INTERVISTA | Il M° Oderigi Lusi racconta le sue composizioni

Oderigi Lusi, pianista e compositore campano, ha da sempre affiancato agli studi classici, terminati con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino, l’interesse per gli altri generi e linguaggi musicali quali il Jazz e la World Music

Maestro, inizierei subito dalle sue composizioni più recenti. Ha eseguito da poco la sua Sinfonia n.1 Abellana per soli, coro, orchestra sinfonica ed ensemble etnico, definita “Un ritratto sonoro della città”. Ce ne vuole parlare?
Sì. Prima colgo l’occasione per ringraziare il Maestro Giulio Marazia (direttore d’orchestra), i solisti: Pericle Odierna (ance), Luana Giusy Lombardi e Nunzia De Falco (soprani), Fiorenza Calogero (voce), l’Orchestra Filarmonica Campana e il Coro Collegium Vocale Salernitano per aver eseguito magistralmente il mio lavoro nella splendida cornice dell’Anfiteatro Romano della città di Avella. L’idea del progetto “Abellana” è nata lo scorso Luglio 2014 e come si può intuire dal titolo della Sinfonia, si tratta di un lavoro dedicato alla storia, alle rovine e alle bellezze naturali del mio paese di origine e cioè Avella. Non vi nascondo che con l’embrione del progetto mi si sono presentati subito parecchi dubbi legati sia a questione tecnico-musicali, che a scelte inerenti alle cose da descrivere e quelle da tralasciare, vista la storia millenaria del paese. Ma la matassa è stata sbrogliata relativamente presto. La Sinfonia è un condensato di emozioni che mi porto dentro da quando adolescente andavo a giocare in luoghi come l’anfiteatro romano e che ora dipingo in musica attraverso la nostalgia del tempo che passa inesorabile. Da un punto di vista musicale ho scelto la forma della sinfonia “descrittiva” (Poema Sinfonico) dove ogni movimento descrive appunto in musica i vari “soggetti” che ho scelto di raccontare. Questi i 5 movimenti: Movimento I Alle pendici del Partenio oltre il tempo; Movimento II Il fiume Clanis, Nux Abellana; Movimento III Fidelitas, Cippus Abellanus; Movimento IV L’Anfiteatro, la Necropoli; Movimento V Oltre il tempo alle pendici del Partenio.

La partitura della durata di un’ora e dieci, prevede una grande orchestra sinfonica (con pianoforte concertante nell’ultimo movimento), coro, soprano, mezzo-soprano, voce femminile non impostata, e un flauto dolce solista che con il suo timbro venuto da tempi passati ci fa da “Cicerone musicale” attraversando i vari movimenti della sinfonia.

Vorrebbe descriverci cosa succede nei vari movimenti?
Il Primo Movimento si apre con un colore modale dove il flauto dolce, il pianoforte e il bendir ci portano in una dimensione quasi sospesa nel tempo come a voler sottolineare, dalla nascita ai giorni nostri, la presenza millenaria (Alle pendici del Partenio oltre il tempo) del paese. Durante il movimento si svilupperanno i due temi principali della sinfonia e cioè il primo tema “oltre il tempo” e il secondo tema “della Terra Madre”, che riascolteremo, di volta in volta variati, durante la partitura; il Secondo Movimento dal carattere più impressionistico è ispirato al fiume Clanio, che in tempi remoti scorreva impetuoso nelle nostre valli, e al frutto (nux abellana) che ha reso celebre Avella già ai tempi dei romani. In Nux Abellana ci sarà una piccola incursione nelle sonorità popolari, come a rimandarci ai giorni del raccolto della nocciola. Nel Terzo Movimento (Fidelitas, Cippus Abellanus) ho voluto sottolineare la fedeltà politica e quindi militare di Avella nei confronti di Roma. E’ un movimento di “guerra” dove sonorità molto aspre ci conducono sui campi di battaglia (sui quali Roma ha dettato legge per secoli). Il movimento si chiude con una pace dal carattere inquietante sottolineata ancora una volta dal flauto dolce che, dopo la carneficina, ci conduce presso l’anfiteatro romano e quindi verso il Quarto movimento. Qui i vari prigionieri di guerra verranno sacrificati a bestie feroci e il loro respiro potrà essere sentito nell’ansimante disegno ritmico di fagotto e clarinetto basso. Dopo la morte, le anime saranno condotte, attraverso la voce del mezzo-soprano solista, nella Necropoli caratterizzata musicalmente da un colore scuro, ma spirituale; il Quinto e ultimo Movimento, scritto in forma di rondò, prevede la presenza del coro che con la sua maestosità vuole sottolineare, attraverso un sunto musicale dei vari temi, la presenza ancora fiera “Oltre il tempo alle pendici del Partenio” del paese. Rappresenta un Inno per una rinascita culturale, una visione di un ideale trascendente. I testi del IV e del V Movimento sono di Luciano Varnadi Ceriello mentre quelli del II Movimento sono miei.

