Il rapper veneto Hot Ice pubblica Atto Finale (La Rappata del Cigno), realizzato assieme a Nopius. Il titolo preannuncia una conclusione, e ascoltandolo si percepisce tra le righe, nelle parole accompagnate da beat da panico. Ve lo racconta Gilberto Ongaro.
“L’essere real”, cioè essere autentico, è l’ossessione dei cantautori di una volta, e dei rapper di oggi. Hot Ice, al secolo Giacomo Visintin, è attivo dal 2005 e ha percorso un percorso (scusate) atipico nella scena rap. Inutile nasconderlo, in questo caso sto parlando di un amico che conosco e col quale ho collaborato, ma cercherò di distaccarmi e osservare la sua storia.
Nel 2025 ho portato in scena un’opera che mescolava tanti generi, e Hot Ice ha scritto e interpretato il personaggio rap, sviluppando così anche le doti di attore. Peraltro il teatro l’aveva già conosciuto, facendo parte de “La Rockstar”, spettacolo di Streben incentrato su Vasco Rossi. Inoltre, Hot Ice è anche speaker radiofonico, e qui mi fermerei nell’elencare le sue molteplici attività: in sostanza, dove serve la voce, la parola, Hot Ice eccelle.
Seguendolo da quando l’ho conosciuto di persona nel 2014, ho notato una sorta di parabola “discendente”, nell’umore dei testi. Più di dieci anni fa, cantava con motivazione che “in questo viaggio sei il pilota, non lo stewart”, spingendo l’ascoltatore a credere in ciò che fa. La denuncia sociale non mancava mai, spesso condita da satira pungente e con frasi ad effetto (le punchline) che servivano a far gridare “ooooh” al pubblico, nei concerti, ma era sempre una denuncia ridanciana, sbeffeggiante. Col tempo, la battuta goliardica è stata gradualmente sostituita da amarezza e realismo d’asfalto.
C’è stata una parentesi pop rap, in cui Hot Ice ha pubblicato due EP chiamati Atto I e Atto II, alludendo all’ambiente teatrale, e contenevano canzoni più sentimentali, come “Dolce tormento”.
Ascolta il disco Atto Finale (La Rappata del Cigno)
https://open.spotify.com/embed/album/7H8nThoI1MydtatbIMZE6C?utm_source=generator
Dopo numerosi singoli pubblicati, ora ha deciso di dare vita ad un vero e proprio LP, con 12 brani, che riprendono i titoli dei suddetti EP: Atto Finale (La Rappata del Cigno). Il titolo prelude a una conclusione, e quando ho chiesto al diretto interessato se intendesse proprio smettere con la musica, ha risposto così:
«Negli ultimi anni mi sono reso conto che fare musica spesso è diventato più un peso che un piacere, ovviamente non a causa della musica in sé. Ho altre cosette in sospeso, quindi non sparirò del tutto».
Veniamo all’album. La prima traccia, “Intro”, introduce il flow che poi accompagnerà il secondo significativo pezzo, “Dovevo smettere”. Si tratta di suoni distorti e riverberati che hanno un impatto orchestrale. “Dovevo smettere” mette in griglia il tempo e si parte con la celebrazione del percorso percorso (scusate ancora, mi piace troppo questa ripetizione). “Si sente quando non ci sono” ricorda il “Without me” di Eminem, poi Hot Ice dice: “Dimmi chi altro c’ha la fotta in 3D”. La fotta è quell’atteggiamento convinto dei rapper, ma lì per lì mi era sfuggita la citazione: “3DFotta” e uno dei numerosi singoli pubblicati.
Il brano è un modo per avviare l’album con forza, ma più che per avere lo swag con gli ascoltatori, sembra un pezzo scritto allo specchio, che serve a Hot Ice per convincersi. Da qui, l’album mostra un doppio filo: alcune canzoni ribadiscono la fotta del rapper, ricalcando un po’ la classica maschera del personaggio irriverente e smargiasso, mentre le altre diventano analisi psicoterapeutiche, riflessioni introverse e ammissioni di fragilità.
“Un passo indietro” ad esempio, guidata da drammatiche note di pianoforte in tonalità minore, è uno sguardo sincero sulla scena musicale mainstream: “O resti amatoriale oppure scendi a compromessi”. Hot Ice i compromessi non li vuole fare, per questo piuttosto fa un passo indietro. Ma subito dopo torna la carica con “Woooo”, dove Hot Ice aizza la folla su un ritmo r’n’b condito da fiati, un sound assolutamente anni ’90. Il buon vecchio boom bap è sempre di casa qui.
“Come Loki” torna al dramma e sembra strizzare l’occhio all’ultimo disco di Caparezza, “Orbit Orbit”, non tanto per il viaggio spaziale ma perché nel ritornello Hot Ice canta, e per gli arpeggi di chitarra pulita e il testo carico di citazioni a fumetti. Infatti non lo capisco a pieno, non seguendo le storie Marvel. Ma il mood è chiaro.
“Dai fasti agli scherni” torna alla satira politica e apre con un’odiosa voce, quella di una politica che di recente ha citato Berlusconi nella sua famosa catch phrase pronunciata a Cinisello Balsamo (non ho voglia di cercare il cognome di lei né di riportare la frase, basta loschi figuri). Segue Hot Ice con un’immagine oscena dal significato evidente: “Ho visto un porno, mi è capitato ieri / lui fotteva con foga la maiala / faceva il politico, lei si chiamava Italia”.
