Improvvisazione musicale: riflessioni e considerazioni

L’improvvisazione musicale: cos’è, come nasce, come si sviluppa, come si può apprendere? Ne scopriamo il significato nell’articolo del pianista Virginio Aiello

L’arte, e quindi la musica, nasce e si sviluppa attraverso l’improvvisazione. Questo concetto trasversale e multiculturale, pur semplicistico, è il riconoscimento che l’evoluzione dell’arte avviene per un bisogno, intrinseco e tumultuoso nell’uomo, verso la comunicazione.

L’improvvisazione musicale

La pratica dell’improvvisazione musicale è evidente in tutte le fasi della storia della musica. Essa è sempre stata una forza potente nell’invenzione di nuove forme e, qualsiasi studio storico che si limiti alle fonti teoriche e pratiche che sono giunte a noi, senza tenere nel debito conto l’elemento improvvisativo e dell’effettiva pratica musicale, presenterà necessariamente un quadro incompleto e nei fatti distorto. Ciò perché non è possibile trovare un solo settore della musica che non sia stato influenzato dall’improvvisazione e neppure una sola tecnica o forma musicale, che non abbia avuto origine dalla pratica improvvisativa o non sia stata da essa condizionata. L’intera storia dello sviluppo musicale è accompagnata da manifestazioni dell’impulso a improvvisare.

Cos’è l’improvvisazione musicale

L’improvvisazione musicale è un linguaggio composto da parti che si combinano tra loro dando origine talvolta a soluzioni originali.

Improvvisare, inventare al volo melodie, ritmi, suoni è la cosa più ovvia e naturale che esista, ed in effetti la si pratica da decine di migliaia di anni. Siamo circondati da pensieri e azioni improvvisate, si improvvisa nella commedia dell’arte, nell’action painting, improvvisano i grandi oratori, si improvvisa nel raga indiano, nel discantus ecclesiastico tardomedievale, nel barocco, improvvisano i poeti toscani in rima, in Bach, Frescobaldi, Handel, si richiede l’improvvisazione nelle cadenze.

La vita stessa è un processo largamente improvvisativo: si interagisce socialmente con i nostri simili attraverso regole condivise, siamo liberi di applicare diverse scelte e strategie all’interno di queste regole.

L’improvvisazione musicale ha svolto un ruolo di rilievo nella nascita del canto gregoriano e della polifonia, l’uso dell’abbellimento improvvisato ha raggiunto il suo apice nel barocco, mentre si è prolungata fino ai nostri giorni nella musica per organo e nell’alea contemporaneo.

Francesco Toraldo quadro jazzisti

Francesco Toraldo, olio su tela del 2012, jazzisti intenti nell’improvvisazione

La notazione arriva successivamente, come una sorta di promemoria, di traccia per l’esecutore.

Più tardi l’apparizione del pentagramma da una parte e dei simboli di durata temporale dall’altra fanno sì che l’opera musicale cessa di essere esclusivamente musicale; esiste fuori da se stessa sotto forma di un oggetto che prende nome di partitura.

Solo a partire dal diciassettesimo secolo nella musica occidentale, con l’affermarsi di una nuova concezione di compositore, la prassi improvvisativa comincia a irrigidirsi e a codificarsi, perdendo sempre più il carattere di estemporaneità per diventare prassi compositiva.

Le istruzioni che accompagnano le notazioni musicali diventano più dirette ed esplicite nel corso dell’ottocento e anche la progressiva difficoltà formale delle composizioni è tale da non tollerare più la flessibilità e la libertà di un’improvvisazione.

L’improvvisazione jazz

Nonostante questo l’improvvisazione musicale ha continuato ad esistere pur se “relegata” all’ambito istintivo e creativo del compositore. Ha dovuto aspettare la nascita e il tumultuoso sviluppo del jazz per svelarsi nuovamente come prassi esecutiva. Con il jazz l’improvvisazione tornò ad essere centrale.

