INTERVISTA | Lorenzo Bellini, Source: “Cerco un’esigenza artistica autentica e personale”

Si intitola Source il nuovo album del pianista e compositore italiano Lorenzo Bellini recentemente pubblicato dall’etichetta GleAM Records. In questo lavoro il sound è completamente immerso nella scena jazz contemporanea dove l’imprevedibilità armonica e ritmica incontra la grande personalità del leader evidenziata da un insolito senso della melodia e da una brillante visione delle strutture e della composizione. La formazione è completata da Luca De Toni (chitarra elettrica), Matteo Padoin (contrabbasso) e Andrea Dionisi (batteria), musicisti che si sono incontrati per la prima volta all’interno delle mura del Berklee College Of Music attivi a livello internazionale nella scena musicale europea. Lorenzo Bellini racconta al Blog della Musica il nuovo disco Source.

Lorenzo Bellini ciao e benvenuto sul Blog della Musica intanto. Il quartetto di questo disco nasce dalla partecipazione al Berklee College of Music. Cosa ha rappresentato per te e per la band questa esperienza?

Grazie mille per l’invito. Studiare a Berklee è stata un’esperienza arricchente e stimolante sotto molti punti di vista; primo su tutti la possibilità di incontrare persone provenienti da tutto il mondo con cui confrontarsi su linguaggi musicali diversi ma convergenti. Vivere per anni in un paese in cui il jazz è sentito come la principale tradizione musicale penso ci abbia aiutato a sentirci parte di questo movimento e capaci di esprimerci nelle sue forme e col suo linguaggio.

Source è il titolo del tuo disco in quartetto ed è un riarrangiamento del famoso Andante cantabile di Čajkovskij. Ha un significato particolare per te?

Il titolo Source nasce proprio dal brano che porta lo stesso nome, composto espressamente per il nostro quartetto nei primi momenti del nostro percorso insieme. Nell’estate del 2023 abbiamo preso parte al concorso Music4TheNextGeneration, presentando una versione moderna dell’Andante Cantabile dal Quartetto n.1 op.11 di Čajkovskij. È stato proprio il carattere rigenerante e quasi primaverile di una delle frasi melodiche – in particolare il secondo tema – a ispirare la nuova veste del brano. Questo momento ha segnato un punto di svolta per noi: è attorno a questa esperienza e a questo pezzo che il gruppo ha davvero preso forma. Per questo motivo, Source ci è sembrato il titolo più naturale per racchiudere l’essenza del nostro primo lavoro discografico.

Un disco che a nostro avviso ha un sound contemporaneo ma dove si evince, a nostro avviso, un grande rispetto per la tradizione. Ce lo vuoi descrivere?

Source è un album di 6 tracce originali, il primo registrato con il quartetto formato da me e Luca De Toni (chitarra elettrica), Matteo Padoin (contrabbasso) e Andrea Dionisi (batteria) Nonostante la registrazione dell’album sia avvenuta ad agosto 2024, I brani sono stati scritti in periodi diversi tra loro. C’è per esempio Fragile Spirit, scritto circa due anni prima e continuamente riplasmato col passare tempo; c’è Auntie Lu, composto poche ore prima della registrazione e Odruis, nato proprio in studio. Se nei confronti dei brani scritti da tempo – come Fragile Spirit e Source – c’è stata una certa confidenza e una piuttosto chiara aspettativa sonora, non si può dire lo stesso di quelli più recenti come Auntie Lu e Out Of The Blue, in cui ci abbiamo ricercato freschezza e imprevedibilità. Nella scrittura dei brani, più che ricercare l’innovazione a tutti i costi o indicare un chiaro riferimento a una certa tradizione, ricerco un’esigenza artistica autentica e personale, plasmando allo stesso tempo i brani sulla base delle potenzialità e delle esperienze individuali e specifiche dei musicisti che li suoneranno.

Ascolta il disco Source di Lorenzo Bellini

Oltre alla title track, Source, quali sono i brani più rappresentativi di questo disco?

Essendo un album complessivamente piuttosto breve e avendo al suo interno brani sufficientemente diversi, penso che ognuna delle tracce in qualche modo possa esserne rappresentativa. Se Out of the Blue, Fragile Spirit e Source sono composizioni più estese e complesse, Auntie Lu e Offering hanno melodie più ridotte.

Pianoforte e chitarra, due strumenti armonici che tuttavia secondo noi possono convivere insieme. Come avete lavorato alle composizioni?