Lo “Skit”, tipica pratica negli album rap di inserire tracce brevi strumentali o con siparietti recitati, qui diventa invece un altro pezzo interamente scritto, che ospita Panda ZDV e ancora mostra i muscoli: “Non ho casse Panasonic ma ho la classe dei campioni / scrivo testi da Manzoni se Nopius stende i campioni”. Ah sì, non l’ho nominato ancora, NOPIUS è la mente e il producer che sta dietro alla creazione dei flow, stretto collaboratore di Hot Ice.
Ora arriva uno degli apici dell’album, sul versante riflessivo: “Portami via di qua”. Nella canzone, condita da suoni orchestrali, su un beat andante, Hot Ice mette a nudo tutta la sua insicurezza: “Nuvole nere, Fantozzi / figure intere, fantocci (…) Vorrei spegnere quell’interruttore / Essere sereno almeno ventiquattr’ore / Insoddisfazione perenne di un artista / O di un coglione, non mi è ancora chiaro come l’ametista / A lamentarmi sono il numero uno, lo ammetto / Non so dire no, né decidere di getto / Lo sai per uno come me, sempre in crisi / il casino nel definire obiettivi?”
In questo pezzo, la voce scorre con la solita prodezza ma è poco più che sussurrata, restituendo una dimensione intima e di vicinanza. Al contrario, con “Non ce n’è” ritorna, quasi come reazione, la forza, assieme all’ospite Trape. Tra le parole di convinzione c’è anche l’omaggio alla musica quale rifugio: “Parlo sempre della musica che è l’unica / Che riesce a dare un senso al tutto / È mistica, è magica / E quando in studio capirò di non spaccare più / Sarò vestito a lutto, ma tranquillo che non capita”. Le barre di Trape iniziano con una citazione acuta: “’Sto mondo è troppo fascio, infatti va al contrario”.
Dopo la politica e arrivando ai tre pezzi finali, il groove sintetico di “Lucky Shot” Hot Ice è una constatazione amara sulla scena che fa il palo con “Un passo indietro”, ma scende più nel dettaglio: “Ce li metti tu i miei money per questa passione? / Già anni prima di accedere ad uno studio di registrazione / E adesso tutto così facile / Poi ricadono nel baratro appena raggiunto l’apice”. Questa strofa fa riferimento alla facilità odierna di produrre musica, contrapposta però a quel giro pompato di uffici stampa e successi “pompati” da finti sold out e indebitamenti di giovanissimi artisti che praticamente vengono legalmente truffati, e spesso cadono in depressione. Hot Ice è sempre stato alla larga da queste giostre mortali, a costo di restare nell’underground.
Il penultimo brano “Circolo tossico” continua in questa cruda analisi, che si estende al di fuori del mondo dello spettacolo. Le stesse incertezze di quel mondo sono parte anche nel mondo del lavoro “normale”: “Lavorare a progetto senza avere progetti / Senza avere più tempo, standard di questi tempi / Siamo automi fino a quando ci buttiamo a letto / Qua è già tanto se non ci buttiamo dal tetto / Con la stessa stretta al petto da anni / Ma andiamo avanti su quel cazzo di muletto (…) Flessibilità, bella roba ma sono solo io che mi fletto”. Il pezzo finisce nella resa più totale: “Ci vogliono mansueti / A girare su una ruota a vuoto come i criceti / A svolgere mansioni fuori dall’ordinario / Mentre socialmente aumenta il divario / Ali tarpate, bocche tappate, cose da fare / Zero soddisfazione personale / Fare un lavoro che si ama è un’utopia / Se così dev’essere, che morte sia”.
Se questo era il penultimo brano, cosa sarà l’ultimo, il funerale? Invece no. “In crescendo” è la luce in fondo al tunnel. Accanto al ritornello cantato da Zenna (Elena Zennaro) che dà un tocco soul, Hot Ice finalmente trova una via d’uscita dai cattivi pensieri: “A chi nel tempo mi ha chiesto: ‘Come va?’ / Ora direi: ‘Bene tutto sommato finchè sono qua’ / Non è accontentarsi, è essere grato / Per ciò che si ha e ciò che è stato”.
Hot Ice riguarda al percorso percorso (eheh), e si rende conto che può essere sereno, nonostante il marciume del mondo e le botte prese. Se “Circolo tossico” chiudeva il punto degli sfoghi urgenti da declamare, “In crescendo” sorprende per il motivo opposto: “La maturità non è quella di scuola / Cerchi longevità come quella di Scola / Poi le priorità cambiano in un battito / Ti ritrovi a spasso con due bimbi e una Skoda / Dal canto mio non l’avrei previsto che / Avrei pensato a sposarmi e addirittura a un figlio”. E ce lo dici così, Giacomo??
Il futuro non lo sa nessuno, neppure l’imprenditore più lungimirante e organizzato. Non sappiamo dunque se questa sarà davvero l’ultima pagina rap di Hot Ice, e forse neppure lui. Ma una cosa è certa: Hot Ice può vantare una carriera di tutto rispetto, tra collaborazioni con grandi voci come quella di Alessia Toffoli, Carlo Alberto Pasin e Giorgia Gobbo, e tanti argomenti sviscerati come la difficoltà del multiculturalismo (“Madre Terra”), il bullismo (“Diamanti grezzi”), satira verso il marketing digitale (la doppietta “Cool” e “Anche no”), e brani più introspettivi ma di uguale impatto come “Re nell’oblio”. Insomma, ce n’è da essere fieri.
Atto Finale (La Rappata del Cigno) è un concept rap album che sa di conclusione, ma paradossalmente può diventare la chiave d’accesso per far scoprire Hot Ice a ritroso, a chi ancora non l’ha incontrato nei propri ascolti, e recepire i suoi versi conscious.
Social e Contatti
- Website: https://hotice1991.wixsite.com/caldoghiaccio
- Facebook: https://www.facebook.com/Hot.Ice.Original


