INTERVISTA | Gli Hawkesi riflettono sul tempo che passa

Gli Hawkesi sono una band giovane originaria di Falconara Marittima. Dopo il singolo d’esordio Tutte scuse hanno pubblicato 13.30, riflessione sul tempo che scorre. Li abbiamo intervistati

Diamo il benvenuto agli Hawkesi. Partiamo da 13.30, il nuovo singolo e video: come nasce?
13.30 è un brano a cui teniamo molto. Il brano è nato da un’idea di Pablo che ha scritto il testo e Federico che ci ha suonato con la chitarra acustica. Con la band e il nostro produttore abbiamo fatto il resto in studio, ma è stato tutto molto naturale, siamo orgogliosi del fatto che il brano non abbia subito grandi stravolgimenti in studio come spesso accade. Per il video ci piaceva coinvolgere alcuni fans e abbiamo chiesto loro di filmarsi la prima volta che la ascoltavano. Il risultato è stupefacente.

Alle spalle avete un altro singolo, Tutte scuse, che è andato molto bene. Vi aspettavate questa accoglienza per la vostra musica?
Di certo quando abbiamo iniziato a suonare le prime note e cantare i primi versi di Tutte Scuse non potevamo immaginare che in così tanti le avrebbero ascoltate nelle proprie cuffie o in auto. All’inizio ci siamo chiesti se produrre qualcosa di così diverso dall’attuale panorama musicale italiano (a livello di sound) avrebbe avuto successo tra gli ascoltatori: è andata bene e non ci siamo fermati, perché crediamo nella nostra musica e crediamo nei nostri progetti futuri.

Com’è la scena musicale di Falconara?
Nell’odierna scena musicale italiana c’è molta competitività: ogni giorno ci sono tantissimi artisti talentuosi che provano a lanciarsi nel mondo della musica. Per stare sempre sul pezzo bisogna distinguersi e soprattutto lavorare professionalmente senza lasciare nulla al caso. Non bisogna stare a guardare, bisogna essere aggressivi: se non si è disposti ad uscire dal proprio borgo di provincia a cui si è affezionati, è meglio non iniziare per niente.

A quando il primo disco?
Purtroppo non abbiamo ancora una data certa per l’uscita, non vogliamo creare un’aspettativa e poi non rispettarla. Fino ad ora abbiamo ragionato per brani singoli ma stiamo lavorando su altri brani che faranno parte del disco. Vogliamo goderci il tragitto insieme al nostro pubblico e festeggiare insieme a loro quando uscirà l’album, anche fisicamente, con più eventi live di promozione.

Che cosa pensate della situazione dei live?
La pandemia ha dato un bruttissimo colpo al settore della cultura e dell’intrattenimento che già non godeva di buona salute, molti lavoratori (musicisti ma anche tecnici, promoter, fonici) sono in grave difficoltà e senza tutele, i locali chiudono. C’è un grande bisogno di una ripartenza, sia a livello simbolico che a livello economico. La società civile e la politica devono capire che se non si investe sulla cultura e su chi ci lavora ora rischiamo di rimanere senza canzoni da cantare, senza libri e fumetti da leggere, senza film e spettacoli teatrali da guardare. Noi con la nostra musica vogliamo essere in prima linea e non vediamo l’ora, con il rispetto di tutte le norme e precauzioni, di tornare a suonare i nostri pezzi dal vivo.

Guarda il video degli Hawkesi, 13.30

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