Uomini, possiamo essere migliori? “La signora del quinto piano” di Carmen Consoli

Analisi di Gilberto Ongaro, di una canzone che vorremmo invecchiasse, e invece resta attuale: La signora del quinto piano di Carmen Consoli. Analisi con moltissime digressioni

So già che attirerò molte ire, ma amen. Mi era venuta di getto ad agosto, questa riflessione che parte da La signora del quinto piano, ma a quanto pare non è invecchiata. Purtroppo.

Uomini, abbiamo un problema

Su, parliamone. Scrivo da uomo bianco etero cisgender. Tu pensi di non averlo, il problema? Scrolli le foto sui social network, e vedi una donna in costume, se non del tutto nuda, in foto bucoliche, dove lei si mostra contenta di tale condizione, in pose ammiccanti. Ti passa nella testa il pensiero: “Che put***a”? Hai un problema. La condividi con gli amici, per ripeterlo insieme in coro? Avete un problema. Non scappate, donne! Se anche voi la commentate con malignità, avete lo stesso problema nostro: maschilismo introiettato. Sì, ma che c’entra con La signora del quinto piano, la canzone di Carmen Consoli? C’entra, c’entra.

Il problema, è che in quasi tutte le civiltà nel mondo, il controllo sociale si esercita attraverso il corpo della donna, e i suoi comportamenti. Ci sono regole, non scritte, ma in certi Paesi addirittura scritte in norme di legge, con tanto di polizia morale, che stabiliscono come la donna debba coprirsi e/o mostrarsi, e i comportamenti da evitare per non essere disdicevole. E perché?

L’angelo del focolare

Perché è dato per scontato, che lo scopo naturale della donna sia quello di procreare. O in alternativa, di servire il piacere maschile. Da sempre lo denunciano (o lo confermano) gli artisti, dalla Traviata di Verdi (coperta di fischi al suo debutto), fino a Ligabue che canta: “Scegli, o sposa o tr**a!” (da “Quella che non sei”). Ancora non lo vogliamo capire che sono tutte bugie. Convenzioni, consolidate nei secoli, che insistono a mantenere la donna “al proprio posto”. È la cultura, spacciata per natura. Ecco perché oggi, quando una donna qualunque (che non sia attrice, ballerina, modella, insomma non abbia esigenze professionali di mostrarsi), decide di posare sui social network in modi sensuali, senza nessun altro motivo che compiacersi, andiamo in tilt. Pensiamo che debba avere per forza un secondo fine, perché se non è una donna di spettacolo, di sicuro ci sta lanciando un qualche messaggio, e ci sentiamo legittimati a importunarla od offenderla..

“Io sono bella sempre” (Emma, Io sono bella)

Chiara Ferragni ha captato tutto questo, e con gli haters ha cinicamente costruito un impero, con l’engagement. È più diabolica lei, o il sistema culturale che le ha permesso di sviluppare il suo inquietante business? Certo, poi ci saranno i tentativi di emularla, ma la maggior parte delle donne, cari maschietti, si mette in posa per se stessa, non per voi. A volte combattono una timidezza, aiutano la propria autostima (che i social network stessi tendono ad azzerare) a volte è semplice vanità. Volete punire il peccato della vanità? Allora siate coerenti, e punite anche la vostra ira, e la lussuria. Dai, nel 2023 dobbiamo ancora ragionare in questi termini clericali?

Di cosa parla La signora del quinto piano di Carmen Consoli?

Sorvoliamo sul tema del capitalismo e sulla mercificazione di sé, perché, non siate ipocriti, lo sapete benissimo che non è quello, che vi fa scattare l’insulto. Non è una questione ideologica e non è il punto di queste riflessioni. Ma non dovevo analizzare La signora del quinto piano, che parla di un femminicidio? Che c’entra con questo? Io non ucciderei mai la mia donna, e certamente neppure tu. C’entra, c’entra.

“Ma lei sarà mia, o morirà” (Il Gobbo di Notre Dame, “Fiamme dell’inferno”)

C’entra, perché il femminicidio è solo l’apice di un sistema di valori, l’ultima tragica conseguenza che parte dall’avere stabilito cosa può essere e non essere una donna. In mezzo, ci passano la stigmatizzazione sociale dei “facili costumi”, che legittima anche le violenze di gruppo, in quanto la vittima in questione “se l’è cercata”. Fino all’ignominia di un uomo, che non può accettare di essere lasciato, né respinto. Perché è convinto che la donna sia roba sua. E la vergogna sociale va riparata. Com’è che cantava Frollo nel Notre Dame disneyano? “Ma lei sarà mia, o morirà”. Nella mente di chi commette femminicidio, quello che fa è ancora un delitto d’onore. Abolito in Italia nel 1981.

Parliamo della canzone (finalmente)

Carmen Consoli, con la canzone La signora del quinto piano, proveniente dall’album “L’abitudine di tornare”, del 2015, non ci sta parlando esclusivamente di un femminicidio, ma di tutto il contesto attorno all’evento.

