Heraira: The Simple Way of the Heart | Recensione

The Simple Way of the Heartchapter One, è il primo disco degli Heraira (2017) che apre la trilogia di album finora pubblicati dal duo italiano, che promuove brani con frequenze “speciali”, che rendono l’ascolto una vera e propria seduta rigenerante per l’organismo, intensa, trasformante, attraverso un viaggio tra testi introspettivi e melodie ispirate, il tutto arrangiato alla frequenza HF, “Heart’s Frequency” o “frequenza del cuore”

Heraira: The Simple Way of the Heart | copertina disco

Heraira: The Simple Way of the Heart

La musica degli Heraira è un’esperienza sensoriale che vuole andare oltre il semplice ascolto: il duo composto dal cantante Andrea Diletti e il compositore Roberto Coccia, nelle sue performance, si esibisce in concerto già da due anni in tutta Italia, promuovendo la loro “musica olistica” come un progetto discografico “crossover”, che unisce la leggerezza dell’intrattenimento classico della musica leggera con frequenze benefiche che coadiuvano il benessere psicofisico.

Il loro primo disco si intitola The Simple Way of the Heart (la via semplice del cuore), ed è un concept album, cioè un disco dedicato concettualmente al canto devozionale di varie tradizioni sapienziali, ma che non ha nulla di liturgico, anzi, gli arrangiamenti Pop/rock donano freschezza e modernità all’intensità del canto sacro, mutuando da esso solo la connessione interiore col senso di bellezza per il creato e lo Spirito, senza alcun riferimento ad etichettamenti religiosi o dogmi.

La voce e la musica sono avvolgenti, anche quando emessi ad alto volume o acuti, non sono mai disturbanti.

Tutto è studiato al fine del benessere psicofisico dell’ascoltatore. Alcuni testi sono in sanscrito, ripetuti come mantra (Om Namah Shivaya, Gayatri Mantra), sicuramente degna di nota è Abûn (il Padre Nostro cantato in aramaico antico) e  altri brani sono in italiano e prendono spunto da diversi pensieri religiosi e spirituali. Ad esempio Tu sei con me rimaneggia la preghiera cristiana “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”.

Invece Tutto è divino si rifà al panteismo, al concetto per il quale Dio è tutto: “Il mio ego, il tuo ego, ed il cielo infinito, ed un cuore appassito, l’ombra e la luce, il sole e l’oscurità”.

Con l’arpa Auld Lang Syne si viaggia su suggestioni celtiche, mentre Aho Mitakuye Oyasin, il cui titolo è il ritornello, è cantato in italiano, e continua la sensazione pànica verso la natura: “In ogni creatura c’è amore, c’è nei frutti, in ogni sasso, in ogni fiore, nel vento che accarezza le mie mani (…) perché tutto è connesso per davvero, ed ogni mio pensiero crea il vero”.

Un sincretismo mistico è sintetizzato in Aum: “Aum, Amen”. Tutte le filosofie religiose, al netto di tutte le istituzioni e gli utilitarismi umani, tendono alla stessa dimensione. La melodia qui cantata è celestiale, sa di epifania, di agnizione, di ritrovamento di se stessi, di qualunque cosa luminosa vuoi definire. Forse è meglio ascoltarla ad occhi chiusi e assolutamente non aperti di fronte a uno specchio: potresti scoprire che non sei una persona così orribile come pensi.

Alla fine You are ti ricompone, con questi cori sobri che toccano la settima, incanalando le emozioni provate e rimettendole a posto, forse in equilibrio, forse più in pace.

A cura di Gilberto Ongaro

Info: https://www.facebook.com/herairaband/
https://www.facebook.com/andreadilettiofficial
http://www.robertococcia.it/album/28_the-simple-way-of-the-heart-chapter-one-hf

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