Le tombeau de Couperin, il pianismo francese di Ravel

Alla scoperta di Le tombeau de Couperin di Ravel, uno dei capolavori del pianismo francese novecentesco, tra l’omaggio agli archetipi del Barocco e la nostalgia del tempo perduto.

La suite Le tombeau de Couperin di Maurice Ravel appartiene a quel ricco filone della musica d’inizio ‘900 che andava riscoprendo le antiche forme del barocco, visto come un’epoca felice e feconda in contrapposizione all’oscurità in cui stava cadendo il vecchio mondo. Dunque il culto tipicamente francese per la miniatura preziosa, nelle pagine di autori come Debussy, Faurè o Ravel, si screzia delle conquiste armonico timbriche del nuovo secolo, ricomponendosi però nel nobile equilibrio della forma suite che si vela dunque di una malinconica nostalgia per epoche lontane e luminose.

  1. La rinascita strumentale francese
  2. Chi è Maurice Ravel, cenni biografici
  3. Il culto dei modelli
  4. Le Tombeau de Couperin: dalla tradizione il rinnovamento
  5. Conclusioni
Saint-Saens, Debussy, Faure

La triade Saint-Saens, Debussy, Faure

La rinascita strumentale francese

Nella seconda metà dell’Ottocento in Francia si assiste ad una progressiva ‘rinascita’ della musica strumentale che, come in Italia, era stata, per un ampio periodo, relegata in un piano secondario dallo strapotere dell’opera. Prendono corpo le più sottili ricerche sul mezzo timbrico che ben presto diviene addirittura principio strutturale e compositivo, autonomo al pari degli altri parametri fondamentali della musica: Melodia, Armonia e Ritmo. Questo mutato rapporto con il mezzo strumentale, in particolare pianistico, si deve tra tutti alla maestria di compositori come Camille Saint-Saens, Gabriel Fauré, Claude Debussy e Maurice Ravel.

Ognuno a suo modo diede un contributo fondante a quella ‘scuola francese’ che tanta influenza avrebbe avuto anche sulle più audaci sperimentazioni novecentesche. Un elemento senza particolari differenze accomuna questa generazione di compositori: il culto per la tradizione, le forme ed i maestri del Barocco, epoca in cui ritrovare quelle caratteristiche autenticamente nazionali che per tanto tempo erano state offuscate dall’insinuarsi in tutta Europa di quel ‘wagnerismo’ che proseguiva sul piano estetico il progetto di conquista territoriale immaginato da Otto von Bismark.

Debussy stesso ribadiva la necessità di rivolgersi ai maestri del ‘700 francese per ricercare “una sensibilità armonica in grado di annotare colori ed affinità…”, ed aggiungeva: “abbiamo bisogno di mediare l’esempio che ci propongono alcuni piccoli brani di Couperin, adorabili modelli di una grazia e naturalezza che noi non conosciamo più.”

Chi è Maurice Ravel, cenni biografici

Maurice Ravel compositore e pianista autore de Le tombeau de Couperin

Maurice Ravel compositore e pianista

Maurice Ravel, nato il 7 marzo 1875 a Cibure nella regione dei Pirenei atlantici, è Il più giovane di una splendida triade con Debussy e Fauré, di compositori ai quali si deve il definitivo rinnovamento della musica francese ed una decisiva influenza sulla musica del ‘900.

Di madre basca e padre svizzero; con una battuta si potrebbe dire che è indubbio da cosa gli derivassero da un lato l’amore per la cultura iberica dall’altro la passione per i meccanismi ad orologeria.

Allievo proprio di Gabriel Faurè a sua volta discepolo del grande Saint Saens, Ravel rappresenta del suo illustre retaggio artistico l’ideale punto di approdo tra rigore formale ed esigenza espressiva.

Si fece notare fin dagli anni di apprendistato al Conservatorio di Parigi per una certa insofferenza all’eccesso di accademismo e fin dalle prime opere manifestò uno stile così peculiare da essere visto con una diffidenza che sfociò addirittura nell’ostilità preconcetta; concorse infatti ben quattro volte all’ambito Prix de Rome senza che gli fosse mai assegnato; l’ultima volta le vibranti proteste di alcuni artisti, tra cui il suo mentore Faurè, contro la commissione che si rifiutava per l’ennesima volta di premiare un talento ormai divenuto celebre, costrinsero il direttore del Conservatorio, Thodore Dubois, alle dimissioni.

Da quel momento Ravel si ritirò gradualmente da ogni ambiente ufficiale per dedicarsi unicamente alla composizione fino al momento della scomparsa, avvenuta il 28 dicembre del 1937 a Parigi.

