Il Quarto Imprevisto esordisce con “Resti”

Il Quarto Imprevisto

Il Quarto Imprevisto “Resti”

“Resti” è il disco d’esordio de Il Quarto Imprevisto, band che proviene dall’hinterland napoletano ed è attiva dal 2012. Fondata da Antonio Gera (voce e chitarra acustica) e Giovanni Feliciello (chitarre, synth). DIn “Resti” ci sono dieci canzoni in cui, tra suoni analogici ed elettronica, viene raccontata l’eterna contrapposizione tra ragione ed emozioni. Dieci affreschi di emozioni, in cui la nuda umanità viene descritta e sezionata in un linguaggio musicale a metà strada tra cantautorato italiano e pop internazionale. Lo sguardo attento su quello che accade dentro. Una finestra aperta sul mondo interno, su quanto ci attraversa. Le imprevedibili risposte dell’uomo alle sfide poste dall’esistenza.

MIRE
L’indecisione e le conseguenze possibili delle scelte sono i concetti al centro del brano a cui è affidata l’apertura del disco. La contrapposizione tra slancio emotivo e analisi razionale degli eventi porta l’uomo a mettere in discussione la natura stessa dell’interazione con l’altro, in un complesso intreccio di ripensamenti e certezze. Le strofe e gli incisi si appoggiano, si sviluppano in apparente continuità, fin quando la tensione emotiva raggiunge il climax nella coda finale: l’Io si riappropria del proprio libero arbitrio ed abbandona ogni remora alla manifestazione della propria identità.

IL NOSTRO INVERNO
Il brano propone un confronto tra gli inverni della vita. Quelli intermedi, che rappresentano le negatività e invogliano al desiderio di una nuova stagione e l’ ultimo inverno della vita che vorremmo congelare nel tempo, nonostante tutto. Evidenzia la condizione più umana possibile, dove spazio e tempo non perdonano.

DA LONTANO
Il focus è qui puntato sull’incomunicabilità di pensieri nati nella nostra mente e mediati attraverso una qualsiasi forma di linguaggio. Nel momento in cui si manifesta al di fuori di noi, un’idea è per forza di cose destrutturata ed interpretata secondo gli schemi dell’interlocutore che abbiamo di fronte. Il fraintendimento è quindi sempre più probabile, nonostante i tentativi di aprirsi all’Altro.

DOPO UN GIORNO
La voglia di ancorarsi all’Altro emerge in questo brano, lungo, intenso, facendosi quasi preghiera, in antitesi alla disincantata visione della canzone precedente. C’è qui la presa di coscienza dell’importanza della fiducia, nel mondo e nell’uomo, per una piena realizzazione di sé. La condivisione, la solidarietà, possono essere la chiave per un’esistenza serena, alleggerendo i colpi di un presente avverso.

MILLE
Le aspettative nelle persone, e in se stessi prima di tutto, possono scontrarsi con scenari improbabili. Il numero mille è da sempre collegato, nell’immaginario collettivo, a qualcosa di non numerabile o addirittura apocalittico. L’idea forza al centro di questo brano, ritmicamente irregolare, così come può esserlo la predisposizione verso il diverso, sta nella mancanza di una reazione matematica alle nostre azioni. L’imprevedibilità porta dunque a scoprirsi distanti da ciò che ci si aspettava, ad anni luce da cose e persone che si credevano pilastri nel percorso di autodefinizione.

PAGINE
Il racconto di stati, emozioni, tormenti di chi prova a trarre ispirazione da tutto ciò che osserva e lo attraversa. Il protagonista del brano prova, senza tregua alcuna, a mettere su carta, fissandole, le impressioni e le idee che assillano la mente, nella convinzione che l’unica vera cura alla propria insoddisfazione sia portare fuori di sé, dando loro una forma, pensieri e sensazioni.

NON È IL CASO
Il primo dei due brani sull’amore ed i suoi demoni. Qui è la passione ad essere messa in primo piano. Le liriche rincorrono l’andamento tango della musica, come riflessione sulla natura carnale della relazione tra uomo e donna: lì dove non arriva la condivisione, il sapersi confrontare, possono arrivare l’attrazione ed il lasciarsi andare ai propri istinti, senza freno alcuno. La liberazione è portata in musica sul finale del pezzo, quando alle parole si sostituiscono le note di chitarra classica, che freneticamente si susseguono.

PARE SIA NORMALE
Le prospettive della follia sono molteplici. Il brano pone il giusto dov’ è sbagliato, mettendo in dubbio la consuetudine. Ogni vita è vita, si pone sullo stesso piano e si confronta con le altre trascinando verso sé il proprio benessere, distorto o lineare che sia. E’ un invito a mettere in dubbio, sempre, considerando la soggettività seppur molteplice della propria condizione.

TUTTO SA DI NOI
L’altro lato dell’amore. L’assenza, la mancanza, portano qui all’idealizzazione della persona amata. Gli strumenti tutti accompagnano la voce attraverso versi di rassegnazione ed incertezza: quello che resta è l’immobilità che si sperimenta nel non riuscire a darsi, prendendosi, all’altro.
La rassegnazione tuttavia si trasforma, nel finale: una coda tendente quasi all’infinito, con una sola frase ripetuta fino allo stremo, che diventa incoscienza, rabbia, stupore, dolore.

RESTI
Le debolezze s’insidiano dentro di noi non mostrandoci mai il loro volto sin dall’inizio. Mettono a dura prova la nostra capacità di giudizio e abbattono la nostra coerenza. Esse ci guardano da lontano, e nell’istante in cui sono abbastanza vicine da metterle a fuoco, restano per sempre.

TRACKLIST:

  1. Mire
  2. Il Nostro Inverno
  3. Da Lontano
  4. Dopo Un Giorno
  5. Mille
  6. Pagine
  7. Non è Il Caso
  8. Pare Sia Normale
  9. Tutto Sa Di Noi
  10. Resti

CREDITS:
Testi e musica:
A. Gera/G. Feliciello
Produzione artistica ed esecutiva: Il Quarto Imprevisto
Recording, editing, mixing, master: Francesco Giuliano – Red Box Studios
Artwork : Serena Marra
Etichetta: Full Heads/Audioglobe

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