INTERVISTA | Il DUbbio: la musica è condivisione

Un ibrido tra una band ed una one-man band, Il DUbbio di Niko Lotti, Gianfranco “Mode-G” Chieppa e Fabio Lotti, si confessa nell’intervista di Blog della Musica

Ciao ragazzi. Partiamo subito con le presentazioni. Descriveteci Il DUbbio in una manciata di parole. Fateci capire chi e come siete.
Siamo un ibrido tra una band ed una one-man band, nel senso che il progetto è portato principalmente avanti da me (Niko Lotti) ma per live e “rifiniture” mi avvalgo della collaborazione dei miei amici musicisti Gianfranco “Mode-G” Chieppa e Fabio Lotti, perché la musica è anche condivisione.

Ho ascoltato il vostro lavoro da poco pubblicato. Perché avete abbandonato l’idea di un album diciamo “tradizionale” a favore di un “concept” album? È stata una scelta puramente stilistica o pensate che il genere che fate possa essere meglio espresso su questa forma?
È stato il caso a scegliere per noi: i brani sono venuti da sé, uno dopo l’altro, ed erano tutti legati da questo sottile filo conduttore. Personalmente a me piace molto l’idea del concept album e ritengo che in uno stile come il nostro, “narrato”, abbia una valida espressione

Altra cosa. Pensate che gli ascoltatori capiscano facilmente ciò che volete comunicare o credete, invece, che la vostra musica necessiti di un ascolto molto più attento, diciamo, rispetto a una classica canzone IT-POP italiana che funziona adesso?
La musica, quella buona, necessità di più ascolti. È bello riascoltare un brano ed ogni volta carpirne nuove sfumature; a me succede quando ascolto brani di artisti come i Tool. Le canzoni It-pop che funzionano adesso sono immediate ma durano pochissimo, spesso sono tormentoni estivi che dopo pochi mesi cadono nel dimenticatoio perché hanno già detto tutto quello che volevano dire (cioè ben poco).

Il vostro stile del cantato-parlato (che a tratti mi ricorda lontanamente “Le Luci della Centrale Elettrica”), pensate sia un valore aggiunto al vostro progetto? Di certo è abbastanza insolito. Spiegateci un attimo come siete arrivati a questa soluzione.
Piccola parentesi: con la mia precedente band, i La Musa, circa sei anni fa abbiamo anche aperto un concerto di Vasco Brondi, quindi è comunque una “vicinanza” che mi porto dentro da tempo. Lo stile del parlato è stato scelto perché crediamo dia maggior risalto al testo, permette di musicare anche su un racconto o una poesia senza problemi di metrica, in maniera tale da mantenere la composizione più “pura”. I Massimo Volume sono maestri di questo genere…

Molto bene. Un’altra curiosità. Come gestite questa cosa a livello di LIVE? La vostra musica è interamente suonata dal vivo o vi affiancate a basi da tappeto? E il pubblico come reagisce? È attento? Rilassato? Oppure, non so, balla?
L’obiettivo del live è fare bene, divertirsi e riuscire a trasmetterlo, quindi non abbiamo vincoli o paletti e siamo pronti a tutto. Passiamo da live-set con basi da tappeto, se il locale è piccolo e non vogliono la batteria (ahimè, capita spesso), fino al settaggio da concerto con basso, chitarra, tamburi e synth. L’importante è far scuotere le teste… in tutti i sensi.

Quali previsioni avete ragazzi per il futuro? Prossimi passi per far crescere il vostro progetto? Prossimi traguardi in vista? Credete di meritare un posto nella giovane scena italiana? Spiegateci un po’…
Speriamo di guadagnarcelo un posto, anche se sappiamo che il percorso sarà arduo. Abbiamo già diversi brani, alcuni in fase embrionale e altri che in realtà già portiamo live, quindi non escluderei un nuovo album o EP per fine anno. Ci sono diverse cose in ballo oggi, tra cui stiamo valutando l’ingresso nella band di un violinista…

Voglio fare un ultimo gioco con voi che faccio con tutti. Ipotizziamo di essere in un futuro non troppo lontano. Per qualche motivo strano, l’eredità musicale dell’uomo è nelle vostre mani. E dovete scegliere quale disco salvare, uno solo. Abbiamo a disposizione solo Ragazzi madre (Achille Lauro), Malaterra (Gigi D’Alessio), Tutto è possibile (Finley), Luca Dirisio (Luca Dirisio). A voi la scelta.
Una scelta davvero complicata perché preferirei cancellare la musica dalla faccia della terra in questo caso. Comunque, visto che devo scegliere, salverei Luca Dirisio, più che altro per esclusione: non basta avere qualche tatuaggio orribile in faccia per essere indie (Achille Lauro), è deludente definirsi rock band per poi essere la brutta copia scaduta dei Blink 182 (Finley). Per Gigi D’Alessio abbiamo toccato un tasto dolente, perché è probabilmente un ottimo pianista ma le sue canzoni sono banali e deprimenti. Quindi solo per onestà intellettuale (la sua) salverei Dirisio, in quanto nato spudoratamente pop e finito pop.

Info: https://www.facebook.com/IlDUbbioMusic/

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