Il Palazzo di Luciano De Blasi e i Sui Generis

Luciano De Blasi e i Sui Generis, Il Palazzo

Luciano De Blasi e i Sui Generis, Il Palazzo

Il Palazzo è il nuovo lavoro discografico di Luciano De Blasi e i Sui Generis prodotto da Federico Malandrino e registrato al Meatbeat Studio di Sarre (AO).  Il tema del disco è un palazzo, costruito in riva al mare. Uno splendido mare, decantato in tutto il mondo. E anche il palazzo è bello, un condominio di ottima fattura, un edificio storico. Eppure, avvicinandoci al palazzo, gli stucchi, gli affreschi, le decorazioni, lasciano il posto alla fragilità, alle crepe, ai difetti di costruzione. Addentrandoci all’interno dell’edificio possiamo osservarne gli abitanti, rappresentato eterogeneamente nei vari appartamenti. Si sale nel condominio e, ad ogni piano, incontriamo la diffidenza, l’ipocrisia, la meschinità e tutti gli altri pregi che fanno grande questo bel Palazzo. Si passa dalla casalinga assetata di sangue, al vecchio che sogna una rivoluzione di anziani, all’artista che cerca il travestimento adatto per poter continuare la sua bella vita alla “puttana”, odiata dal palazzo intero ma anche suo simbolo, ormai in rovina, decaduta ma ancora sulla bocca di tutti, ancora capace di influenzare il popolo…

15 brani compongono questo lavoro. La opentrack è Ingresso un suono di campanello di un portone, una signora anziana che risponde seccata perché interrotta nel suo lavoro di “zapping” introduce la canzone Prima serata che elogia la spettacolarizzazione dell’informazione. Quanti milioni di persone permettono attivamente questo fenomeno, ipnotizzate davanti ai teleschermi, a sussultare di gioia per ogni indagine, omicidio, famiglia distrutta in diretta? Come se ci fosse una sete di sangue arretrata, sepolta e nutrita dalla immobile vita domestica. Il finale è condizionato da percussioni da officina (bidoni, trapani, martelli) e un violino distorto che sottolineano l’acido rapporto tra il cervello e lo schermo. Nel brano I topi si parla di mafia. La malavita organizzata, radicata in profondità nella storia della nostra nazione, che gestisce e condiziona la nostra vita. Un arrangiamento oscuro da cantina, in cui imperversa lo scacciapensieri siciliano. Il politico dà quell’idea di faciloneria, di terribile inconsapevolezza che emerge sui volti della nostra classe politica, in particolare quando un nuovo membro è improvvisato, buttato sotto i riflettori da un giorno all’altro, a raccattar voti, in quel grande pollaio della politica italiana. Le strofe sono interpretate da tre cantanti e tre personaggi diversi: un losco imprenditore, un povero scemo ma figlio “d’arte” e da una “vera” gallina. L’artista racconta di chi passa al tavolino di un bar “in” buona parte della giornata, col tablet, lo smartphone sempre in attività, addirittura il computer portatile aperto davanti. Non importa che lo usi per produrre qualcosa, l’importante è che clicchi ogni tanto qualcosa, interrompendosi da una finta trance assorta, ogni qualvolta passi qualcuno da salutare, con cui scambiare quattro chiacchiere. Ecco, questo tipo di artista è il protagonista della canzone. Ma la canzone parla anche di quanto chiunque abbia la faccia tosta di fare qualcosa di creativo e di farne gli altri partecipi, cada in qualche modo in questo tipo di logica, in qualche modo commerciale. Segue poi I vecchi fanno la rivoluzione in cui si parla di giovani che sentono la mancanza di un senex vecchia maniera, un vecchio saggio, una guida spirituale pronta a condividere la sua saggezza, ruolo che i nostri vecchi sembrano non riuscire più a coprire, forse perché abbandonati ed emarginati, e quindi si coalizzano in una rivolta tesa solo ad aumentare i loro privilegi. Si accorgeranno che la puzza del mondo è anche colpa loro. Un tango popolare che si trasforma in un punk secco e tagliente. Nella parte del “vecchio”: Ilarosso. Il disco prosegue con Ultimo angelus, Miracolo, Male, l’unico brano intimista del disco che parla anche dell’autore Luciano;  La pistola ispirata da l’omonima di Giorgio Gaber ma adattata al contesto delirante dei nostri giorni. La puttana, Caro figlio che si ricollega al “Codice della vita italiana” del 1921 del giornalista Giuseppe Prezzolini, e Carne da bordello che ipotizza che ci sia ancora qualcuno che voglia veramente cambiare le cose nel nostro paese, ci conducono verso la conclusione di questo lungo viaggio musicale all’interno del condominio dove troviamo il brano che dà il titolo al disco Il palazzo, una carrellata su alcuni dei personaggi che si sono avvicendati nei vari appartamenti del disco. È un viaggio che finisce male, con un palazzo che crolla, crolla perché costruito male e mantenuto peggio, perché costretto a tenere insieme con scarsi mezzi, realtà troppo differenti e incompatibili. Crolla e sprofonda giustamente nel suo bel mare, portandosi però con sé, non dimentichiamoci, i suoi critici e detrattori, sottoscritti compresi.

Luciano De Blasi e I Sui Generis con il disco Il Palazzo, sicuramente forte e non facile, non hanno paura di dire le cose come stanno. Ci vorrebbero più gruppi così coraggiosi.

Info: https://www.facebook.com/lucianodeblasieisuigeneris?fref=ts
http://www.meatbeatstudio.com/prodotto/il-palazzo-luciano-de-blasi-e-sui-generis/

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