?
Ciao, diciamo che musicalmente ho fatto un percorso abbastanza regolare. Per un motivo o per l’altro ho sempre bazzicato nella musica e dopo aver suonato per molti anni con alcune band, suonando diversi strumenti, ad un certo punto ho deciso di mettermi a scrivere e cantare canzoni per conto mio. Ho lasciato l’Italia alcuni anni fa e quindi la mia attività si svolge perlopiù all’estero, soprattutto tra Francia e Belgio, i paesi in cui ho vissuto ultimamente.

“La scatola di soldatini morti” è una canzone molto importante per il tema che tratta. Come è nata?
Si tratta di una canzone scritta diversi anni fa, sull’onda di alcune letture fatte e di altre suggestioni più o meno legate al mondo musicale o artistico in genere. Ricordo che il brano nacque abbastanza rapidamente, soprattutto per quanto riguarda la parte musicale, per il testo invece ho avuto bisogno di più tempo e di numerose revisioni.

Quanto ti ha ispirato René Magritte in questa canzone?
Beh, nel mio piccolo molto, soprattutto per accendere la scintilla iniziale. Anche se poi il brano ha una vita propria e ogni possibile riferimento all’opera di Magritte, esplicito o meno, è semplicemente scherzoso.

“Ceci n’est pas une chanson antimilitariste” è quello che si legge nel titolo del video. Quanto è importante il messaggio che una canzone può donare?
Non lo ritengo così fondamentale, ammesso che si possano lanciare messaggi attraverso una canzone. Alla fine è sempre l’emozione che conta e le suggestioni che riesci a creare nella mente o nel cuore di chi ti ascolta.

L’obiettivo di una canzone deve essere quello di mandare sempre un messaggio?
Direi di no, appunto. Il messaggio l’ascoltatore può anche ricavarlo, se crede, dalla propria immaginazione o dall’aderenza di un testo alle esperienze personali; un messaggio che potrebbe benissimo differire dalle intenzioni iniziali dell’autore.

Dal vivo Gianmarco Fusari che vita ha? Ma soprattutto: che vita riesce ad avere?
Una vita di cui non posso lamentarmi, diciamo così. Suono sempre all’estero e quasi sempre da solo e questo può essere un limite. Al contempo mi permette di avere un rapporto molto intimo e solido con il pubblico che viene ad ascoltarmi.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Il primo su tutti è scrivere. Il resto verrà di conseguenza, spero.

Sei andato via dall’Italia molti anni fa. Ci ritorneresti per un’avventura discografica?
Ho lasciato l’Italia per il piacere di partire e misurarmi con altre realtà, non per fuggire o per ragioni più pragmatiche, vedi questioni lavorative o altro, e quando posso, ci torno volentieri. Quindi sì, senz’altro.

Ultima domanda: ci sarà un disco come tua prossima avventura?
Sicuramente sì, sto lavorando per registrare nuove cose e farle uscire, per poi raccogliere tutto in un disco il prima possibile.

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