I mathpop Jarvis

Jarvis (leggi l’intervista), band math pop con Simone Vaccaro, Mattia Frassinetti, Francesco Bertoli. Giovanissimi, nati nel 2015 grazie a Gianluca Bonelli e Larsen Premoli

La band mathpop JARVIS, plasmata a tavolino dal bassista e compositore del gruppo, Gianluca Bonelli, e il produttore Larsen Premoli, nascono nel 2015 a Milano: un agglomerato di “malsane e orecchiabili idee di scrittura” con l’aggiunta di tre componenti fondamentali a chiudere la line up: Simone Vaccaro, talentuoso batterista che già bazzicava nei pressi di RecLab (studio di registrazione, mixaggio e mastering di Larsen), Mattia Frassinetti, chitarrista di natura Math Rock/Math Core, e Francesco Bertoli, il bel cantante.




I Jarvis, la band di mathpop italiana, sono giovanissimi sia anagraficamente sia a livello musicale: l’età media è di 20 anni e sono agli esordi ma hanno molto da dire. Il genere musicale che propongono lo definiscono Math Pop e spazia tra sonorità Indie e Alternative Rock.

“I wanna tell you a story about an acrobat. It’s a funny situation, I’m going to explain” Badabap The Parrot

Tali “Fantastici 4” raggruppati sotto la supervisione tecnica e sonora di Larsen, iniziano a rimaneggiare e riarrangiare con cura e dettaglio quelle malsane e orecchiabili idee di scrittura che costituiscono la base di We Are Jarvis, primo EP della band.
Le sei tracce costruiscono un’immagine nitida e semplice di quello che in sintesi è la musica dei Jarvis, “un pacchetto di quattro umanoidi con un solo nome azzurro marchiato a puzzle sulle sfaccettature dei propri corpi. Un distillato di note forti e spigolose come zaffiri o docili e rotonde come gocce di felicità, che si sa, contiene tutti i colori, proprio come il bianco”.

“With stencils I’m drawing lightning in the sky so high where I can’t control my hand. It won’t be the same if you leave” In A Frame

I testi delle sei tracce dell’EP nascono da spunti sempre differenti: ci sono gli episodi realmente accaduti e ricomposti in chiave metaforica come “In A Frame”, racconto di un’importante storia d’amore, oppure “Paper Money”, ispirata a una persona che casualmente trova dei soldi per terra e viene inseguita da una folla di presunti proprietari del malloppo.

“280 -10” si interroga sulla possibilità di un amore reale tra un uomo in evidente sovrappeso e una snella giocatrice di pallavolo con poca autostima, mentre Plot Twist (qui il video) racconta dell’omonimo pagliaccio che cerca dal dottore una cura per le sue crisi esistenziali senza trovarla ma forse sbagliando anche il posto in cui cercarla.
Sarà, anche in questo caso, l’amore la risposta?

“Wasting time losing myself rolling around makes me right” 280–10

E poi ci sono i sogni. Racconti che non hanno nulla di verosimile e di collocabile nel mondo reale come la “Space Mama” che un disperato astronauta orfano di madre ritrova negli occhi di un alieno in un viaggio nello spazio e “Badabap The Parrot”, dove un pappagallo di lego si scopre essere il narratore e l’arma del delitto causa della morte di un orgoglioso acrobata sbadatamente assassinato dalla sua fidanzata. Pare, insomma, che ci siano tutte le carte in regola per vederne delle belle, ne siamo certi.

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