INTERVISTA | John Kruth: dai Violent Femmes ai TriBeCaStan fino alla Società dei Musici

John Kruth è un cantante, cantautore e polistrumentista che suona mandolino, chitarra, banjo, flauto, armonica e sitar con dieci album da solista al suo attivo. John è anche il leader del gruppo musicale di nove componenti di New York, TriBeCaStan. Blog della Musica l’ha intervistato per voi…

Ciao John Kruth e benvenuto su Blog della Musica. In poche righe ti puoi presentare ai nostri lettori? Come ti sei avvicinato alla musica?
Le mie origini musicali sono ispirate dai successi di Bob Dylan, dei Beatles e dei Rolling Stones. Da piccolo mi hanno regalato una chitarra acustica e un’armonica e ho subito iniziato a suonare canzoni come Blowin ‘in the Wind, Love Me Do e I Can not Get No Satisfaction. Poi, il fratello maggiore di un amico ci ha fatto conoscere Muddy Waters, Son House e Howling Wolfed ed è così che il blues è diventato una tappa fondamentale della mia formazione. In seguito ho conosciuto la grande armonica di Paul Butterfield, front man dei Blue project insieme a Al Kooper, una band di New York; ricordo ancora con molto entusiasmo la mia partecipazione al loro tour sette anni fa …

Quali sono gli artisti che ti affascinano di più musicalmente?
Sia Bob Dylan che John Lennon hanno influenzato enormemente la mia evoluzione artistica. Ho anche avuto come fonte di ispirazione poeti quali William Blake e Allen Ginsberg, invece, Brian Jones dei Rolling Sones è stato il mio mentore per la sua duttilità nell’approcciarsi a più strumenti contemporaneamente, da lui ho capito che il suono, il colore e le sfumature date da ogni singolo strumento musicale possono veicolarti in direzioni nuove e inaspettate. Detto questo, ho adorato, nel senso letterale della parola, l’incredibile String Band, che insieme al trombettista jazz Don Cherry, ha contribuito a creare l’idea stessa di world music impiegando strumenti esotici provenienti da una moltitudine di paesi e tradizioni divergenti. Come flautista amavo anche i multi-strumentisti jazz come Yusef Lateef e Rahsaan Roland Kirk, (di cui ho scritto la mia prima biografia, dal titolo Bright Moments).

Hai collaborato con tanti importanti musicisti. Questo ha in qualche modo influenzato le tue scelte musicali?
Si assolutamente. Dalla fine degli anni ’70 vivo a New York e suono, anche, nel quartiere Greenwich Village (…patria di molti artisti, scrittori e musicisti. Bob Dylan, fa riferimento a questo quartiere in tante sue canzoni; molti scrittori beat come Allen Ginsberg, Jack Kerouac e William Burroghs abitavano in questo zona di Manhattan … ndr). Mi sono esibito in club leggendari come il Max’s Kansas City e il CBGB, ma nessuno ha mai sentito i miei testi in quei locali. Io, in quel periodo, ero soprattutto un mandolinista e la grande maggioranza delle rock band non avevano mandolini! Poi, ho iniziato a suonare al Folk City, un piccolo club in cui Dylan e Simon & Garfunkel hanno dato inizio alle loro rispettive stratosferiche carriere. Una sera sono andato a vedere i Violent Femmes e ho incontrato dei musicisti con i quali ho iniziato a relazionarmi. Loro, in particolare il bassista Brian Ritchie, erano tutto ciò che cercavo da tempo: Nick Drake, Sun Ra, Captain Beefheart, Ornette Coleman e io ci trasferimmo presto a Milwaukee dove stavano per finire il mio nuovo album e ci siamo esibiti in vari concerti live; con Brian (anche lui è un polistrumentista) abbiamo, inoltre, lavorato in diversi studi di registrazione per molti anni. Poi sono diventato amico di alcuni membri del gruppo Camper Van Beethoven e mi sono trasferito a San Francisco per suonare e registrare con loro. Abbiamo fondato un ensemble denominato gli Electric Chairmen e abbiamo registrato un album difficile da trovare chiamato Toast! A metà degli anni ’90 sono tornato a New York e ho iniziato a lavorare come direttore musicale per alcuni spettacoli con il grande produttore Hal Willner, collaborando stabilmente con artisti come Laurie Anderson, Lou Reed, John Cale, John Zorn e Garth Hudson. Quegli spettacoli erano dei sogni, dei sogni che brillavano nella notte… Successivamente ho costituito una band di world music chiamata Tribecastan insieme a Jeff Greene, un polistrumentista, collezionista di strumenti residente a New York. Insieme abbiamo inciso sette album in circa sette o otto anni, fino ad arrivare al nostro nono disco e ci siamo esibiti in tour negli Stati Uniti e in Europa.

