Il Rebus: un bel pop rock nella scena indie italiana

Eccolo. A cosa stai pensando? è l’esordio ufficiale firmato Il Rebus che esce oggi per mano di VOLUME! Records. Buona lettura di questa intervista

Ci piace raccontare di quella bella musica italiana che lascia perdere i temi più romantici e scontati, le frasi da cioccolatini e i video da tv pettinate e conformi alle regole. Ci piace invece tirar via l’energia ed il carattere, il tutto da condire con una disamina intelligente e poetica di quello che la nostra società oggi ci regala. E non sono belle storie. Lo chiediamo a Il Rebus

IL REBUS: la genesi di questo nome? Che messaggio nascondete tra le righe?
La genesi è stata casuale, il nome ci piaceva e solo successivamente abbiamo scoperto che l’etimologia del termine era appropriata, dato che effettivamente significa per mezzo di oggetti.
E noi per mezzo di oggetti ci esprimiamo.
Nella nostra musica non vi si nascondono però degli engimi infatti cerchiamo di rendere tutto il più immediate possibile sia nei testi che negli arrangiamenti.
Vogliamo che l’enigma resti confinato solo nel nome anche se non spetta a noi dirlo.

Pop Rock dei più incisivi. Energia, intimità e sicuramente carattere. Secondo voi sono ingredienti che mancano nella musica di oggi?
No, non mancano questi elementi.
Secondo noi manca la personalità.
Non tanto da parte degli artisti, ma da parte dell’industria musicale ammesso che ne esista ancora una, che cerca ancora oggi di uniformare il proprio prodotto alla moda, alla Tv o a ciò che arriva da mercati esteri.
Senza sviluppare realmente le qualità degli artisti che effettivamente hanno qualcosa da dire sia da un punto di vista musicale che testuale; artisti che solo dopo molti album e tour autoprodotti o autofinanziati riescono ad arrivare ad una fan base tale per cui una cosiddetta major, si ritrova obbligata non tanto ad investire ma almeno a stare ad ascoltare questi artisti.

Al di la della mera evidenza, cos’altro vi spinge ad affrontare temi così difficili e importanti?
Perchè vogliamo dire la nostra.
Dirlo in faccia a tutti da un palco è prendere una posizione netta, chiara.
Non per forza condivisibile ma sicuramente definita.
Spesso, si sentono canzoni che non parlano di niente o che trattano la classica questione amorosa con una leggerezza imbarazzante per quanto importante, sia questo sentimento, riteniamo più appropriato farlo trattare a chi lo sa fare davvero.
Forse, non siamo ancora pronti o forse ci viene molto più spontaneo dire che vorremmo la rivoluzione e una reale presa di posizione netta e chiara da parte di chi invece, sta nel mezzo non sceglie e si lascia vivere oppure si nasconde dietro una tastiera, anzichè vivere.

Il Rebus e Adriano Sofri. Che storia è questa?
E’ una storia nata nel 2010 in realtà.
Al tempo scrivemmo un brano, “Vuoti a Rendere”, ispirato dall’aggressione ad un gruppo di immigrati da parte di alcuni ‘ndraghetisti e chiedemmo ad Adriano Sofri, il consenso per recitare live questo suo scritto apparso su Repubblica.it il giorno seguente ai fatti.
La cosa ci è talmente piaciuta che abbiamo pensato di reinserire il brano anche in questo disco e di incorniciarlo con la lettura, proprio come accade durante i live.
La cosa che ammiriamo di questo discusso personaggio della storia recente del nostro paese, è che ha preso una posizione netta nei confronti di chi ha dimenticato le proprie origini e non si è sentito offeso da questa aggressione.
La cosa che ci fa piacere è che ha acconsentito all’utilizzo del brano ed ha apprezzato il nostro lavoro, anche perché ha aperto con dei dibattiti i concerti di Fabrizio De Andrè e per noi questa cosa ha significato molto.
Il suo passato è la sua storia. Non sta a noi giudicarlo.

Impossibile non chiamare in gioco anche il vostro parere: da musicisti, come la vedete l’ultima vicenda legata alla Siae e al suo presidente?
Dal nostro canto possiamo dirti che non ci stupisce il fatto che nella complessità burocratica della SIAE si possano nascondere personaggi del genere.
E’ molto più imbarazzante il fatto che ancora oggi non si sia fatta una riforma che tuteli tutti davvero.
Speriamo che questa vicenda smuova le acque e che si riformi questo pachiderma mangia soldi che è sfortunatamente l’unico, potenzialmente valido, strumento di tutela che abbiamo noi artisti.

“A cosa stai pensando?”: che ambizioni ci sono dietro questo esordio ufficiale?
Vogliamo suonare il più possibile.
L’unico modo che abbiamo per esprimere il nostro pensiero come band, è salire su un palco e vogliamo farlo perchè solo li ci sentiamo completi e felici.

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