INTERVISTA | Il Cinque: il decadimento della natura in “Black Defenseless Ice”

Il Cinque è un cantautore piemontese ma con radici internazionali: Black Defenseless Ice è il suo nuovo singolo e video, caratterizzato da temi ambientalisti. Gli abbiamo rivolto qualche domanda…

Ciao Il Cinque, ci racconti la tua storia?
Ciao a tutti, ho iniziato a suonare il basso 21 anni fa, da subito sono stato catapultato più nel mondo dei brani originali che in quello delle cover. Ho pubblicato alcuni EP ed Album di genere Epic Metal, Indie Rock italiano e Rock Pop con alcune band in cui facevo il bassista. Per divertimento, ho poi iniziato a cantare 11 anni fa in un tributo ad un artista italiano di cui ho la voce un po’ simile. Nel 2014 ho iniziato a scrivere musica mia insieme ad un socio con cui abbiamo formato una band modern metal che ha pubblicato 3 album in 4 anni, gli “Ivory Times”, e con cui abbiamo fatto una breve ma intensa esperienza all’’estero per un mini tour. Nel 2018 improvvisamente ci siamo dovuti fermare ed io non ho più suonato nulla fino al lockdown dove ho deciso di riprendere in mano la chitarra acustica (che non è il mio strumento) ma è quello che amo di più, ed ho scritto un po’ di brani che si sono rivelati con un sound inedito per me, al quale però ho lasciato dar sfogo perché l’ho sentito subito mio. E da una selezione di questi brani è nato il mio nuovo album “Life Theater”.

Perché “Il Cinque”?
Il mio pseudonimo “il cinque” deriva dalle scuole superiori dove ero il quinto dell’elenco sul registro ed avevo un prof che mi chiamava per numero dell’elenco anziché per cognome… “può venire per essere interrogato il numero cinque”… eheheheh Gli amici hanno iniziato a chiamarmi cosi, e per il mio 18esimo compleanno un amica mi ha disegnato un biglietto di auguri con la forma del “cinque” che ho adottato come logo. Visibile sui miei strumenti.

Com’è la scena musicale nel Monferrato, la zona da cui provieni?
In realtà è molto fertile nel senso che c’è molta gente che suona da sempre, tanti cantautori pieni di cose da dire con dei sound molto interessanti e viscerali, e tanta gente che suona cover. L’unico problema è che la maggior parte non è mai uscita dalla provincia o dalla regione a suonare e quindi sono poco disposti ad assumersi impegni seri con risultati a lungo termine, perché non li hanno mai visti arrivare.

Come nasce Black Defenseless Ice, il tuo nuovo singolo?
Dal secondo album degli “Ivory Times” in avanti, ho iniziato a parlare di tematiche che io definisco di “decadimento sociale”, ovvero comportamenti e sentimenti che portano ad un continuo degrado della società. Comportamenti visibili tutti i giorni sui social ecc.. Black Defenseless Ice è l’unico brano dell’album in cui ho conservato questo tipo di punto di vista, che in questa occasione ho rivolto alla Natura e al grido che le immagino fare verso l’uomo che in nome degli interessi finanziari la sta uccidendo, prendendo come esempio lo scioglimento dei ghiacciai dovuti al surriscaldamento terrestre.

Mentre tutti parlano della pandemia, hai voluto ricordare che i problemi ambientali non sono andati in soffitta. Ci spieghi le tue motivazioni?
Come sempre io scrivo prima la musica rispetto ai testi, e quando scrivo i testi cerco di analizzare bene le sensazioni che mi hanno spinto a comporre quel tipo di atmosfera musicale e gli argomenti vengono poi da soli. E’ stato un pensiero molto naturale, probabilmente lo avevo dentro e questa musica l’ha tirato fuori.

Ci racconti anche qualcosa sul video, molto scenografico e spettacolare?
Ho voluto registrare il videoclip in mezzo ad una Natura incontaminata, ed è stato per me facile pensare alla Valgrisenche (Valle d’Aosta) che per me è un posto magico che frequento da 21 anni. Grazie ai permessi ottenuti dal Comune, ci troviamo a 2000m vicino ad un alpeggio e la mattina delle riprese c’eravamo solo noi e le marmotte in un raggio di centinaia di metri. Le riprese sono state fatte da mio fratello Davide Benzi con un drone ed il montaggio è stato fatto da Tiziano Spigno.

Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?
Da quando sono piccolo ascolto veramente di tutto, grazie a mio padre e mio fratello maggiore che mi hanno sempre fatto ascoltare ottimi artisti come Uriah Heep (il gruppo preferito di mio padre) insieme a tanti cantautori italiani, band prog italiane e tutto il meglio del rock, dell’heavy metal e del grunge anni ’90. Ma gli artisti che mi hanno fatto decidere di iniziare a suonare sono stati i Red Hot Chili Peppers, quando è uscito l’album Californication in pochi mesi mi sono deciso a prendere il basso in mano. Il mio percorso però è ricco di influenze, nelle mie playlist attuali ci sono artisti di vario stile tipo Ludovico Einaudi, Duke Garwood, Frank Sinatra, Barry White, Alter Birdge, Dave Matthews, U2, Mumford &Sons, FFDP, Chris Cornell, Pearl Jam e tantissimi altri… fino a diversi artisti locali emergenti.

Che cosa ti aspetti dal 2021?
Per prima cosa mi aspetto una soluzione alla pandemia in corso, mi aspetto di poter tornare a frequentare i miei amici, tornar ad abbracciarci e magari ritornare ad una normalità anche migliore rispetto a prima. Musicalmente mi aspetto di poter tornare sul palco a presentare finalmente “live” il mio album. Nel mentre continuo a lavorare sugli altri brani che ho iniziato a scrivere per un prossimo lavoro.

Guarda il video Black Defenseless Ice de Il Cinque 

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