Jukebox All’Idroscalo: irriverente fascino d’altri tempi

Eccoli. Un duo come nel migliore dei copioni. Marco De Annuntiis e Alessio Righi danno vita ad un progetto che spolvera culture poetiche e cinematografiche, tra Gainsbourg e Pasolini. Si fanno chiamare Jukebox All’Idroscalo, citando così anche la tragica morte di Pasolini all’Idroscalo di Ostia. Bel rock’n’roll un po’ funky un po’ anni ’60, un po’ indie e un po’ elettro-pop. Si intitola “Vertigine” questo nuovo singolo e per saperne di più ne parliamo proprio con loro. Ecco l’intervista per gli amici di BlogDellaMusicsa.

Innanzitutto diteci di questo nome assolutamente ricco di significati. Cosa sono o chi sono i JUKEBOX ALL’IDROSCALO?
ALESSIO RIGHI: Bè! Ovviamente Jukebox all’Idroscalo è un gioco di parole tra JUKEBOX ALL’IDROGENO di Allen Ginsberg, uno dei manifesti poetici della beat generation e L’IDROSCALO di Ostia reso celebre per essere stato il luogo dell’omicidio di Pasolini. È un nome che identifica perfettamente chi siamo e la nostra musica, siamo sempre stati ispirati dalla Beat Generation, per i suoi valori di anti conformismo,sperimentazione e avendo sposato e sviluppato un linguaggio esplicito e crudele, tipico della poesia beat, che caratterizza i nostri testi. In egual modo c’è anche l’identità culturale e territoriale legata più da vicino ai luoghi della nostra vita: Ostia, il  mare, la droga, la rassegnazione che tanto nulla può cambiare, la spontaneità della gente di periferia, il sesso, vite bruciate dall’alcool: gli ingredienti della poetica pasoliniana, appunto.
MARCO DE ANNUNTIIS: Della beat generation ci piace soprattutto l’idea che la poesia sia considerata una performance come il rock, l’aver rivoluzionato il concetto di “reading”: noi da sempre nei nostri concerti facciamo oltre alle nostre canzoni anche improvvisazione con delle mie poesie. La beat generation ha rappresentato l’esempio più alto dialogo alla pari tra poesia colta e musica pop; tutto questo naturalmente mediato dal culto della psichedelìa, e questo ci riporta alle atmosfere degradate della Ostia di film come “Amore tossico” eccetera: noi è quello che abbiamo conosciuto, siamo nati tra le macerie dei sogni positivisti delle generazioni precedenti.

Ginsberg e Pasolini. Perché una simile accoppiata?
MARCO DE ANNUNTIIS: Allen Ginsberg è stato il poeta più influente della storia del rock: ha ispirato Jim Morrison, Bob Dylan, Lou Reed, Patti Smith, Tom Waits, Kurt Cobain, continua ad essere omaggiato oggi anche da gruppi come i Black Rebel Motorcycle Club… la musica italiana purtroppo una figura del genere non ce l’ha avuta, e la nostra tradizione di cantautori, pur con tutte le sue velleità poetiche, non è mai riuscita a lanciare davvero un ponte tra avanguardia artistica e cultura popolare. Però qualche critico spericolato una volta scrisse che Pier Paolo Pasolini era il Bob Dylan italiano, perché il passaggio di Dylan dal folk alla chitarra elettrica trovava il suo unico vero equivalente simbolico solo nel passaggio di Pasolini dalla letteratura al cinema; e questo ci riporta di nuovo sulla spiaggia dell’Idroscalo.
ALESSIO RIGHI: A Ginsberg aggiungerei Serge Gainsbourg, che ha avvicinato la chanson francese al pop-rock internazionale, e fra l’altro è uno dei pochi musicisti che ci mette d’accordo. Pasolini poi per noi è un faro, un riferimento: prima che venisse ufficialmente riabilitato, per anni Pasolini è stato un inquilino scomodo, qui a Ostia molti anziani ancora lo considerano poco meno che un pedofilo e basta. Probabilmente è stato il più grande intellettuale del secolo scorso, ed era l’esatto contrario di ciò che si intende per “intellettuale”: ha avuto una morte violenta, come le vite che raccontava; non c’è nessuno che abbia la sua credibilità.

Ironia e parodia. Questo è l’ingrediente fondamentale del vostro video. Perché questa scelta?
MARCO DE ANNUNTIIS: Le parole della canzone sono piuttosto cupe, in contrasto con la musica che invece è accattivante, al punto che addirittura ne abbiamo fatto anche una versione alternativa da discoteca (“Remix lungomare”, il lato B). Il video segue questa distonia di atmosfere diverse, e chiaramente ne risultano quadretti stranianti, grotteschi.
ALESSIO RIGHI: Grottesco è la parola esatta: ci sono delle citazioni divertenti (tipo la valigetta misteriosa che si illumina quando viene aperta, come quella di John Travolta e Samuel L. Jackson in Pulp Fiction), però i personaggi che compaiono sono assolutamente reali: spacciatori, preti, trans, impiegati, giovani innocenti e sadici dominatori: la realtà non ha bisogno di essere parodiata.

“Vertigine” che disco ci sta anticipando? Ci diamo una data?
ALESSIO RIGHI: I Jukebox all’Idroscalo nascono dalla collaborazione tra me e Marco, e si basano proprio sulla nostra diversità: lui ci ha messo l’impeto e io la pulizia tecnica, lui la poesia decadente e io la sensibilità pop. Di sicuro sarà un disco che nessuno dei due avrebbe potuto fare da solo.
MARCO DE ANNUNTIIS: Devo dire che quando il nostro produttore, Luigi Piergiovanni, ha scelto Vertigine come primo singolo da lanciare siamo rimasti stupiti perché ci è sembrata una scelta molto insolita e coraggiosa, e questo ha subito acceso il nostro entusiasmo nei suoi confronti. Si parla di uscire con un album intero per ottobre, ma è probabile che ci saranno altri singoli prima, tanto il disco oggi è un oggetto di merchandising.

Nell’era dell’apparire e della comunicazione, il vostro modo di provocare come si colloca e dove vuole arrivare?
ALESSIO RIGHI: Si dice sempre che ormai tutto è già stato fatto e che oggi è impossibile provocare il pubblico. Però nella nostra attività concertistica abbiamo avuto modo di renderci conto che a molta gente basta veramente poco per essere scandalizzata! Noi non ci consideriamo dei provocatori di professione, cerchiamo solo di “scrivere la canzone pop perfetta”, come diceva Kurt Cobain. Solo che per essere onesti e rimanere autentici, il risultato non è quello di un pop tradizionale.
MARCO DE ANNUNTIIS: Siamo sempre stati interessati al concetto di “visione”, alla multimedialità: facciamo anche sonorizzazioni di reading e musiche da film, in molti nostri concerti utilizziamo proiezioni video che accompagnano la musica, e ci piace scrivere testi che parlino per immagini; a volte sono più crude e dirette, ma anche il linguaggio più visionario e simbolista si serve di immagini concrete. E poi basta con questi stereotipi moralisti che “è importante essere e non apparire”: certo, è ovvio che apparire senza essere sia inutile, ma ci si dimentica sempre che è altrettanto inutile anche essere senza apparire: dopo i 18 anni non siamo come madre natura ci ha fatto, siamo responsabili dei nostri corpi e delle loro cicatrici, le nostre rughe d’espressione parlano della nostra storia: bisogna solo non vergognarsi di quello che si è.

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