Kismet: Fathers | Recensione

Fathers è il nuovo album dei Kismet, il lavoro più intimo e sentito della loro discografia. In questo disco la rockband arriva ad esplorare sonorità più sospese ed acustiche anche nella reinterpretazione di pezzi iconici come Whole lotta love e My Way.

Kismet, Fathers - copertina disco

Kismet, Fathers

Mettendo da parte il groove dei tempi di We don’t e anche gli artigli di pezzi come Clarity, i Kismet nel nuovo album Fathers decidono di approfondire il proprio lato intimo ed introspettivo, come già si poteva ascoltare in brani come Carry me down nel 2014.

Fathers è un disco dedicato alla figura paterna, quella reale e quelle musicali. I ritmi delle canzoni sono per la maggior parte del tempo lenti, e gli arrangiamenti puntano a toccare l’emotività dell’ascoltatore in maniera forte ma sempre sobria. A new tomorrow apre la tracklist con tutte queste caratteristiche.

Gli arpeggi di chitarra riecheggiano nel vuoto all’inizio di Tears on the lake, dove la voce canta piano piano, registrata due volte, la seconda ricalca la melodia all’ottava bassa, dando quel senso di profondità e calma alla narrazione.

La delicatezza continua in Fathers and sons, con una voce piena d’aria e quasi rotta nei momenti più a basso volume, quasi per non far rumore. Poi si cresce d’intensità, senza cedere alla tentazione adolescenziale di aprire la facile distorsione. Al contrario, uno special rende il suono di chitarra grattato come fosse quello del banjo dei Mumford & Sons. Stesso suono tornerà in Acceptance, ballata molto introspettiva (l’introspezione è data dall’uso costante di settime minori negli accordi).

Uncertain steps è un altro episodio cantato quasi sottovoce, come raccontando qualcosa di personale. Mentre la forza vocale si sprigiona in Comeback, seguita da un assolo di chitarra elettrica, che si staglia su un accompagnamento di chitarra acustica. Basso e batteria restano sempre in funzione d’accompagnamento, con una certa morbidezza.

Mother’s cry è una preghiera rivolta al Lord ed è una parentesi materna in questo disco rivolto ai padri. Una canzone interrogativa, con tanti perché che rimangono senza risposta.

Un pezzo più sognante è Dream I made last night, brano notturno cantato come una ninna nanna, da ascoltare sotto le stelle. Tra le cover dei “padri” d’arte, stupisce leggere Whole lotta love prima d’ascoltarla. Dopo tanta introspezione, sembrava fuori luogo questa classica esplosione hard rock. E invece, l’iconico pezzo dei Led Zeppelin viene privato del suo riff (accennato solo ad un certo punto), sostituito da un arrangiamento su due accordi mantenuti calmi. La sobrietà resta anche quando si alzano i toni. L’unica che graffia un po’ è la voce, che interpreta energicamente il crescendo.

Unico brano graffiante è il lento e ruvido Legacy, che ricorda gli Alice in Chains nei momenti più grezzi.

Invece la moderazione, ed anzi una partecipata commozione, è presente nella cover di chiusura My way. Ovviamente non si può paragonare la voce dei Kismet con The Voice… però… analizzando il testo, che è una riflessione sulla propria vita a pochi istanti dalla morte (“the final curtain”), forse dal punto di vista dell’arrangiamento, è più corretta e coerente questa inedita scelta intima e commovente, rispetto all’originale così pomposo e trombone, che fondamentalmente rafforzava  un orgoglio ammerigano nei confronti della vita e della libertà. La canzone così torna al centro dell’attenzione, rispetto al personaggio carismatico di Frank Sinatra.

Nel complesso, il nuovo lavoro dei Kismet non rappresenta una vera e propria svolta, quanto un affiancare al loro repertorio più battuto una dimensione che già apparteneva loro, e che finalmente hanno potuto sviscerare.

A cura di Gilberto Ongaro

Info: https://www.facebook.com/KismetBand

Leave a Reply

20 − nove =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.