INTERVISTA | Josè Vázquez: strumenti antichi, ambasciatori dei tempi passati

Il museo di San Colombano a Bologna ospita la preziosa collezione di strumenti ad arco di José Vázquez, artista di primo piano nel panorama musicale mondiale, già docente per 29 anni presso l’Università di Vienna e per 32 anni presso il conservatorio di Winterthur. Attualmente è direttore della Orpheon Foundation, organizzazione che si dedica alla conservazione e alla valorizzazione degli strumenti musicali antichi. Lo abbiamo incontrato e gli abbiamo rivolto alcune domande

Maestro Josè Vázquez, grazie di essere ospite di Blog della Musica. Come mai ha scelto San Colombano a Bologna per la sua collezione?
Credo non sia possibile immaginare un posto più idoneo di San Colombano per ospitare questi nobili ambasciatori dei tempi passati che ci riportano all’umanesimo, pinnacolo della cultura occidentale. Se possediamo questo inestimabile patrimonio musicale è proprio grazie all’umanesimo, autentica fucina della cultura europea.

Violini antichi della collezione Vazquez

Alcuni violini antichi della Collezione Josè Vázquez

In cosa consiste la collezione di strumenti antichi ospitata a San Colombano?
A San Colombano si trova già una collezione permanente di strumenti antichi donata dal Maestro Luigi Ferdinando Tagliavini che raccoglie oltre novanta strumenti quasi tutti funzionanti, in gran parte strumenti a tastiera. La mia collezione invece, sotto l’egida della Orpheon Foundation che dirigo, qui ospitata e visitabile a partire dal 16 giugno, raccoglie oltre 200 tra strumenti ad arco ed archetti databili dal 1550 al 1780, tutti restaurati e riportati alle loro condizioni originali, quindi suonabili. Tra gli strumenti più pregiati spiccano un violoncello costruito da Simone Cimapane, suonato certamente nell’orchestra di Arcangelo Corelli a Roma, una viola da gamba di William Bowelesse probabilmente appartenuta alla Regina Elisabetta I d’Inghilterra, e altre viole da gamba costruite da Gasparo da Salò, Gianpaolo Maggini e Pietro Guarneri.

Quali scopi si prefigge attraverso questa collezione?
Oltre a quelli esposti in precedenza, penso che la collezione abbia anche un fine pedagogico. Vorrei infatti che, attraverso la pratica con questi strumenti, si potesse raggiungere una corretta interpretazione delle opere del Rinascimento, del Barocco e del Periodo Classico. Immagino il progetto in una sua totalità, caratterizzato sia da visite guidate per le scuole e i conservatori, sia dalla creazione di un istituto per le prassi interpretativi della musica antica. Sarebbe inoltre auspicabile l’istituzione di un laboratorio di restauro di questi strumenti, in modo da conoscerne fino in fondo la natura.

Come mai il titolo Still Alive?
Vede, esistono moltissime collezioni storiche, ma, in genere, gli strumenti musicali, sia quelli esposti che quelli non esposti, non sono suonabili. Mi è capitato di vedere, in una collezione, una cassa piena di strumenti di altissimo pregio (Stradivari, Guarneri, Amati) mai presi in mano da un interprete. Mi chiedo quale significato possa avere il possesso di oggetti, prodotti della più alta maestria artigianale del rinascimento e del barocco, che dovrebbero essere destinati naturalmente a produrre suoni, confinati in teche sotto chiave. Ecco quindi il senso di Still Alive, vale a dire strumenti che “vivono ancora” nelle mani di musicisti professionali di oggi.

Quale rapporto si instaura tra un interprete moderno e uno strumento così antico?
L’interprete, se ha l’opportunità di lavorare strettamente con uno strumento di alta qualità, impara come si deve suonare quello strumento. Lo strumento parla con noi, modifica il nostro modo di suonare e di vedere la musica, un ottimo insegnante. Diventa perciò fondamentale che il musicista professionale possa avere accesso a questi strumenti. Esiste un “diritto” all’ascolto da parte del fruitore di questa splendida musica, scritta appositamente per questi strumenti, ed un “diritto” all’esecuzione, da parte degli interpreti moderni che devono avere la possibilità di suonarli.