E di questi artisti con cui hai collaborato, con quale senti di aver avuto maggiori affinità?
Come ho già detto, le band Violent Femmes e Camper Van Beethoven erano probabilmente più vicine musicalmente e in linea con quello che stavo facendo, ma l’uomo che mi ha ispirato maggiormente è stato il sassofonista free-jazz Ornette Coleman. Sono andato a intervistarlo per una rivista e siamo diventati amici. Mi ha invitato a mangiare, a giocare a biliardo e a suonare nel suo loft in diverse occasioni. Sono davvero onorato di averlo conosciuto, era un uomo incredibile sotto tanti aspetti…

Ci racconti la genesi di Forever Ago?
Ho incontrato Claudio Scarabottini per la prima volta quasi quattro anni fa, nell’autunno del 2014, in occasione della messa in scena dell’opera “La Tempesta” di Shakespeare con la compagnia teatrale sperimentale di New York, La Mama. Siamo diventati molto amici lavorando fianco a fianco tutti i giorni con la direzione artistica della celebre Liz Swados (a cui ho dedicato questo album). Io e Claudio siamo polistrumentisti ed entrambi suoniamo il mandolino, anche se ispirati da tradizioni e stili diversi. Claudio si avvicina molto allo stile napoletano, il mio approccio con lo strumento, invece, è influenzato dalla musica roots americana: folk, blues, bluegrass e rock. Abbiamo suonato tante volte insieme ed ogni volta lo facciamo ancora con entusiasmo, abbiamo sempre tante nuove idee e progetti da condividere.

Tre anni fa, mentre ero nella mia residenza estiva a Spalato, in Croazia, Claudio mi suggerì di raggiungerlo a Spoleto per fare alcuni spettacoli con lui e i suoi amici, il cantante folk Massimo Liberatori (leggi l’intervista) e il suo gruppo La Società dei Musici. È stata un’esperienza bellissima, abbiamo suonato, mangiato e bevuto, ma soprattutto abbiamo condiviso tante situazioni interessanti, così che sono tornato più volte ad esibirmi con Massimo e la band e ho anche registrato alcune tracce su un brano del loro ultimo album Tratturo Zero. Ed è proprio in quella circostanza che con Claudio e Gianluca Bibiani, fisarmonicista e produttore discografico, è maturata l’idea di fare un album con alcune mie canzoni inedite, insieme alla Società dei Musici.

Come cantautore ho pubblicato dieci album da solista, alternandomi tra l’attività di scrittore di libri e di direttore/musicista dell’ensemble di New York TriBeCaStan. Avevo ancora una “manciata” di canzoni non registrate, dovevo però scriverne altre sei o sette per completare il disco. I miei recenti viaggi in Italia, Croazia e Stati Uniti hanno contribuito a fornire l’ispirazione per molti dei testi che riflettono le mie impressioni, dall’American Southwest in Picnic in the Sun alle Everglades in Florida in Drivin, così come la piazza di Campello (piccolo comune nei pressi di Spoleto), dove ho visto “la ragazza con i capelli rossi ed il vestito rosso” che ballava la tarantella in una calda notte di luglio.

Lavorare con una band italiana in Umbria, nello studio del produttore, è stato molto divertente… e a volte una sfida perché non parlo italiano!