Nel 2014, invece, vince la Silver Medal ai Global Music Awards negli Stati Uniti con un’altra interessante composizione l’overture sinfonica del Balletto in un Atto Unico “Il Nuvolo Innamorato”. Ci racconti questa opera così particolare.
Il Nuvolo Innamorato rappresenta senza dubbio la partitura alla quale, allo stato attuale, sono più legato. Sicuramente è il lavoro che esprime meglio la mia tavolozza, la mia spazialità e spiritualità compositiva. La partitura nasce come balletto, con struttura formale tipica dei “balletti russi”, anche se la prima esecuzione del lavoro è avvenuta in forma di “Suite Sinfonica per Voce recitante, Orchestra Sinfonica e Ensemble etnico” (Pagani 7 giugno 2014, Orchestra Filarmonica Campana diretta da Beatrice Venezi. Voce recitante Teresa Barbara Oliva). Il progetto è ispirato a Il nuvolo innamorato, la fiaba del poeta turco Nazim Hikmet (1902-1963), nata dalle memorie d’infanzia dell’autore (la nonna di Hikmet era solita raccontare al piccolo Nazim antiche storie) e da una lettura appassionata delle fiabe folcloristiche del suo paese. L’idea di musicare la fiaba per farne la colonna sonora di un balletto è scaturita dall’immenso potere evocativo di questo racconto. La musica “descrive” i colori dei luoghi fantastici, le gesta e il carattere dei singoli personaggi della fantasia di Hikmet che attraverso i danzatori prendono forma umana. Una storia che proietta il pubblico nei luoghi magici della fiaba e magari consente, per un po’, ai più grandi di tornare bambini. Il processo di scrittura del lavoro si è svolto in modo relativamente semplice e naturale, quasi come se la musica fosse stata già contenuta nel racconto stesso: bisognava solo “tirarla fuori”. Il messaggio del “Nuvolo Innamorato” è qualcosa di universale e trascendentale, con un suo risvolto mistico, aggiungerei “[…]Le persone care, gli animali buoni e i bravi Nuvoli non scompaiono mai. Chi ama, non muore […]”. Consiglio a tutti la lettura.

Lei non scrive solo di musica classica/contemporanea, ma come leggiamo nella sua biografia, si dedica anche alla world music. Di cosa si tratta?
In realtà non mi occupo in senso stretto della “World Music”. Il mio è un linguaggio molto sincretico che attinge a “generi” diversi ma che non perde mai di vista la forma e l’estetica della scrittura mai fine a se stessa. Avere una tavolozza di colori più ricca è senza dubbio più stimolante nel processo compositivo, ma se non la si usa con maestria si rischia di fare solo un pastrocchio. Bisogna lasciare “libera” la matita ma essere sempre coscienti e padroni del contesto in cui si muove.

Quando invece si dedica all’attività concertistica, quali sono gli Autori del grande repertorio che predilige suonare?
Amo la musica Russa e Francese. Quindi su tutti Prokof’ev, Musorgskij, Ravel e Debussy. Adoro Bartòk e non posso tralasciare, ovviamente, i grandi compositori romantici che hanno dedicato al pianoforte opere immortali (Chopin, Liszt, Brahms, Schumann).

Per quanto riguarda la didattica, disciplina a cui lei tiene particolarmente, volevo chiederle cosa ne pensa dell’insegnamento musicale in Italia?
Credo che l’insegnamento musicale in Italia (mi riferisco ai Conservatori) sia stato fino alla Riforma attualmente in vigore un dignitoso volano per tantissimi musicisti che poi si sono fatti strada nel campo musicale. I nostri conservatori sono pieni di bravissimi insegnanti che ogni giorno svolgono il proprio lavoro in modo eccelso (ci sono pure molte mele marcie è vero, ma quelle fai presto ad individuarle se nella tua testa è già chiaro il tuo percorso). Purtroppo con la Riforma dei Conservatori l’attività didattica è stata molto pregiudicata (mi riferisco soprattutto all’insegnamento dello strumento). I ragazzi hanno poco tempo per studiare, sono costretti ad essere sempre fisicamente a scuola per materie teoriche spesso inutili o quanto meno che non richiedono una “guida” o una presenza fisica. Se tu vuoi suonare bene uno strumento, lo devi studiare ore ed ore al giorno non ci sono altre vie, almeno io non ne conosco. Spesso torno a salutare il mio insegnante e mi rendo conto, da quello che sento in classe, che il livello si è molto abbassato non per colpa degli insegnanti o tantomeno dei ragazzi s’intende.

Lei si è specializzato al Berklee College of Music di Boston… quali sono le differenze tra studiare in Italia e studiare all’Estero?
In modo molto sintetico posso dire, dalla mia esperienza, che in Italia siamo più “portati per mano” durante gli anni di formazione. Negli Usa si era lasciati un po’ più liberi di trovare già da subito la propria strada con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ciò può comportare. Un aspetto senza dubbio positivo dell’esperienza oltre oceano e che dovremmo invece analizzare e prendere da esempio, è il legame che esiste tra università e mondo del lavoro. Qui finisci gli studi e devi ricominciare tutto da capo per crearti i tuoi canali, contatti etc. Non esiste una sinergia, un anello di congiunzione tra l’istituzione e il mondo del lavoro.

Cosa consiglierebbe ai nostri giovani studenti?
Di essere molto attenti a scegliere gli insegnanti con i quali studiare. Se non sono le persone giuste, si rischia di avere il percorso compromesso e di perdere tempo prezioso.

Prima di salutarci ci può dare qualche anticipazione sui suoi progetti futuri?
A breve registrerò due miei lavori da camera: “Sul Sentiero degli Dei” un melologo per voce recitante e gruppo da camera e “Presso il Vecchio Castello di Avella”- Quattro visioni per piano solo.

Ringraziamo il Maestro Oderigi Lusi e gli auguriamo buon lavoro e buona musica

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