Kismet, 20 anni e ancora una “dannata voglia di suonare”

I Kismet sono una rock band rodigina formata da Albert Eno (voce), Alessandro Crivellari e Mirko Stevanin (chitarra), Alberto Danese (batteria), Carlo Rubini (basso), che si appresta a festeggiare il 20° compleanno

Formatisi il 7 dicembre del 1995  ancora giovanissimi hanno iniziato a calcare i palchi italiani ed esteri a partire dalla fine degli anni ’90. Conosciamo meglio i Kismet in questa intervista per il Blog della Musica…

Ciao Kismet! Avete dato vita al gruppo nel 1995 e dopo la classica gavetta qualche anno fa avete vinto il Tour Music Fest con Mogol che presiedeva la giuria. Come è andata?
E’ stata un’esperienza fantastica. Sono passati alcuni anni da quella magica serata finale al Piper Club di Roma, ma i ricordi e le emozioni sono ancora vivi. Un palco del genere è stato uno dei primi grandi passi che abbiamo compiuto per diventare una band riconosciuta nel territorio nazionale e poi vincerlo ci ha permesso di andare in tour in Inghilterra nella patria della musica rock.

Avete quindi stampato in “fretta e furia” un EP dal titolo WE DON’T e siete partiti per la tourneé in Inghilterra… immagino sia stata un’esperienza strepitosa. Ce la raccontate?
Il tour manager che ci ha seguito e accompagnato durante il tour in Uk e Galles ci ha insegnato questa cosa: “What happens on tour stays on tour”
Questo per dire che ci sono vicende, aneddoti ed esperienze che porteremo nel cuore e che è difficile raccontare e forse a volte è proprio meglio non raccontare! 🙂 Al di là della battuta è stato importante per noi Kismet metterci alla prova con un tour intenso lungo tutto il territorio inglese. Ogni sera suonavi in un locale di una città diversa dopo aver viaggiato per ore in un furgone e dormito se ti andava bene qualche ora nei motel che trovavi lungo il tragitto. Mettere alla prova la nostra musica, cantata in inglese di fronte ad un pubblico madrelingua è stato un banco di prova importante per testare la presa delle nostre liriche e soprattutto la gestione di uno spettacolo di fronte ad un pubblico che è probabilmente più attento e preparato rispetto al pubblico medio italiano. Infine chiudere il tour all’Arena O2 di Londra come ospiti di un festival di musica indipendente inglese ci ha permesso di suonare di fronte a migliaia di persone tra cui alcuni amici e fans italiani che sono venuti a vederci per l’occasione. Probabilmente quelli sono i concerti per cui vale la pena fare musica.

Come è suonare insieme ad altri gruppi inglesi? Il loro background musicale è tanto diverso dal nostro?
Crediamo di sì ma questo non significa e non si traduce per forza in una maggiore o minore qualità. Durante il secondo tour in Uk abbiamo suonato al Lancaster Music Festival e abbiamo avuto il modo di condividere il palco con band veramente interessanti ma anche con band che non avevano moltissimo da dire come songwriting. In Italia ci sono delle realtà musicali pazzesche ed è un vero peccato che non ci sia la cultura per alimentarle a dovere. Su questo gli altri paesi sono forse più avanti; in Inghilterra e in diversi paesi europei c’è una sensibilità maggiore di fronte alle band che compongono musica inedita e questo purtroppo in Italia ancora manca. Se sei in Italia e senti il bisogno di scrivere musica inedita sai già che sei di fronte ad un percorso molto più difficile e dal risultato piuttosto incerto e questo per una serie di motivi che tutti conoscono… ma si sa le cose più difficili sono anche le più stimolanti e se credi che le tue canzoni meritano, perchè devi smettere o scegliere un’altra strada?

Dopo questo tour cosa è cambiato nella vostra attività musicale? Si è mosso qualcosa a livello Italia o avete avuto altre richieste dall’estero?
Sicuramente è cambiato. Siamo ritornati nuovamente in Tour in Inghilterra concentrandoci nella parte nord del Paese (Manchester, Lancaster, Liverpool), poi abbiamo fatto anche un minitour acustico a Berlino e in Italia abbiamo consolidato la nostra band con una serie di concerti come headliner in festival del Veneto o comunque a supporto di artisti nazionali e internazionali. Come ad esempio Omar Pedrini, The Pretty Reckless, Prime Circle.

