Kings of Convenience: la musica dei pensieri e del silenzio

I Kings of Convenience nell’Estate 2004 pubblicavano il loro primo singolo Misread. Da allora sono passati 15 anni e i Kings of Convenience festeggiano i loro successi con un tour celebrativo…

Com’è che nessuno mi ha detto
che durante tutto il corso della storia
le persone più solitarie
erano quelle che dicevano sempre la verità
Quelle che facevano la differenza
sopravvivendo all’indifferenza

Era l’estate 2004 quando dalle radio italiane e internazionali risuonavano le note di ‘Misread’, singolo dei Kings of Convenience e diventato in poco tempo un successo planetario (nonchè la colonna sonora di O.C, per i più nostalgici). Fatto curioso, accostando la calda stagione alla provenienza ‘nordica’ del duo pop acustico norvegese composto da Erlend Øye ed Eirik Glambek Bøe; non troppo strano, se si considera che nell’eterno e storico dilemma esistenziale tra compilation blu-rossa del Festivalbar, gruppi e cantanti  nord europei erano all’ordine del giorno nell’elenco. Come non pensare alla grazia di Lene Marlin in Unforgivable Sinner, alla carica dei The Ark; o ai Rasmus e agli Hives.

Il tour celebrativo 2016 dei 15 anni di carriera offre l’occasione ideale per apprezzare e riscoprire le sempre attuali sonorità di una band andata ben oltre il successo di una hit. Bastino i numeri: 15 anni di musica, concerti da tutto esaurito in 4 continenti e fan in più di 40 paesi . Il tutto moltiplicato per 3 album ufficiali all’attivo (escludendo Versus, una versione remix della prima raccolta). È possibile ricevere unanimi consensi di pubblico con una produzione discografica così ridotta, se paragonata a quella di artisti puntuali ogni anno nelle loro uscite quanto il canone televisivo?

Quando le chitarre fanno vibrare (e parlare) il silenzio

La prima chiave di comprensione della sempreverde musica dei KoC sta nella Semplicità. O meglio, una semplicità “complessa”, come si capirà dall’ascolto dei brani. A partire dal nome: Re della Comodità. Erlend ed Eirik, inizialmente membri di un quartetto rock, capirono subito che sarebbero bastati a se stessi per lo sviluppo di una musica (in apparenza) ancor più semplice ed essenziale. Non solo nel numero dei componenti, ma anche nella strumentazione. A misura di chitarra, appunto. Essenzialità e semplicità del suono (arricchito occasionalmente da piano, archi, viola e violoncello) in aggiunta ad un costante lavoro di perfezionamento degli arrangiamenti e dei testi. 

Kings of Convenience tour misread

Kings of Convenience in tour. (Credits: Kings of Convenience. Drawing by Yoon)

“Quiet is the New Loud” nel 2001 inaugura la rivoluzione del silenzio già nell’emblematico titolo. Accostamenti linguistici e ossimori risultano particolarmente amati dalla band, come si vedrà. Del resto, la fortuna dello snowclone something is the New something(gioco di parole nato nel mondo della moda e basato sulle variazioni ad infinitum di una frase originale) perdura ancora oggi; e ancora prima, quindi, della serie Orange is the new black. Ma la vera protagonista rimane la musica. Il disco procede dall’inizio alla fine come una linea retta, senza sussulti. Il viaggio reale (o dei pensieri?) in Summer on the Westhill: “let my eyes just go/ floating now where they want to float […]/ I feel at home here in the middle of nowhere”. Intarsi di melodie che seguono i sentieri tortuosi e spesso nonsense dell’amore. “I wanted a mistery that couldn’t be solved/ I wanted a puzzle with pieces missing” recita Singing softly to me, passando alle “lezioni” quotidiane della vita in ‘Failure’; fino alla dimensione sospesa, quasi onirica di ‘Parallel Lines’: “Parallel lines, move so fast, toward the same point/ infinity is as near as it is far”.