Autore non particolarmente prolifico, Ravel, soprattutto a causa della estrema meticolosità con cui curava ossessivamente ogni dettaglio compositivo e persino interpretativo di ogni sua opera. Anche per questo ogni suo lavoro è un archetipo linguistico, formale, timbrico, ogni sua opera porta con sé il fascino della pietra miliare.

Straordinario virtuoso dell’orchestrazione, Ravel è anche un musicista estremamente curioso e ansioso di sperimentare la contaminazione tra linguaggi diversi. E’ per questo che nella sua opera egli passa con disinvoltura dal culto per la tradizione barocca all’evanescenza dell’impressionismo, dalla forma sonata al jazz, talvolta persino nella stessa opera.

Louis Couperin

Louis Couperin

Il culto dei modelli

La tradizione clavicembalistica della Famiglia Couperin – Louis (1626-1661), François detto ‘l’ancien’ (1630-1708) e il più illustre François soprannominato appunto ‘Le grand’ (1668-1733) – costituiva un punto irrinunciabile di riferimento per il suo essere stata la prima importante scuola strumentale francese; così pure la raffinatezza timbrico armonica di Jean-Philippe Rameau (1683 – 1764) fu fonte costante d’ispirazione.

Francois Couperin

Francois Couperin

Vengono dunque riscoperti e coltivati, a cavallo tra Otto e Novecento, generi di derivazione barocca, come il pezzo caratteristico o la Suite.

Offrono saggi originalissimi, sia pur con intenti diversi, di questa devozione sia Camille Saint-Saens con la Suite Algerienne sia Gabriel Faurè con Masque et bergamasque, ma anche Alexis Emmanuel Chabrier (1841 –1894) con i suoi Pièces pittoresques; su tutti Claude Debussy con la Suite Bergamasque e Maurice Ravel con Le Tombeau de Couperin.

Jean-Philippe Rameau

Jean-Philippe Rameau

Quest’ultima opera, pubblicata da Durand a Parigi nel 1918, fu iniziata nel 1914 e terminata nel 1917 dopo l’interruzione forzata, dovuta alla partenza del musicista come volontario nella I Guerra Mondiale; non sorprende come quel che doveva essere un omaggio ad un grande maestro francese ad una tradizione si sia trasformato anche in un delicato tributo ai compatrioti caduti in battaglia.

Ognuno dei sei movimenti reca infatti una dedica particolare: a Jacques Charlot il Prélude, a Jean Cruppi la Fugue, la Forlane a Gabriel Deluc, il Rigaudon a Pierre e Pascal Gaudin, a Jean Dreyfus il Menuet e la Toccata a Joseph de Marliave.

Le tombeau de Couperin, dalla tradizione il rinnovamento

Copertina prima edizione de "Le tombeau de Couperin"

La Copertina della prima edizione de “Le tombeau de Couperin”

Ravel, in queste preziose cesellature, propone melodie accennate come sospiri in un finissimo incontro tra armonie tensive, di sapore estremamente moderno, e velature modali, evocanti invece un paesaggio sonoro ormai smarrito, conferendo un fascino malinconico ed indeterminato a tutta l’opera.

Tuttavia non vi è sentimento patetico o doloroso nella raccolta, ma una luminosa e nobile condotta, come luminosa e nobile doveva essere la memoria di una stirpe e di una cultura.

La collezione allude a Couperin anche nell’architettura formale: una ‘suite’, o meglio alla francese un ‘ordre’ che allinea una sequenza di danze proprie della tradizione settecentesca.

Nel 1912, Ravel aveva ascoltato la grande Wanda Landowska (1879-1959) riproporre Bach al clavicembalo rimanendo impressionato dalle sonorità cristalline che infatti volle rievocare nella versione pianistica del Tombeau.

Ma la limpidezza del timbro clavicembalistico trova echi anche nella successiva orchestrazione, completata dallo stesso Ravel nel 1919, che come sempre nelle rielaborazioni del maestro francese, assume il valore di originale: quattro, dei sei brani scritti per pianoforte, Prelude, Forlane, Menuet e Rigaudon, propongono una scrittura in cui l’orchestra scivola via con liquida trasparenza, senza alcuna reminiscenza delle dense masse orchestrali wagneriane.