Avere chitarra e pianoforte in uno stesso brano è, a seconda dei contesti, una sfida ma anche una bellissima opportunità. Durante le prove con Luca cerchiamo il più possibile di trovare un equilibrio che riesca a far convivere i due strumenti, spesso influenzandoci l’un l’altro. Ad esempio, in Out Of The Blue – nella sezione A – la melodia di genesi più propriamente pianistica è stata abbracciata in pieno dalla chitarra, con la ricerca di un unisono che suonasse il più possibile come un singolo strumento. Nella B e nel solo invece, la chitarra di Luca tira fuori una componente blues che non era stata contemplata in fase di scrittura. Questo ovviamente informa il modo di suonare del piano (e degli altri strumenti), sia nell’accompagnamento che nel solo, offrendo una chiave di lettura più chitarristica. La familiarità di Luca, inoltre, con la produzione di suoni ed effetti spesso fornisce un sostrato sonoro pervasivo e sonicamene “fluttuante”, permettendo al piano di non dover sempre assolvere alla sua funzione armonica e di concentrarsi sulla melodia.

Ci vuoi parlare adesso del tuo percorso musicale? Come ti sei avvicinato alla musica e che tipo di studi hai percorso?

Da bambino mi sono avvicinato alla musica grazie ad un insegnante di piano privato a cui mia mamma mi ha accostato, assecondando un mio personale interesse; per tanto tempo la musica è stato un gioco, tra piccole composizioni e l’accompagnamento del coro durante la messa in chiesa. A 16 anni ho deciso di fare di questo interesse un qualcosa di più serio e strutturato, entrando nella classe di pianoforte classico di Enrico Stellini alla Scuola di Musica di Fiesole. Questa esperienza mi ha insegnato l’importanza della tecnica e della disciplina nello studio. Nel 2018, a seguito di una bellissima esperienza in cui, nello stesso studio di registrazione dove Source è stato inciso (il The Basement di Federico Pelle a Vicenza) ho registrato professionalmente la mia prima composizione, ho deciso di seguire il consiglio di Federico e di provare l’ammissione al bachelor di Berklee, che si è concretizzata nel mio trasferimento a Boston nel settembre dello stesso anno. Lì, il mio interesse per la composizione e il songwriting si è velocemente trasformato nell’esigenza di studio del pianoforte jazz, in cui sentivo di essere carente e in cui vedevo il maggiore margine di crescita, anche come stimolo compositivo. Durante questo periodo ho avuto il privilegio di avvicinarmi alla musica Gospel. Dopo essermi nel 2021 laureato in Performance e a seguito di una piccola parentesi di sei mesi di vita a New York nel 2022 – per me fondamentale per apprezzarne la qualità delle scene jazz e Gospel – mi sono trasferito a Londra, dove avevo ottenuto una borsa di studio per il master di due anni in pianoforte jazz alla Royal Academy Of Music. Qui ho approfondito lo studio dello strumento e della composizione insieme a Pete Churchill, Gwilym Simcock, Kit Downes e altri. Mi sono laureato nel luglio 2024, trasferendomi finalmente a Vienna, dove vivo tuttora.

Invece quali sono i tuoi riferimenti musicali e i musicisti che hai apprezzato maggiormente?

Da quando ho vissuto per qualche mese a New York, nel 2022, mi sono innamorato della scena musicale e dell’eredità artistica che viene ogni notte portata avanti nella città. Nasce da qui la passione per i giganti del passato del jazz di New York, come Mulgrew Miller e Kenny Kirkland, nonché l’eterno John Coltrane. Tra i contemporanei adoro Fred Hersch, Sullivan Fortner e il sassofonista Immanuel Wilkins. Come dicevo, quando ho vissuto in America ho avuto modo di avvicinarmi alla musica Gospel, suonando in varie chiese battiste, tra cui quella del mio insegnante e mentore Dennis Montgomery III. È lui sicuramente una delle più grandi influenze nel mio suono. Amo poi Gustav Mahler, la sua melancolia da ultimo dei romantici e sicuramente Chopin, che il mio insegnante di pianoforte classico a Fiesole, Enrico Stellini, mi ha fatto apprezzare profondamente.

Ci sono invece dei musicisti con cui ti piacerebbe collaborare?

Come sassofonisti sicuramente Immanuel Wilkins; Ambrose tra i trombettisti; come bassisti mi piacerebbe poter suonare con Christian McBride e Thomas Morgan; tra i batteristi Brian Blade e tra i chitarristi Julian Lage. Sarebbe poi un sogno poter suonare con e per Sting.

Prima di lasciarci qualche coordinata. Prossimi concerti e soprattutto c’è qualcosa di nuovo in cantiere di cui vuoi parlarci?

Tra ottobre e novembre 2025, la band sarà in tour (the “Source” tour) in varie città europee, con un buon numero di date che è già in calendario. Le date sono in continuo aggiornamento e sicuramente continueranno anche nel 2026. Al momento nuovi brani sono stati scritti, e stiamo già pensando al prossimo lavoro…

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