Sarebbe erroneo ritenere “Riot on an Empty Street” (2004) album della sola Misread. Efficace esempio, tuttavia, per cogliere il generale innesto di una componente ritmica più marcata nel sound della band (batteria e percussioni), in grado di scatenare nei concerti il pubblico quanto la carica danzante della ballata I’d rather Dance with You. La semplicità, stavolta espressa in ‘Know-How’ con la complicità della cantautrice canadese Feist, rimane sempre dietro l’angolo: “You and me alone – sheer simplicity”. Non ultima, la produzione artistica (e la parte di contrabbasso nei pezzi) affidata all’italiano Davide Bertolini.

L’armonica fusione tra la carica ritmica acquisita e il ritorno alla semplicità strumentale (no percussioni e batterie) si realizza in “Declaration of Dependence”, peraltro registrato agli storici Studi Esagono di Rubiera, ospitanti in passato Ligabue, Vasco Rossi, Baglioni, Zucchero, Finardi e Fossati. Boat Behind profuma d’estate, accanto ad una Mrs Cold che rievoca sonorità bossa nova. ‘Freedom and its Owner’ ridà importanza alla memoria degli occhi (e non a quella delle fotocamere) nel ricordo di panorami, albe e tramonti ammirati. Il fatto che l’album risalga addirittura al 2009 non dovrebbe stupire. Di pari passo con la semplicità, va un processo creativo strettamente legato all’ispirazione, per sua natura libera, sfuggente. Estraneo perciò alle dinamiche sempre frenetiche dell’ industria discografica dirottata sulla quantità, più che sulla qualità. Ai nostri il pregio di aver recuperato nell’ascolto il tempo della lentezza. Contrapposta ad una fruizione musicale istantanea e, come tale, di brevissima vita.

La buona musica è come il vino

Ecco così servita un’attività live particolarmente prolifica e quanto mai vivace. In suggestive location (la raccolta Verucchio sui colli riminesi, il Vittoriale di Gardone Riviera, Castel Sant’Elmo a Napoli, per citarne alcune dai più recenti tour in Italia) che accolgono l’ascoltatore in atmosfere incantate, quasi fiabesche, di sussurri e corde pizzicate. Dove si realizza materialmente la ‘dichiarazione di dipendenza’ artistica tra il duo stesso e il pubblico. La frizzante energia di un Erlend  ormai di casa in Sicilia e italiano d’adozione anche nella lingua, si completa con la discrezione composta, introspettiva di Eirik altrettanto comunicativa. Una sorta di ghiaccio bollente, che vede l’anima scandinava temperata dall’essenza mediterranea.

Il passato sta per lasciare spazio al presente. La chiusura del tour 2016 nella nostra penisola ha infatti portato l’atteso annuncio del prossimo ritorno discografico. Confermato ufficialmente nella pagina Facebook del gruppo che terrà una serie di concerti invernali in anteprima, “The Unrecorded Record”: Dear fans, after 7 years we finally are in the process of making a new album. The raw material is ready, but in order to fully understand the potential of each song, an audience is needed. The Unrecorded Record is a rare chance to participate in our creative process. These shows will consist of ONLY NEW SONGS. There might be mistakes, there might be false starts [..].In the city at the end of each tour, we will enter a studio, hoping to capture what has hopefully crystallised during the shows” . Il conto alla rovescia può dirsi finalmente iniziato.

Il nostro nuovo disco potrebbe uscire tra due anni, tanto i nostri fan sono pazienti. L’età media di vita è di 86 anni, quindi che fretta c’è?” scherzava Eirik nel 2015 a Roma sulla questione tormentone. Una risposta specchio della loro musica: che, come il buon vino, ti conquista con il tempo e migliora invecchiando. Sorso dopo sorso. Ascolto dopo ascolto.

 Articolo a cura di Daniele Paroli
Web writer con penna e plettro nel taschino

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