INTERVISTA | Agadez ci presenta “Queendoms”

Queendoms è il disco di debutto di AGADEZ, cantautrice e compositrice di origini mediterranee, studiosa del sacro femminino, nonché appassionata delle tradizioni esoteriche e sciamaniche d’oriente e d’occidente. Le abbiamo rivolto alcune domande

L’1 Febbraio è uscito “Queendoms”, l’album di debutto di AGADEZ. E’ il giorno in cui cade la festività di Imbolc, immagino non sia una casualità. Puoi spiegarci un po’ questa scelta e la relazione con il tuo progetto e con l’album che stai presentando?

Imbolc è il momento in cui l’energia maschile e quella femminile si incontrano per dare origine alla vita. 

Poiché è la festa della Purificazione, della Trasformazione e della Rinascita, è anche il momento ideale per iniziare un nuovo ciclo, di cambiamenti profondi. Quale momento migliore per un risveglio alle dee e per far emergere il sacro femminile evocandole e invocandole?

Come mai hai scelto lo pseudonimo di AGADEZ? che significa?

Agadez è una stella Tuareg indossata dalle donne della tribù per non perdersi nel deserto. Dona protezione e aiuta a ritrovare sempre la via di casa, il centro del proprio cuore.

Dopo l’esperienza col progetto musicale The Magic Door, fondato con Arthuan Rebis e Vincenzo Zitello, ho voluto darmi un nome che sposasse l’essenza della mia ricerca, centrata sul femminile sacro. Un percorso che spazia tra epoche e culture talvolta molto distanti tra loro, ma che hanno un cuore comune. Dalle civiltà arcaiche matrifocali, a quelle sciamaniche e tribali, alle tradizioni sapienziali occidentali e mistiche orientali: la Dea c’è sempre stata, a volte nascosta e segreta, spesso vietata e rinnegata.

Raccontaci qualcosa del tuo background musicale e non.

Ho iniziato molto giovane a sperimentare con la video arte, per poi approdare al cinema come regista. Ma la musica è sempre stata la mia principale ispirazione, l’immancabile compagna delle mie esplorazioni, interiori ed esteriori. Nel conoscere altri mondi – luoghi, popoli e culture del passato e del presente – la musica mi ha sempre permesso di “entrare”, di immaginare, di comprendere più profondamente, di immedesimarmi. Per (rin)tracciare l’essenza della Dea, ho scelto di fare un disco anziché un film per questo motivo.

In “Queendoms” presenti 10 dee, una per ogni brano del disco. Come le hai selezionate? ne hai una a cui sei particolarmente legata?

Tra le prime dee a cui è stato dato un nome, verso il 3000 AC, ho scelto le dieci che desideravo raccontare di più. Chi per assonanza (come Inanna e Aphrodite), chi per rivendicazione (Lilith!), chi perché appena scoperta me ne sono innamorata (Vacuna), chi per devozione (Tara).

A seconda dei momenti, mi sento più vicina a una o all’altra, oppure sento necessità di esprimere più una che l’altra. In assoluto la dea che più vorrei emanare è Aphrodite, quella più antica però, ovvero l’antenata dell’Aphrodite olimpica del V secondo AC, che dell’originale è una notevole riduzione, un frammento direi. 

In “Tanit”, primo singolo estratto partecipano due voci straordinarie: quelle di Angélique Kidjo e di Loire Cotler. Come le hai conosciute e cosa apportano le loro voci al brano?

Angelique l’ho conosciuta venti anni fa tramite la mitica Annie Ohayon, che è colei che sentendo Tanit ha avuto l’idea (geniale!) di proporgliela. È una donna straordinaria, con un’energia meravigliosa e travolgente, come del resto è la sua voce. 

Loire l’ho conosciuta come compagna di Glen Velez, il mio maestro di tamburi nonché l’autore di tutte le percussioni di “Queendoms” (e prima di “The Magic Door”). Con Loire siamo diventate molto amiche e condividiamo tanto. Infatti la sua voce è in tre brani dell’album (Tanit, Vacuna e Lilith).

Entrambe hanno voci molto potenti, con una qualità “selvaggia” e primordiale, per cui entrambe esprimono la forza femminina prorompente tipica di Tanit.

In un periodo storico come il nostro hai scelto di dedicare un intero disco al culto femminino…è una scelta nata anche dai tempi moderni oppure non ha nulla a che fare con tutto ciò?

Non so quanto i “tempi moderni” influenzino le mie scelte di questo tipo, ovvero quelle più intime e interiori, come il fare un disco sul tema del mio cuore. Sono spesso in disaccordo con chi sostiene che oggi la questione femminile sia parecchio migliorata, perché se ragioniamo “in proporzione” ai tempi e ai cambiamenti, oggi dovremmo poter avere una Papessa, altro che una premier donna! E non solo è ancora impensabile che una donna possa diventare il capo di una delle tre religioni più diffuse al mondo, quelle monoteistiche e patriarcali, ma non può diventare nemmeno sacerdotessa! 

Certamente auspico un risveglio della propria dea interiore e un’interazione/integrazione di femminile e maschile sacri in ognuno di noi. Se il mio disco incuriosirà anche solo poche persone e stimolerà a un’esplorazione di questa dimensione, ne sarò felicissima. Ma onestamente ciò che mi ha spinta a fare questa scelta è stata un’urgenza tutta interiore.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Come regista sto preparando un film dell’orrore, il mio primo horror. Sogno di comporne anche la colonna sonora… magari se sentono Lilith me lo permetteranno!

Come Agadez sono al lavoro su versioni dei brani da eseguire live e sui video di Queendoms, che sto realizzando con l’amica Lucrezia Testa Iannilli.

Nel frattempo mi vengono idee per progetti e collaborazioni nuove… stay tuned!

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