Molti artisti italiani vanno a registrare i loro dischi all’estero, tu invece hai scelto di venire in Italia, come mai?
Non ho mai fatto niente di usuale e comune! Ho avuto l’opportunità di suonare e registrare con questa grande band… come potevo dire di no?

Se potessi ascoltare un unico brano del tuo nuovo disco, quale dovrei scegliere? Perché?
Probabilmente Forever Ago, che è anche il titolo dell’album, incarna al meglio lo spirito di ciò che stavo vivendo in Italia. È poetico, romantico, pieno di nostalgia, con una bellissima esecuzione di Claudio con il mandolino e di Gianluca che, con la band, suona una tarantella travolgente alla fine della canzone. Io sono molto legato anche al brano Waiting by the window, Christmas Eve e… e anche a tutto il resto! AhAhAh!

Parlaci ora dei testi dei brani di Forever Ago a chi si rivolgono? Che cosa ci raccontano?
Forever Ago è stato ispirato guardando “la ragazza con i capelli rossi e il vestito rosso” che balla la tarantella a Campello sul Clitunno “in una calda notte di luglio” la scorsa estate. Ho fatto molti viaggi negli ultimi anni, suonando da Los Angeles a New York, in Croazia, in Ungheria e in Italia. Ogni versetto di questa canzone riflette la solitudine che si prova, a volte, quando si è costantemente in movimento, nonostante la bellezza e la meraviglia di ciò che ci circonda.

E le sonorità musicali invece? Che strumenti hai utilizzato e quali musicisti ti hanno accompagnato in questo viaggio?
La realizzazione di questo album è stata piuttosto semplice … Io ho suonato principalmente mandolino, chitarra, armonica, flauto e il banjo solo su una o due tracce. Volevo “servire” le canzoni al meglio che potessi, creare l’atmosfera giusta per mettere in primo piano i brani e, soprattutto, i loro testi. TriBeCaStan era tutto basato su strumenti esotici, suoni e colori diversi, Forever Ago, ad eccezione di un paio di tracce strumentali, è principalmente narrativo. Non ho portato altri musicisti con me, ma ci siamo avvalsi della collaborazione del grande batterista di New York, Eric Halvorson, che ha anche suonato in TriBeCaStan ed ha magistralmente sovrainciso alcune tracce di batteria.

Secondo te come è cambiato il panorama musicale italiano e quello internazionale negli ultimi anni?
Non posso dire molto in merito alla scena musicale italiana, perché non conosco a fondo questa realtà. Sono stato recentemente ospite del meraviglioso Marranzano Festival di Catania, in Sicilia, con il duo TriBeCaStan ed è stato molto divertente! In America, penso che la world music non sia stata molto popolare dagli anni ’90. George Bush e ora questo abominio razzista chiamato Donald Trump, hanno reso quasi impossibile per le persone pensare e tanto meno ottenere un visto per esibirsi in America.

Prima di lasciarci, quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?
AhAh… non c’è abbastanza tempo nell’arco della giornata per parlare di questo! Ho iniziato un nuovo progetto con il mandolino elettrico hard rock chiamato “Gourd Splitter” (il dorso rotondo del mandolino è talvolta chiamato “zucca”) insieme a tre membri di TriBeCaStan. È davvero rock… riprende le sonorità dello strumento dei primi Black Sabbath o dei Led Zeppelin, senza nessuna voce. Sto anche scrivendo un musical noir che sarà rappresentato nelle strade di New York incentrato sulla figura dei giocatori d’azzardo e dei gangster. Poi continuo a scrivere nuove canzoni, come quelle di Forever Ago… nel caso in cui i miei amici della Società dei Musici fossero abbastanza pazzi da fare un altro album con me!

Grazie John di aver trascorso un po’ del tuo tempo con Blog della Musica
Super grazie! E ciao… per ora!

Info: http://arspoletium.com/catalogo/cd-music/forever-ago | https://www.facebook.com/SocietaDeiMusici

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