INTERVISTA | Luca Bonaffini torna con “Il paracadute di Taccola”

Luca Bonaffini torna alla musica pop d’autore col suo ultimo album Il paracadute di Taccola edito da Long Digital Playing, distribuito da Believe Digital e arrangiato da Roberto Padovan. Si tratta della sedicesima opera solista del cantautore mantovano che, per l’occasione, si è avvalso della collaborazione artistica di Davide Vevey (chitarre acustiche ed elettriche), Francesca De Mori (vocalist e arrangiamenti corali) e del mantovano Stefano Morselli (sax e fisarmonica)

Questo tuo ultimo lavoro, Il paracadute di Taccola, è tutto incentrato sul volo e sulla figura di Mariano di Jacopo, detto “l’Archimede di Siena” o “Taccola” come mai questa scelta?
Mi piace da sempre ricercare l’origine delle cose. L’invenzione del paracadute non è certa stata indifferente. Tanti sanno che fu Leonardo a disegnare la prima idea, invece si ispirò a quella del cosiddetto Taccola, ingegnere senese. Inoltre, per una società ai ferri corti col suo pianeta che riesce a raggiungere Marte ma non a combattere un virus, credo che – oltre che a volare – sia necessario insegnarle nuovamente a cadere.

Sono 14 canzoni, raccontaci come sono nate?
Nel tempo. Il progetto è nuovo ma molti spunti risalgono addirittura alla metà degli anni Ottanta. I testi, tutti nuovissimi, scritti negli ultimi 6 anni traggono spunto da storie e personaggi di vita e di morte quotidiana. Sembrano un po’ angeli smarriti….

Trent’anni fa sei stato con Pierangelo Bertoli nel “Spunta la luna dal monte tour” com’è stato lavorare con uno dei cantautori più ispirati della musica italiana?
Impegnativo. Bertoli, oltre che essere un big era anche disabile, quindi i paracaduti si sprecavano. Ogni giorno un decollo e un conseguente atterraggio. Poi si sa. Quando sei nella tempesta perfetta devi solo sapere che non ritornerà tanto facilmente.

Come nasce una canzone per Luca Bonaffini?
Come quelle degli altri miei colleghi immagino. Da un’idea, da un’emozione, da un pensiero. Rabbia, gioia, malinconia, serenità. Da tutto, insomma.

C’è una di queste 14 canzoni a cui sei più legato?
La perla bianca. È molto attuale, dato che tanti anziani hanno perso la loro metà.

I brani de Il paracadute di Taccola sono tutti suonati, con un sound ben definito che richiama alla memoria i tempi d’oro del cantautorato pop d’autore. La musica ha ancora qualcosa da dire o ha finito le sue cartucce?
La musica ha sempre qualcosa da dire. Sono gli autori che spesso limitano il loro raggio creativo e la doverosa energia.

Il periodo storico è decisamente difficile, soprattutto per gli operatori del mondo dello spettacolo, avevi pensato di posticipare questo lavoro o cosa ti ha spinto a pubblicare comunque questo disco?
A forza di posticipare si rischia di diventare postumi. Volevo che il mio album vivesse insieme a me.

Nel tuo curriculum ci sono anche testi teatrali: è più “facile” scrivere una canzone o un monologo? E perché?
Per me è difficile tutto. Se decidi di metterti in gioco, non è mai facile.  Poi, quando hai qualcosa davanti a te del quale sei soddisfatto, tutto si semplifica.

Tu hai avuto la fortuna di lavorare con un grande come Bertoli, ma hai scritto pure per Concato, Lolli e Nek, cosa diresti a un giovane che si appresta al mestiere di autore per altri?
In realtà Concato e Nek hanno cantato CHIAMA PIANO che è stata scritta da me. Con Lolli ho scritto solo due brani.  Ai giovani dico di scrivere, scrivere e basta. Poi, se resterà tutto nel grande archivio dello sconosciuto o se diverrà un successo indimenticabile, lo deciderà il mercato.

Ascolta il disco Il paracadute di Taccola di Luca Bonaffini

Social e Contatti

  • Website: www.lucabonaffini.town
  • Facebook: https://www.facebook.com/lucabonaffinitown

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