Interprete, chitarrista e cantautrice genovese Irene Manca con Everything in its Place (autoprodotto insieme al compositore e producer Simone Carbone) ci regala una cartografia sonora delle emozioni sospesa tra alternative rock, folk e pop esistenzialista, con inflessioni prog. Il videoclip del brano “A place Somewhere in the Time”, contenuto nell’album, è stato realizzato durante la serata di presentazione del disco presso La Claque, spazio culturale e teatrale del Teatro della Tosse, presso i Giardini Luzzati a Genova. Un’esibizione che sorprende per carisma e sensibilità, e un timbro vicino, nei bassi di velluto, a Barbra Streisand. Blog della Musica l’ha incontrata per una chiacchierata.
Lei ha studiato canto con Giulia Ottonello. Qual è l’insegnamento più utile che le ha trasmesso la cantante e attrice (che alcuni ricorderanno anche per la partecipazione ad Amici)?
Giulia ha una conoscenza immensa e una grande sensibilità, artistica e umana. Lei mi ha dato una fortissima spinta dal punto di vista della crescita tecnica, ma gli insegnamenti dei quali ho fatto maggiore tesoro riguardano alcune questioni mentali che influenzano l’espressione vocale: l’importanza della sicurezza di sé, la conoscenza del legame tra benessere e voce e la consapevolezza di ciò che si vuole trasmettere.
Parte della critica sottolinea una sua affinità timbrica con Elisa. A noi sembra che lei abbia molto della stessa Ottonello (si ascolti a proposito la versione in inglese, Permission, a cura di Corrado Rustici, di Spezzami il cuore, scritto da Moltheni.) Lei che ne pensa?
Sono lusingata da queste affermazioni che ritengo siano grandissimi complimenti. Elisa, specialmente nei suoi primi lavori, è per me un riferimento importante da un punto di vista stilistico ed emotivo. Anche Giulia Ottonello lo è, e mi ha fornito un esempio di come utilizzare tante delle sue sfumature per poter comunicare. Al contempo, proprio perché ho avuto il privilegio di sentirla cantare spesso, talvolta senza neanche l’uso del microfono, so che c’è una grande differenza tra me e lei da tanti punti di vista: ho ancora tantissimo da imparare prima di ottenere la sua potenza e la sua padronanza della voce, cosa che le consente di avere una varietà espressiva incredibile. Lei, inoltre, ha anche tanto del musical e del jazz, e di altri generi che purtroppo non fanno parte del mio vocabolario. Insomma, c’è un bel divario dato da talento, studio ed esperienza. E ricordo che a 18 anni Giulia stupiva l’intero paese con la sua competenza ed emotività. A quell’età, io avevo una vocalità ancora totalmente ineducata. Insomma, vorrei poter dire di avere tanto di Giulia Ottonello, ma sarebbe un grande azzardo.
Ascolta il disco di Irene Manca
Quali sono i suoi più diretti riferimenti artistici?
Ne ho tanti, e tutti piuttosto distanti tra loro. La scrittura alla base oscilla tra il mondo intimistico ed essenzialista di Lizzy McAlpine e le strutture di Porcupine Tree e Steven Wilson.
Indubbiamente il mio amore per il progressive rock e metal è determinante nella direzione che provo a dare all’arrangiamento dei miei brani, e per poterlo fare mi avvalgo della collaborazione con Simone Carbone, il mio produttore, che riesce sempre a trovare un buon equilibrio tra le sonorità del progressive metal moderno di Tesseract e Leprous e la centralità della chitarra acustica data dai nomi che citavo prima.
Lo scorso 29 novembre ha presentato l’album a La Claque, spazio culturale e teatrale del Teatro della Tosse. Che accoglienza ha avuto?
È stata una serata incredibile per me e per i musicisti che mi hanno accompagnata. Genova è casa nostra, ed è forse per questo che non si è rivelato troppo difficile coinvolgere tante persone. Il sold out è stato comunque una bellissima sorpresa, probabilmente esito di un buon impegno nella promozione, congiunto con i New Gen, il gruppo che ha aperto la serata.
Al di là dei numeri, è stato un concerto molto emozionante per me, la partecipazione del pubblico è stata meravigliosa, e ci ha dato una bellissima risposta in termini di energia ed emozione.
Nel 2023 ha preso parte al Lilith Festival, evento di punta di Lilith Associazione Culturale e occasione importante di riflessione sulla partecipazione delle donne “sul, dietro e oltre il palco”, nonché, più in generale, sullo stato della musica d’autore. Nel 2024 ha partecipato alla quinta stagione di Because the night (la notte delle cantautrici),rassegna dedicata al cantautorato femminile indipendente ideata e diretta dalla cantautrice siciliana Marian Trapassi.Quanto le sta a cuore l’eliminazione del gender gap, in ambito non solo musicale?
Mi sta molto a cuore. Credo sia fondamentale eliminare le disparità e credo che, sebbene la strada sia ancora lunga, sia un po’ più chiaro che è fondamentale fare rete. Credo inoltre sia importante eliminare la paura, che percepisco spesso nelle persone, di definirsi femministi.
I suoi testi sono fortemente introspettivi. Riuscire a mettersi a nudo in musica è un’attitudine innata o l’esito di un percorso?
Per me è l’esito di un percorso. Quando iniziai a scrivere canzoni, a 12 anni, scelsi la lingua inglese poiché temevo che le persone intorno a me potessero capire e giudicare i contenuti dei miei testi. Crescendo, inoltre, ho evidenziato qualche difficoltà nel comunicare i miei sentimenti alle persone a me care. Grazie alla terapia e alla scrittura stessa ho lavorato molto su questo mio aspetto e ho imparato ad aprirmi, nella composizione e nelle relazioni, scoprendo inoltre che mostrare le proprie debolezze può portare a risultati sorprendenti.
Il brano che Irene Manca vorrebbe avere scritto?
Sono tanti, troppi. Oggi mi sento di menzionare “October Sky” di Yebba.
Il brano suo che attualmente la rappresenta maggiormente?
Just Like Water. Anche se il testo racconta di alcune mie debolezze sulle quali penso di essere riuscita a lavorare, è forse il brano che mi rappresenta in modo più sincero, anche da un punto di vista musicale.
Il tratto prevalente del suo carattere?
Difficile rispondere. Uno piuttosto centrale è l’emotività.
La cantautrice che vorrebbe vedere sul palco di Sanremo?
Sarò onesta, ammettendo che non guarderò il festival. Sarei però felice di vedere su un palco così importante tante cantautrici che non hanno la visibilità che meritano. Un nome: Emma Nolde.
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