INTERVISTA | In orbita come lo “Sputnik”: bellissime ispirazione con Nevica Noise

Intervistiamo oggi Gianluca Lo Presti che ci racconta il suo progetto musicale Nevica Noise e il nuovo disco dal titolo Sputnik

Ci troviamo di fronte a qualcosa che leva via la matematica e tutte le finte promesse di equilibrio. Siamo di fronte alla musica “Altra”, quella che sperimenta e che compone nel momento esatto della creazione. Ispirazione e improvvisazione digitale quella che Gianluca Lo Presti nel suo nuovo progetto Nevica Noise pretende ed elabora in questo nuovo disco dal titolo Sputnik. Una ricercata sintesi di base sulla quale sviluppare improvvisazioni e “rumori” di cultura – appunto – noise… circoli e ricircoli che diventano viziosi giri concettuali, ipnotici e concentrici… davvero come le orbite eterne dello Sputnik. Un Ep che ha salde basi terrene per sviluppare sue personali elucubrazioni artistiche. Questa mattina vi abbiamo mostrato il video di lancio del singolo Crisalide d’aria. Ora una interessante intervista con Gianluca Lo Presti.

Produttore e discografico prima che musicista. Questo cosa significa e come si riflette nel tuo fare musica?
In verità quando ho iniziato ad occuparmi di musica era il contrario. Diciamo che mi sento principalmente un musicista che ama lavorare anche sulla musica di altri artisti.
Penso che questi due aspetti siano profondamente legati e rispecchino esattamente la mia personalità. Non credo riuscirei ad essere l’uno o l’altro solamente. A volte sento la necessità di tornare alla mia musica e ai miei progetti dove sono più libero di sperimentare e rischiare non avendo la responsabilità di altre persone. Mi piace immaginare il produttore artistico come un allenatore di calcio che è stato anche calciatore e sa esattamente cosa significhi stare 90 minuti in campo. Ecco essere musicista mi aiuta tantissimo a fare il produttore perché riesco a capire meglio le esigenze dei musicisti.

Improvvisazione catturata e incisa per fermarla. Un brano diventa così figlio di quell’istante. Non trovi che sia un controsenso fermarla?
Credo che una composizione sia come una fotografia; tu la “fermi” in un immagine ma ognuno può darle poi l’interpretazione che vuole nel senso che non si limita a riprodurre la realtà e basta ma è filtrata dal nostro gusto e dalla nostra percezione soggettiva. Non si tratta di fermarla ma di immortalare quel preciso istante della tua vita dove un anno dopo quel pezzo lo rifaresti diverso perché è cambiata la tua percezione e sensibilità. Tutto è mutevole quello che “fermiamo” cambia in base a quello che ci trasmette (emozioni, ricordi, pensieri ecc.) nel tempo che passa quindi forse crediamo di fermarlo ma non è così. Quante volte capita che una canzone un tempo ci dava i brividi e poi non ci trasmette più le forti emozioni di prima… siamo cambiati noi ma purtroppo non siamo ancora in grado di performare un’arte che sia mutevole come il tempo e le nostre emozioni che passano. Sarebbe interessantissimo!

Sembra quasi privare il brano di questa mutevolezza che l’improvvisazione punta a dare…
Consideriamo un altro aspetto interessante…questi brani ogni volta che li suoni dal vivo sono sempre diversi,esiste si un canovaccio sonoro di partenza ma si va molto a mood del momento, l’esecuzione è abbastanza libera. Nel disco c’è soltanto una delle possibili interpretazioni ma non è detto che sia la migliore, forse è stata la migliore di quel momento in sala d’incisione ma più suoni un pezzo più lo fai maturare come il buon vino, cambia sempre qualcosa per non parlare dell’aspetto emozionale a volte l’interesse e l’entusiasmo del pubblico ti motiva a tal punto che tiri fuori performance incredibili grazie a questo magico scambio energetico.

p.s. tornando alla questione del produttore/musicista ecco come potrei passare giornate intere isolato in studio senza sapere che cosa si prova su un palco quando la gente ti manda addosso tutte queste vibrazioni positive?
Sono le emozioni a prescindere che danno senso a a tutto altrimenti si cade nell’asetticità e non puoi più parlare di arte ma di mera rappresentazione.

Sputnik, un circolo vizioso di suoni, un ritornare e una psichedelica vista circolare del mondo. Ti piace questa chiave di lettura?
Questo concetto apre lo spazio a un conflitto di base degli esseri umani; La circolarità all’infinito comporta abitudine e adattamento alle cose
È confortante perché sai sempre quello che succede quindi riduci la paura e l’ansia per cui avere una base sicura di noi stessi è necessario MA… (e qui unisco la risposta anche alla domanda successiva). Alla lunga l’abitudine uccide,la sorte dello Sputnik è una condanna a non potere più uscire da un cerchio infinito.
La novità, l’imprevisto,il cambiamento divengono fondamentali per dare aria nuova alla vita… noi abbiamo bisogno di entrambe le cose per stare in equilibrio anche se i pionieri sono quelli che si sono spinti oltre e hanno rotto il cerchio dell’abitudine a loro volta rischiando incomprensione, isolamento e solitudine.Tra appartenenza e Identità io ho sempre scelto la seconda consapevole delle conseguenze ma se dovessi trarre delle conclusioni a dove sono arrivato ne è valsa la pena!

Per chiudere raccontaci di questo video: Crisalide d’aria
Il video è stato girato nella zona portuale di Ravenna la città dove vivo da tanto tempo e la regia affidata ad un caro amico musicista e artista visivo di talento Mario D’Anelli con cui collaboro per la prima volta. È sua la chiave di lettura del brano io gli ho lasciato carta bianca ma creare immagini per oltre 8 minuti non credo sia stata una cosa facile!
Nel video appare anche il mio alter ego di questo progetto Alessandro “Gomma” Antolini che ha suonato le “doppie batterie” nel disco e che mi accompagna in tour.
Voglio ringraziare anche i ragazzi di Darsena Pop Up/Akami in particolare Marco Luongo che ci hanno offerto i loro suggestivi spazi per le riprese tra natura e containers!

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