Violoncello antico della Collezione Jose Vazquez

Un Violoncello della Collezione di strumenti antichi di Josè Vázquez

Come mai proprio qui a Bologna?
Con Bologna ho un rapporto speciale, sia con varie istituzioni culturali che con il Conservatorio “G.B.Martini”, in particolare con i docenti Antonio Mostacci, Rosita Ippolito, ed anche con Luca Piccini, che cura il sito web della Fondazione Orpheon e ci ha aiutato nella realizzazione di questa mostra. Anche Antonello Manzo, collega del Prof. Mostacci, con cui ha registrato musica utilizzando i miei strumenti, ha prestato il suo aiuto. Ringrazio il dott. Fabio Roversi – Monaco, presidente di Genus Bononiae, associazione che lega e sostiene i musei della città tra cui San Colombano e il professor Liuwe Tamminga che cura la Collezione Tagliavini della quale ho parlato prima. A sigillo di questa amicizia e collaborazione il conservatorio di Bologna mi ha dato la possibilità di svolgere un master in musica barocca per gli studenti con i quali sono ancora in contatto

In conferenza stampa abbiamo avuto modo di ascoltare un prezioso strumento della sua collezione, il baryton. Ce lo può descrivere Maestro Vázquez?
Il brano era di Haydn, che, lavorando per il suo principe Nicola I Esterházy, grande appassionato di questo strumento, scrisse molta musica dedicata, in particolare trii d’archi con baryton, proprio come il brano che abbiamo sentito. Lo strumento che ho suonato, realizzato a Monaco nel 1934, è infatti la prima copia di un baryton in tempi moderni, ricostruita esattamente sui modelli che venivano suonati alla corte di Esterházy.

Viola da Gamba

Viola da Gamba, parte della Collezione di strumenti antichi di Josè Vázquez

Gli altri due strumenti invece, suonati dai miei colleghi dell’Orpheon Foundation, sono stati costruiti da Anton Posch, liutaio che ha realizzato strumenti proprio per la corte di Esterházy, quindi possiamo affermare con certezza di essere molto vicini a quello che doveva essere il suono originale dell’epoca. Il Baryton è uno strumento che tipicamente aveva sei corde in budello, accordate come la viola da gamba, e undici corde di risonanza metalliche. Le corde passano sotto la tastiera, in modo piuttosto simile alla viola d’amore. Nel baryton sono sostenute da un secondo ponticello più basso, nella viola d’amore invece le corde di risonanza passano attraverso fori praticati più in basso nello stesso ponticello delle corde strofinate. Nel Baryton le corde di risonanza corrono scoperte, parallelamente alla tastiera sotto il manico, sul lato dei bassi, e possono essere pizzicate con il pollice della mano sinistra.

Cosa consiglia a chi verrà a visitare la sua collezione?
La prima cosa che consiglio è quella di mettersi in ascolto. Si tratta infatti di una collezione che merita di essere vissuta visivamente ma, ancora di più, sotto l’aspetto sonoro. Spero che sia possibile durante la mostra presentare il ricco e pregevole repertorio esistente dal rinascimento italiano al periodo classico viennese, musica che si può interpretare su questi nobili strumenti, veri ambasciatori di una alta cultura europea del nostro passato comune.

“Amici, prestate loro le orecchie!” direbbe Shakespeare.

Ringraziando il Maestro José Vázquez della sua disponibilità, ricordiamo ai nostri lettori che la Mostra “Still Alive” sarà visitabile presso il museo di San Colombano a Bologna fino al 10 gennaio 2021.

a cura di Paolo Lazzarini
Pianista e Compositore

Guarda il video di Josè Vázquez

Info e Contatti

  • Website Orpheon: https://orpheon.org/
  • Website: https://genusbononiae.it/

1 Comment

  1. Sonia Csaszar Reply

    Grazie per la bella interpretazione ! Qual è la diferenza fra un Baryton e un Arpeggione?

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