Il brano, sorretto da un fighissimo giro rock, racconta che l’ex della protagonista si fa sempre trovare all’ingresso “con un martello in mano”. Il testo non è scritto in maniera lineare: gli elementi li veniamo a sapere, a mano a mano che la canzone scorre, come in un giallo.

Qui faccio ordine: il fatto era stato reso noto da un anno, e addirittura in una lettera “lei scriveva con precisione il rituale di sepoltura”. Dunque, le minacce di murarla viva, erano già state denunciate. Ma la questura riteneva sempre che “non vi era alcuna ragione di avere paura”. Nonostante la signora, canta Consoli, tenesse in casa un “pitone antistupro”.

Quindi, la violenza in casa era già presente, anche prima del fatale addio. Ma perché, dico io, questi uomini non si danno pace? È finita, accettatelo! E magari provate a migliorarvi, per la prossima persona che incontrerete. Perché, se pensate di poter uccidere la vostra ex perché siete feriti nell’orgoglio, allora c’era già qualcosa che non avete mai chiarito con voi stessi, ben prima che con la vostra compagna.

“Non hai mai visto un uomo piangere?” (Lucio Battisti, Anna)

Possiamo imparare dalle donne stesse. Le tanto detestate femministe, possono aiutare anche gli uomini, smantellando il nostro divieto di piangere, di esprimere le nostre emozioni. Caspita, “Boys don’t cry” dei The Cure è del 1979.

Più ragiono, più mi rendo conto di quante canzoni affrontino questo disvalore (mentre altre lo celebrano). Mi viene da pensare che molte canzoni “impegnate” siano state del tutto inutili, nel tentare di cambiare i costumi. O forse ogni tot di tempo, qualcuno deve riscrivere sugli stessi temi, per educare ogni nuova generazione. Ai miei occhi, questi concetti dovrebbero essere vecchi e superati, ma vedo che chi ancora commette stupri e femminicidi, non per forza ha la mia età o è più anziano. Anzi, spesso sono ventenni e adolescenti! Troppo facile quindi “sbattere il mostro in prima pagina”: il mostro lo crea la società. Siamo tutti responsabili. (E non confondiamo il termine “colpevoli” con “responsabili”)

“Io non ti voglio, ti pretendo, è inutile che dici di no” (Raf, Ti pretendo)

Non voglio fare facile retorica, anche perché con La signora del quinto piano, Carmen Consoli è riuscita nel difficile tentativo d’essere ironica, su un argomento che difficilmente consentirebbe la leggerezza.

Nella parte finale recitata, ci narra che al posto della signora uccisa, ora ci vive Matilde, e chi segue la cantantessa sa che è un’autocitazione (“Matilde odiava i gatti”). Quindi, cerco di mantenere il suo tono.

Però, prima di arrivare al prossimo uomo col martello [aggiornamento, c’è appena stato a Battaglia Terme (Pd), queste riflessioni invecchiano di giorno in giorno…], potremmo iniziare seriamente a mettere in discussione le nostre pigrizie di pensiero. I cambiamenti culturali sono lenti, quindi muoviamoci!

Nonostante i criminali ci siano sempre (e sempre ci saranno), e nonostante esistano le realtà difficili, dove è più difficile intervenire, una società che voglia dirsi civile deve trovare gli anticorpi, per individuare le persone irriducibilmente violente, e sanare questa mentalità, che vede la donna come un vaso da riempire. Questo lo direi anche a quelle donne che hanno introiettato questa visione, che cercano subito di “riportare all’ordine” ogni femmina che esca da questa sindrome di Stoccolma, umiliandola e denigrandola. Ma vedo che per fortuna ci sono già realtà associative in movimento, a tal riguardo; e poi se lo dicessi io, sarebbe “mansplaining”!

“Voglio te, anche se non ti piace” (Zucchero, Voodoo)

Dunque, il mio pensiero è rivolto soprattutto ai maschi etero cis; anche perché il maschilismo frega anche noi. Siamo sempre dipinti come maiali, bestie incapaci di gestire i nostri impulsi (che non vanno demonizzati, ma neppure utilizzati come giustificazione).

Ho letto una notizia curiosa: in alcune scuole in Giappone, hanno vietato alle ragazze di farsi i capelli a coda di cavallo, perché questo ecciterebbe i ragazzi. Nelle interviste, tra le varie studentesse arrabbiate per una limitazione alla loro libertà, ce n’è una che ha detto: «Mi sembra una discriminazione verso i maschi, perché li si considera incapaci di controllarsi». Grazie, sconosciuta studentessa. Vogliamo ancora essere visti così? Dai, possiamo essere migliori. Decostruire il nostro privilegio, può anche liberarci dai cliché che opprimono anche noi.

Ma ora lasciamo parlare Carmen Consoli. Ecco La signora del quinto piano!