INTERVISTA | Bowrain, il pianista che nella sua musica cerca il “suono”

Tine Grgurevič in arte Bowrain è un pianista sloveno che ha pubblicato il suo primo progetto solista dal titolo 2020 Seconds Alive, L’abbiamo intervistato per saperne di più…

Ciao Tine, grazie per l’intervista. Potresti presentarti ai nostri lettori e dirci qualcosa sul tuo nome d’arte Bowrain?
E’ un piacere. Mi chiamo Tine Grgurevič, sono un pianista, compositore, produttore e infine anche un vocalist. Ho studiato piano jazz nei Paesi Bassi (a Rotterdam e Amsterdam) e negli Stati Uniti per un breve periodo (a Philadelphia). Ho iniziato nel 2013 ad usare il nome Bowrain, quando stavo producendo il mio album di debutto “Far Out”. Dentro alla parola Bowrain, c’è il termine “rainbow”, che significa arcobaleno, cioè un fenomeno metereologico ma che può avere significati più profondi; indica diversità, multiculturalismo, pluralismo, uguaglianza…Credo che questi siano alcuni dei valori più importanti al giorno d’oggi.

Qual è il tuo background musicale e artistico e come questo ha influenzato la tua musica?
La mia musica è un miscuglio di generi. Sarà sempre così (torniamo al significato del mio nome d’arte). Sono stato influenzato dalla musica classica e dal jazz in passato ma devo dire che oggi le mie influenze e ispirazione possono arrivare da svariate cose. Il silenzio per esempio è molto importante per me, senza questo non potrei essere creativo.

Se potessi descrivere la tua musica attraverso 3 aggettivi o parole, quali sceglieresti e perché?
Suono, suono e suono. La musica è nient’altro che suono e a volte si fonde bene anche con i testi.

Il tuo ultimo 2020 Seconds Alive è un progetto molto vasto e ambizioso dal momento che include un disco live, un video live e un concerto. Da dove nasce l’idea di creare tutto ciò e qual è il messaggio che volevi comunicare con questo?
Credo che questa ambizione venga dal credere che le persone abbiano la necessità di connettersi le une con le altre, ora più che mai. E’ molto facile cadere nella trappola dell’individualismo ed è qualcosa verso cui siamo spinti in continuazione. E’ chiaro che il capitalismo non funzioni più e spero che attraverso la grande crisi che ha portato questa pandemia la gente realizzi di aver bisogno gli uni degli altri sempre più. E’ tempo di essere umili e generosi. Ho vissuto all’estero per 11 anni e nel 2016 sono tornato nella mia città natale, Lubiana. Mi manca l’ambiente multiculturale di grandi città come Rotterdam, Amsterdam, Philadephia, Berlino, Barcellona… Ma allo stesso tempo amo la Slovenia e il talento che si può trovare qui. La gente è più propensa a collaborare. Quando abbiamo lavorato a 2020 Seconds Alive, non immaginavo che il progetto sarebbe stato così tanto documentato e ben accolto.

Lo strano paradosso della crisi portata dal COVID-19  è che le persone (me incluso) si sono ritrovate all’improvviso ad avere tanto tempo libero durante i vari lockdown. Quindi ci siamo presi tanto tempo per finire il progetto nel migliore dei modi. Ne sono molto orgoglioso e il ricordo di questo resterà per sempre su un CD e un video live che potete trovare sul web.

Le canzoni di questo disco sono molto diverse le une dalle altre. Qual è il fil rouge che le lega?
Il fil rouge è la storia che puoi decidere di seguire oppure no. E’ l’ascoltatore che decide e sente la connessione. Sono consapevole che per alcuni più risultare difficile seguire un tale mix di genere e anche questo va bene! Alla fine è qualcosa di personale

Questo progetto, come abbiamo detto, è molto incentrato sull’aspetto “live” ma stiamo vivendo un periodo in cui i concerti sono stati bloccati per tantissimi mesi, più di un anno. Quali sono le tue riflessioni a riguardo?
E’ molto vero. Sembra quasi che questo disco venga da un altro mondo. E’ impossibile predire il futuro, come abbiamo visto in questa pandemia. Un piccolo virus ha condizionato l’intero pianeta e cambiato le nostre vite completamente. Chi può dire che altro accadrà? Comunque credo che la musica live non morirà mai. La gente ha bisogno di concerti nelle proprie vite e prima o poi gli eventi dal vivo torneranno.  Durante i vari lockdown, ero così disperato che ho iniziato ad esibirmi in streaming, dando vita a piccoli concerti solisti al pianoforte, in diretta dal mio salotto. Ho ricevuto così tanti riscontri sui social, le persone sentivano proprio il bisogno di assistere ad un concerto. Diciamoci la verità, il mondo non può esistere senza la cultura, così come non può esistere senza cibo. E’ la stessa cosa. Al momento la musica è stata digitalizzata e lo streaming ha preso il sopravvento sul web ma questo non può soddisfare totalmente né i musicisti né il pubblico. Noi esseri umani siamo animali sociali e la musica live e l’arte ci connette gli uni con gli altri, ma dà anche un senso più profondo alla nostra monotona routine quotidiana.

Una volta che i concerti torneranno, hai in programma di potare in tour “2020 Seconds Alive”? Come pensi di sostituire l’orchestra con cui hai registrato il cd e il video?
No, non ho in programma di ripetere questo progetto. Infatti sono già al lavoro su qualcosa di nuovo che si chiamerà “Wakupcall” e sarà un disco in studio. Questa volta mi sentirete anche cantare.

Una considerazione finale di Bowrain sulla musica jazz al giorno d’oggi.
Richiesta difficile! Il mondo jazz è molto vasto al giorno d’oggi; che sia la musica legata alla tradizione jazz americana o l’improvvisazione in generale, il free jazz, la fusion. La cosa interessante è che il jazz sta guadagnando uno status simile a quello della musica classica perché viene suonata negli stessi luoghi. La musica jazz oggi è molto istituzionalizzata, basta vedere le scuole in cui viene insegnato in tutto il mondo, e spesso quindi i musicisti che escono da queste scuole sono esperti ma non necessariamente possiedono apertura mentale nei confronti degli altri generi.

La concorrenza è enorme, quindi se vuoi diventare un musicista jazz di successo devi studiare per ore e ore. Cosa divertente: i musicisti jazz un tempo facevano spesso uso di droghe, oggi invece sui palchi li vediamo solo con salviette e acqua.

Credo che sia perché la musica richiede una grande attenzione sia per chi la suona che per chi ascolta.

Social e Contatti

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