INTERVISTA | I Problemi di Gibbo: acqua e sapone, pop e canzone d’autore

Esordio assolutamente “acqua e sapone” quello dei reggiani I Problemi di Gibbo con Sai dirmi perché?. Un disco che inizia di un bel suono di chitarra acustica nel chiaro intento di disegnare belle melodie solari di quel pop d’autore che non smetterà mai di piacerci, è come un bel giorno che si fa bello di primo mattino. Eccovi la nostra intervista

Inediti di pop acustico ben contaminati da elettronica moderna che non invade e non si rende necessaria a reggere le impalcature di queste canzoni tutte italiane de I Problemi di Gibbo. Il singolo in rete, #Buonumore, di cui vi presentiamo il video sulle nostre pagine, è il chiaro manifesto lirico e melodico di una direzione che troppo spesso manca nella continua ricerca del diverso che viviamo in questo momento storico per la nuova musica italiana.

Noi siamo sempre incuriositi dai nomi. Ed è da li che partiamo. E di certo voi avete un moniker assai interessante. Ce lo spiegate?
Diciamo che la scelta del nome è stata abbastanza semplice, perchè avevamo già le idee chiare su cosa volevamo comunicare con le nostre canzoni. Cerchiamo di mettere in luce le contraddizioni del nostro tempo, le difficoltà che derivano da una sovraesposizione mediatica a cui siamo continuamente sottoposti e di cui facciamo parte con i nostri alter ego virtuali. Cosa c’è di autentico nei nostri profili social? Le persone stanno davvero bene come vogliono far credere o forse siamo tutti un po’ più distanti e il nostro disagio sta aumentando? I problemi di Gibbo, sono in realtà i problemi di tutti, le difficoltà, le insicurezze, che il nostro alter ego “Gibbo”, non ha paura di mostrare. Forse perchè troppo ingenuo, o forse perchè fatica ad adeguarsi ad un mondo dove conta sempre di più, come si appare.

Interessante la copertina. La propria voce, un invito a pensare forse prima di aprire la bocca… diteci la vostra…
Siamo molto orgogliosi dell’immagine della nostra copertina. È un’opera di un grande artista e nostro amico, Simone Ferrarini. Da anni realizza opere sui muri di tutta Italia e d’Europa, con il suo tratto inconfondibile. Con il suo lavoro, che vi invitiamo ad andare a scoprire (CollettivoFX), cerca sempre di raffigurare un messaggio che possa portare a una rifessione costruttiva. Anche il disegno della nostra copertina contiene un significato, come descritto dall’autore, ovvero “misurare le parole”.

E qui ci ricolleghiamo (forse) al titolo del disco: perché cosa? A chi è rivolta questa domanda?
Sai dirmi perchè? è in realtà una frase estrapolata dal testo della canzone “Lei ballava”, presente nell’album. Abbiamo deciso di usarla come titolo del disco, perchè pensiamo che riassuma molto bene l’dea che sta alla base del nostro lavoro, ovvero cercare di stimolare un ragionamento. Con le nostre canzoni proviamo a mettere l’accento sulle contraddizioni della vita di tutti i giorni, sperando appunto di stimolare nell’ascoltatore, una reazione che possa portare a non fare finta di non vedere, ma appunto stimolare una riflessione. Non abbiamo la presunzione di essere noi a dare risposte, ma semplificando molto, quello che vogliamo comunicare è: “Ok, ci sono tutte queste cose che non vanno, ma continuiamo a farle, sai dirmi perchè?”.

Un esordio che accarezza molto il cliché indie. Voi come vi vedere dentro la scena contemporanea? Un voce dentro o fuori dal coro?
In realtà non abbiamo chiaro quali siano i clichè indie, ormai sembra che tutto sia diventato indie… Noi vorremmo riuscire a portare nel panorama italiano una sonorità nuova, che riesce a miscelare il suono caldo e acustico, di un certo tipo di folk americano, con un suono più digitale e moderno. In questo senso, se ci riusciremo, potremmo dire di essere una voce fuori dal coro. Puntiamo a trovare una nostra personale concezione nel fare musica, che possa diventare riconoscibile e apprezzata appunto, perchè diversa.

L’evoluzione di questo disco. Dopo #Buonumore qual è il prossimo passo?
#Buonumore è stata l’ultima canzone che abbiamo realizzato per l’album, e quella in cui abbiamo anche sperimentato di più con la parte digitale del suono. Il prossimo passo sicuramente sarà in quella direzione, ma cercando di fare in modo che la parte acustica rimanga sempre in primo piano. Da questa prima esperienza abbiamo imparato molto, facendo anche molti errori. Per il prossimo lavoro sappiamo cosa non dobbiamo fare e abbiamo anche tante idee su come provare a sviluppare questo connubio, tra acustico e digitale. Ci aspettiamo quindi che il prossimo lavoro sia un deciso passo in avanti e non vediamo l’ora di realizzarlo.

Guarda il video de I Problemi di Gibbo

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