INTERVISTA | Heavenblast: Stamina, un disco tra sperimentazione ed eterogeneità

La band degli Heavenblast ai microfoni di Blog della Musica ci racconta come è nato STAMINA, il nuovo disco. Una storia travagliata ma dal lieto fine per il gruppo progressive nato sui banchi di scuola. Ecco l’intervista…

Benvenuti su Blog della Musica. Ci raccontate la genesi del vostro gruppo e del vostro nome Heavenblast?
Grazie a voi dello spazio offertoci! Il gruppo è nato tra compagni di scuola nel lontano ’95 ed è approdato al genere che senti grossomodo anche oggi dopo qualche anno di assestamento e cambi di formazione. Per quanto riguarda il nome fu Marco La Corte, primo cantante e membro fondatore, a pensarlo, probabilmente ispirato dalla musica stessa che stavamo scrivendo in quel periodo. Mi piace sempre specificare che il paradiso biblico non c’entra niente, come si può dedurre dal testo dell’omonima canzone. E che oltre alla traduzione inglese “tempesta”, in greco e in gergo scientifico “blast” rimanda al concetto di generare, creare.

Heavenblast è un progetto musicale nato sui banchi di scuola e che ora ha più di 20 anni. Cosa significa crescere insieme musicalmente?
Per me furono anni splendidi che ricordo con grande nostalgia e affetto, avevo appena scoperto il bello di suonare assieme e ricordo che provavamo anche più volte a settimana, scambiandoci commenti su quello che ascoltavamo e provando a rieseguirne anche solo frammenti, nella prospettiva di imparare continuamente dai pochi stimoli che riuscivamo ad avere. Dico pochi perché le attuali generazioni vivono in un contesto completamente diverso: gli è sufficiente qualche click e sono bombardati di qualsiasi cosa, utile e non. Non sto qui a farti discorsoni su quali siano i pro e i contro dei due scenari, dico solo che non rimpiango un solo giorno di quel periodo della mia vita. Riguardo ai 20 anni, devo precisare che quasi la metà, purtroppo, sono stati di inattività quasi totale.

Scopri di più sulla storia degli Heavenblast, clicca qui

Quali sono gli artisti che influenzano le vostre scelte musicali?
Al momento le influenze dei componenti sono leggermente meno eterogenee della formazione d’esordio: siamo abbastanza compatti sull’amare Ayreon e Pain of Salvation, ma comunque in media non abbiamo grossi limiti in termini di gusti: volendo riassumere, io nel mio essere onnivoro gradisco soprattutto folk e world music, Matteo è esperto di musica classica ma anche di prog in generale, Chiara è appassionata di Hard Rock anni 80 (Guns e Halestorm su tutti).

Essere una band ora: secondo voi qual è l’Italia discografica che vi trovate davanti?
E’ un’Italia in cui gli spazi mediatici sono monopolizzati dal commercio. E’ risaputo inoltre che generalmente siamo una ventina d’anni dietro ai paesi pionieri di innovazioni, a volte non solo musicali.
C’è un circolo vizioso di refrattarietà alla novità e all’insolito da parte del pubblico e omogeneità delle proposte mediatiche, il risultato è una stagnazione spesso avvilente che si ripercuote su vari livelli. Penso che il tutto abbia origine da propositi di lucro sull’entusiasmo giovanile e in parallelo su una blasonata e farlocca idea di successo facile, che fomenta quell’entusiasmo in maniera malata e raramente costruttiva, ed è l’aspetto più odioso, di cui tra l’altro parla il brano S.T.A.M.I.N.A. Volendo vedere il buono però, va detto che chi ha la curiosità e la pazienza di provare ad andare oltre, cosa peraltro oggi abbastanza semplice grazie ad internet, scopre un mondo di cose impensate a qualcuna delle quali poi si affezionerà molto facilmente.

Parliamo ora di STAMINA: che disco è questo nuovo lavoro degli Heavenblast?
E’ anzitutto un disco dalla storia travagliata all’inverosimile. Dal punto di vista musicale è frutto praticamente esclusivo del lavoro mio, del già citato Marco La Corte, che tutt’ora compone con la band, e dell’ex tastierista Nico Di Benedetto, che ha lasciato durante i lavori. Essendo stato concepito quasi a tavolino, senza troppe prove in sala, è un disco in cui viene fuori con una certa veemenza la mia vena sperimentale e l’eterogeneità delle mie influenze, sottolineata da un team canoro di ben 6 voci, di cui 5 ospiti più quella di Chiara Falasca, ora in formazione. Anche il nostro ex-tastierista, Diego Regina, cantante dell’omonima coverband Queen, ha prestato la sua voce. Dal punto di vista dei testi è un concept su libertà, ribellione e resistenza, in cui le canzoni sono divise tra fantasy o introspettive da un lato e di denuncia e cronaca dall’altro.

Ora che STAMINA è finito avete qualche rimpianto? Qualcosa che potevate fare e non è stato fatto?
STAMINA
è un rimpianto, è la legge di Murphy fatta musica: tutto quello che poteva andare storto c’è andato e causando il maggior numero di danni possibili! A parte gli scherzi, come ti dicevo la storia è molto travagliata ma ora è un buon momento per la band e in particolare in questi giorni sono contentissimo di essermi lasciato alle spalle dei brutti ricordi, quindi non volermene ma non voglio soffermarmi troppo su questa domanda. Il rimpianto più grande forse, a prescindere da STAMINA, è quello di aver perso davvero tanto tempo da quando il progetto è nato, per tutta una serie di sfortunate coincidenze e fattori avversi.

Quale brano del vostro album è secondo voi quello che più vi rappresenta?
Ti rispondo i primi due e ti spiego perché: Purity è un urgente concentrato di melodia e cambi di atmosfera, con un inserto disinvolto e sfrontato di un genere di musica molto distante dal metal. Alice in PsychoWonderland è un brano molto diretto, non particolarmente stravagante, col minimo indispensabile di “tecnicismi” per “HeavenBlastizzare” quello che altrimenti sarebbe un normale brano metal anni ’80. Questi due differenti fronti riassumono discretamente la totalità del nostro stile.

Quale idea di sonorità musicale avete voluto creare e trasmettere con questo album?
Come forse risulta da alcune precedenti risposte, molti brani di STAMINA si muovono all’insegna della sperimentazione e dell’eterogeneità. Forse il messaggio che spero di mandare con quest’album è di non chiudersi mai ad altri generi perché a parere mio l’unica strada per fare qualcosa che suoni realmente fresco e contemporaneamente genuino è proprio l’abbattere i limiti stilistici che spesso ci si autoimpone, forse per bisogno di “appartenenza”, aprendosi invece ad altri mondi, assorbirne qualcosa e riplasmarlo secondo il proprio estro.

Quali sono i vostri futuri progetti musicali?
Stiamo già lavorando a nuovi brani anche se la priorità è suonare live. Forse le due cose si incontreranno in un EP, ma per ora sono solo idee.

Ringraziamo gli Heavenblast che sono stati ospiti su Blog della Musica.
Grazie a voi dello spazio ma anche delle belle domande ricordando che ci potete trovare sul sito della nostra etichetta Music Force o sulla nostra pagina facebook.

Info: www.facebook.com/HeavenBlast/

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