Nel 2014 voi Kismet pubblicate Shades of Clarity che, se posso dirlo… spacca alla grande. 11 brani scritti e arrangiati da tutta la band o c’è uno di voi che è il più propositore?
Ci fa molto piacere che il disco ti sia piaciuto. Siamo anche molto soddisfatti della “critica” italiana ed internazionale che ci ha recensito il disco trovandolo un lavoro solido dal punto di vista compositivo e di produzione. A livello compositivo i brani sono nati in sala prove partendo da riff di chitarra essenzialmente dai quali poi cerchiamo di costruire le liriche di voce e gli arrangiamenti strumentali. Alcuni brani come ad esempio Carry Me Down, Happy Road e Holy Words & Pain invece sono praticamente nati in studio durante le pre-produzioni e sono stati praticamente composti durante la fase di produzione ed è stata una novità che abbiamo provato nel nostro processo di composizione.

Shades of Clarity è stato pubblicato oltre che in Italia anche negli Stati Uniti. Come siete arrivati fino là?
Questo tramite l’etichetta che ha deciso di promuovere e distribuire il disco anche in Nord America. Con iTunes, Spotify e Amazon è un po’ più “facile” ormai farsi conoscere oltre i propri confini territoriali, ma sapere che oltre agli mp3 qualche copia fisica del cd è in mano a qualche fan americano ci rende orgogliosi.

A questo punto vi manca solo un tour negli Stati Uniti…
In effetti è un sogno che speriamo di esaudire, anche se in realtà a noi ci basterebbe fare quello per cui siamo nati: stare sul palco! Non importa dove!

Uno dei vostri gruppi di riferimento musicale sono gli Alice in Chains e al cantante di questo gruppo Layne Staley avete recentemente dedicato un tributo registrando il suo Man in the box. Chiamarla cover mi sembra molto riduttivo in quanto il brano l’avete completamente rifatto in acustico, con un’altra armonizzazione e sonorità completamente diverse pur mantenendolo riconoscibile. A mio avviso un grande arrangiamento. Come è nato?
E’ nato per caso. Eravamo io (Albert) e Alessandro che suonavamo con l’acustica quando mi ha proposto di provare a cantare Man in the box su di un giro di accordi diverso che gli girava in testa. Provando a cantarla ci è sembrato subito fosse veramente di impatto e così poi insieme abbiamo cercato di arrangiarla e comporre la canzone mantenendo l’idea delle liriche originali ma con una base musicale nettamente diversa. Il risultato finale ci ha reso particolarmente soddisfatti e per questo abbiamo deciso di tributare Layne e gli Alice in Chains proprio perchè fondamentali per la nostra crescita musicale.

Oltre a questo brano, state suonando anche molti dei vostri brani in acustico. Per piacere vostro o più per esigenza?
Sicuramente la cosa ci piace perchè comunque riusciamo a esprimere noi stessi e a portare nei locali sempre il nostro repertorio solamente riarrangiato e adattato per la situazione acustica; ma non si può negare che è diventata anche un’esigenza visto che in Veneto i live club sono rimasti veramente pochi.

So che state tentando di fare passare a Virgin Radio la vostra cover di “Man in the box” che ha già ricevuto i complimenti di Dj Ringo. Volete approfittare di questo spazio per fare un appello?
Diciamo che abbiamo fatto partire questa campagna social in cui gli amici e chi ci sostiene può farsi questo selfie con un apposito badge che è scaricabile dalla nostra pagina Facebook, in cui si chiede a Virgin Radio di far passare il nostro brano nelle loro trasmissioni. E’ fantastico vedere come molte band importanti nel territorio nazionale ci stiano supportando e questo insieme ad amici in tutta Italia. Non so se riusciremo ad ottenere un risultato concreto ma tutto questo ci rende orgogliosi! L’unica cosa che possiamo chiedere ai nostri fan è di continuare a supportarci e far conoscere la nostra musica ai loro amici se credono che noi valiamo. E’ l’unico modo di cambiare le cose in questa situazione musicale paralizzata e decadente. Senza un grande pubblico una band non può essere grande!

Kismet: avete iniziato giovanissimi con questo progetto e state per compiere 20 anni di musica. E’ un bel traguardo ma anche un bel punto di partenza… dove vi porterà non si può sapere, ma dove vorreste arrivare?
Non sappiamo dove possiamo arrivare e onestamente non pensiamo troppo al traguardo… E’ chiaro che sogni di portare la tua musica nei palchi più importanti e di fronte ad un pubblico sempre più vasto; ma forse la cosa che conta dopo anni di musica, concerti e canzoni è sapere che hai ancora una dannata voglia di suonare e di continuare questo viaggio chiamato musica.

Grazie ragazzi, il Blog della Musica vi augura BUONA MUSICA!

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