INTERVISTA | Giua: intrecci di voci e chitarre nel disco “Piovesse sempre così”

Giua ama mescolare da sempre musica e pittura, ritmo e colore, amalgamare i gusti contrastanti e muoversi tra sonorità diverse. Con il nuovo disco Piovesse sempre così prova ad accorciare la distanza che separa Genova – la sua città, il Mediterraneo, il suo mare – dal Sudamerica e i suoi oceani, terra dove è nato suo padre, culla di quella musica che fin da bambina le è entrata dentro per poi mischiarsi a quella dei cantautori, al jazz, al rock e alla musica popolare. Ecco l’intervista di Blog della Musica

Ciao Giua. Benvenuta su Blog della Musica. Dal 29 marzo è disponibile in formato fisico, in digitale e in streaming per Egea Music il tuo nuovo disco Piovesse sempre così, composto da dodici brani che si muovono tra sonorità diverse, tra jazz, rock e tradizione cantautorale. Vuoi parlarci di questo poliedrico lavoro?
Ciao, volentieri! Piovesse sempre così è un lavoro eterogeneo e colorato, che mette insieme molti aspetti della mia vita artistica e non solo, gli incontri vissuti, le cose ascoltate, i pensieri fatti, i musicisti con cui ho condiviso palco e idee. Pensato ed arrangiato assieme a Paolo Silvestri, ha come centro l’intreccio di voci e chitarre, le mie e quelle di Pietro Guarracino e di Vieri Sturlini con cui ho condiviso tre anni di tournée dello spettacolo “Quello che non ho” con Neri Marcorè, e poi si compatta col basso di Pietro Martinelli e la batteria di Rudy Cervetto, amici e musicisti con cui collaboro da anni. Tanti gli ospiti musicali e gli autori con cui ho lavorato, Zibba e Pacifico, per citarne alcuni, Carla Signoris e Jaques Morelenbaum per continuare.

Ogni canzone è una storia in sé conclusa per quello che racconta e per la veste sonora indossata, ma è anche un dialogo aperto con le altre canzoni: la scelta del loro susseguirsi è stata pensata e ripensata, come le tappe di un viaggio.
Questo disco è dedicato ai miei amici, perché sono le persone per cui in qualche modo ho iniziato a cantare e per cui continuo a cantare, gli amici quelli che fanno parte della mia vita e quelli che incontro ogni giorno, che sento vicini e partecipi di quello che vivo e propongo.

Per Piovesse sempre così hai collaborato con nomi importanti, come il violoncellista Jaques Morelenbaum, l’attrice Carla Signoris e l’arrangiatore e pianista Paolo Silvestri. Come sono nate queste collaborazioni e come è stato lavorare con loro?
Jaques Morelenbaum
è un musicista che amo da sempre: sognavo di poter suonare con lui, e a un certo punto ne ho avuto l’occasione, già nel mio secondo disco “TrE”, quello con Armando Corsi, e poi in questo. Il suo suono è inconfondibile, il suo cuore pure! Carla Signoris è stato un degli incontri recenti più sorprendenti, per l’entusiasmo con cui mi ha accolta: avevo pensato a lei, che stimavo dai tempi dei Broncoviz, per “feng shui”, la canzone più assurda del disco. Così senza manco sperarci ho provato a chiederglielo e lei mi ha travolta con un si scoppiettante! Paolo Silvestri è stato il primo a cui ho pensato quando si è trattato di scegliere con chi arrangiare questo nuovo disco: lo stimo tantissimo, ha un’intelligenza e una sensibilità musicale impareggiabile, e così, dopo l’esperienza teatrale condivisa dello spettacolo con Neri Marcorè di cui lui era l’arrangiatore, gliel’ho proposto: lavorare con lui è stato sorprendente, bellissimo!

Primo singolo di Piovesse sempre così sarà Feng Shui, che interpreti proprio con l’attrice Carla Signoris. Il brano, dal piglio sarcastico, racconta una serie di “nevrosi” moderne, tipiche delle donne del nostro presente, che diventano figure quasi schiacciate dalla società impazzita nella quale viviamo. Come è nata l’idea di questa canzone, composizione a tratti teatrale ma con un messaggio molto importante?
Questa canzone forse è la più strana del disco, ha una cifra davvero particolare  per il testo e per questa sua forma “teatrale”. Per questo volevo un’attrice/cantante ad interpretarla con me, e Carla Signoris era perfetta! L’idea nasce come sempre da qualcosa che mi è vicino, che osservo e che in qualche modo mi appartiene: rischiamo tutti di trasformarci in “maschere”, in personaggi per riuscire a far tornare i conti che non tornano della vita, del proprio essere donna, del ruolo che ci troviamo a vestire in famiglia, nella società. E rischiamo di vuotare di senso valori o cose sensate, trasformandole in mode o cliché. E’ volutamente acida, ironica, sarcastica, quasi orrorifica. Ho schiacciato l’acceleratore a manetta, per provocare, far pensare e sorridere allo stesso tempo. Sì, è una canzone che rispecchia maggiormente le nevrosi “al femminile”, ma nessuno, uomo o donna che sia, è esente da questi pericoli.

Dopo la pubblicazione di Piovesse sempre così dove ti troveremo? Hai in programma una serie di date dal vivo per promuovere il lavoro?
Conto di fare tanti concerti, ho voglia di suonare dal vivo, far conoscere queste canzoni, incontrare le persone che verranno ad ascoltarmi. Il 12 aprile ho suonato in trio con Vieri Sturlini e Pietro Guarracino a Borgio Verezzi all’interno della rassegna “In punto di suono”; il 4 maggio sarò con la band al completo al Teatro della Tosse di Genova, la data a cui forse tengo di più, perché è casa mia; il 6 maggio al Gavazzana Blues in solo. E poi tante altre date estive. Seguitemi sui  social e sul mio sito www.giua.it. Grazie!

Info: www.giua.it – https://www.facebook.com/GiuaOfficial/

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