Il jazz è lo stile idiomatico scelto dall’improvvisazione per darsi dignità di analisi e storicizzazione musicologica moderna, si può discutere e analizzare l’evoluzione dell’improvvisazione connettendo questa alla storia del jazz e dei suoi stili. Al musicista occidentale il jazz è servito soprattutto perché gli ha ricordato qualcosa che, nel contesto della musica occidentale, era quasi estinto; gli ha rinfrescato la memoria sul fatto che creare musica ed eseguirla non sono necessariamente due attività distinte.

Si può imparare l’improvvisazione musicale?

Da un lato, vi è l’idea diffusa che la comprensione della musica necessiti di una particolare istruzione e pratica. Dall’altro, alcuni ricercatori sostengono invece che la percezione della musica non necessiti di un particolare apprendimento, non più di quanto richiedano la percezione visiva, il linguaggio o la memoria. In un certo senso entrambi i punti di vista sono corretti, dipende dalla definizione di comprensione musicale. In termini più generali si trova questa discussione a livello delle diverse società. John Blacking, antropologo inglese, propone l’etnomusicologia come metodo per l’educazione musicale: esiste una simmetria tra uomo e musica dove l’uomo compare, da una parte, come un prodotto di processi fisiologici e cognitivi universali, dall’altra, come espressione del proprio sistema sociale e culturale.

Per chi ha ricevuto un’educazione musicale accademica, spesso la pratica dell’improvvisazione musicale, è vissuta come un percorso difficile da affrontare, pensando che occorrano chissà quali abilità o percorsi specifici di studio. Per improvvisare non è necessario avere grandi capacità teorico/tecniche su uno strumento. Anzi, un positivo rapporto improvvisativo con lo strumento rende ancora più interessante approfondire la stessa tecnica esecutiva, cioè avvicinarsi al perfezionamento tecnico utilizzando quel gusto della scoperta tipico dell’improvvisatore.

Improvvisazione e gioco

Si può immaginare come un bambino impara a camminare, o perché i bambini dimostrano una capacità creativa agli adulti ormai sconosciuta. La forza della curiosità, la mancanza di modelli preordinati, la sete di esperienze spingono ai massimi livelli la creatività. Per poter imparare a camminare, un bimbo deve mettere in moto il coordinamento di una serie innumerevoli di pensieri e azioni, per far ciò deve averne motivo e curiosità, altrimenti non lo farebbe. Si impara a camminare forse per il semplice motivo di farlo e per istinto genetico ed evolutivo, ma solo in seguito, con la razionalità, potrebbe diventare forma estetica e di piacere, per meglio capire e interagire con la realtà circostante.

La musica funziona in maniera simile: quando per la prima volta, avute una serie di indicazioni da un maestro, si cerca di produrre un suono, già si sta  improvvisando. Ovviamente non si darà a questa esperienza senso estetico o comunicativo, ma il controllo di una serie innumerevole di parametri, già complessi solo per produrre un suono sul pianoforte, rende  l’idea già di cosa potrebbe essere il futuro. Quindi improvvisazione come scoperta prima, e interazione dopo.

Alla luce di tali considerazioni, la funzione dell’insegnante diventa fondamentale in quanto soggetto creatore di nuovi stimoli e nuove esperienze per l’apprendimento.

Siamo nel XXI secolo e sarebbe necessario riavvicinarsi in maniera forse più ingenua ma sicuramente più ottimistica al significato dell’improvvisare e al perché un musicista o un allievo scelga o debba farlo. I vari elementi trattati in questo articolo fanno concludere che l’improvvisazione musicale ha un ruolo fondamentale nello sviluppo delle attitudini musicali dell’alunno e nella sua formazione globale, ma anche come nuovo punto di vista sull’interpretazione della musica scritta.

Virginio Aiello
Pianist, Composer, Accordionist

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Info: https://www.facebook.com/virginioaiellopiano

Ringraziamo il pittore Francesco Toraldo per le immagini dei suoi bellissimi dipinti. Maggiori informazioni le potete trovare su www.francescotoraldo.com

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