Prelude et Fugue

Sottile ed agile, il Prelude propone una sola idea tematica, leggera e di sapore pentatonico, che si snoda fluida fino a rivestire un episodio centrale più espressivo ed armonicamente fluttuante prima di tornare su se stessa, spoglia di asperità. Dolce e malinconica la Fugue a tre voci, giocata senza severità e senza toccare registri estremi; come fosse immaginata per una intonazione di limpide voci femminili ed appena increspata dall’accentuazione polimetrica tra soggetto e controsoggetto. E’ senz’altro un ulteriore omaggio alla tradizione più antica sfumata di venature bachiane la scelta di aprire la suite con la classica accoppiata Preludio e Fuga che proprio nel maestro di Eisenach aveva trovato il massimo interprete per poi essere offuscata dal turbine del romanticismo. Infatti come Bach aveva nelle sue monumentali raccolte accostato l’elemento più estemporaneo del preludio alla rigorosa struttura della fuga, così Ravel. Eppure anche in questa scelta il maestro francese sembra voler invertire i termini di percezione del materiale musicale con una mirabile scelta poetica e dunque laddove il Prelude con il suo vivace moto perpetuo trasmette un che di regolare e simmetrico la Fugue con i suoi tentennamenti ritmici e le sue armonie finemente eluse par suggerire un percorso estemporaneo e quasi irrisolto.

Le tombeau de Couperin le tre danze: Forlane, Rigaudon, Menuet

La seconda delle tre parti in cui può essere idealmente suddivisa la suite prevede tre danze: del resto nella tradizione più antica proprio la forma suite si incentrava su quattro o più movimenti di danza stilizzati cui alcuni autori aggiungevano altri elementi più o meno affini. Raffinata incostanza ritmica anima anche la Forlane, costruita su un archetipo popolare di provenienza veneto-friulana, così come l’ambiguità armonica accompagna la sinuosa melodia che incornicia tre intermezzi e fascinosamente si sfida, nel ritornello, con le cadenze dal gusto antico. Segue l’animato Rigaudon, d’origine provenzale, il cui brio ricorda la Danse Villageoise di Emmanuel Chabrier; è un brano tripartito con una sezione centrale dall’andamento più moderato ed intimo tra due vigorose scene danzanti; quasi come se assistessimo prima ad un ballo campestre collettivo e poi all’assolo accompagnato da un nostalgico strumento arcadico. La seconda parte della suite si apre con la grazia ineffabile del Menuet: delicate e trasparenti armonie, ancora tinte di modalità, si compongono ulteriormente nella Musette centrale, dove un classico bordone tenuto richiama, appunto, il suono di una cornamusa, sostenendo una melodia armonizzata con accordi paralleli. Nella ripresa i due elementi tematici si rinforzano vicendevolmente in un aristocratico contrappunto fino ad un accordo finale, risolutivo ma insoluto ed evanescente nel suo corollario di tintinnii.

Le tombeau de Couperin: finale, Toccata

Sembra quasi esprimere una volontà antologica la scelta di Ravel di concludere la Suite con una brillante Toccata, un tentativo di fondere insieme, come spesso del resto nell’opera raveliana, tradizioni provenienti da mondi diversi; dunque dopo l’apertura di reminiscenza bachiana, il trittico di danze dal sapore francese ed infine una brillante toccata che sembra omaggiare anche i grandi clavicembalisti italiani. La toccata è anche lo sfavillante coronamento di un’opera che si era per lo più espressa attraverso delicati chiaroscuri. Compimento straordinario e quasi inatteso.

Se Ravel nei brani precedenti aveva in certo qual modo evocato sonorità e strumenti obliati, nell’ultimo sprigiona l’audacia di un pianismo stupefacente ed una energia cinetica inesauribile; ci trascina dalla prima all’ultima misura in questo gioiello caratterizzato dal continuo scambio tra le mani del materiale tematico che crea una cornice, fitta e contigua come un merletto, al tema esposto in una regione mediana. Solo un momento di riposo può scorgersi nel motivo semplice e soave che si insinua, per un attimo, tra gli ‘ingranaggi’ inarrestabili del meccanismo pianistico.

Scrittura avanzata ed efficacissima quella della Toccata – che si ripresenta, con la medesima intenzione, anche in Gaspard de la Nuit e nel Concerto in Sol – destinata a convogliare tutta l’energia custodita nelle pagine precedenti per estrinsecarsi nell’apoteosi finale.

Conclusione

Le Tombeau de Couperin si riallaccia fin dal titolo alla tradizione, appartenente alla musica antica, che vedeva i musicisti omaggiare con un brano celebrativo la memoria dei loro grandi maestri; Ravel rende dunque un tributo all’epoca di Couperin nella quale egli riteneva celarsi la preziosa essenza della più autentica musica francese.

Eppure con la sua caleidoscopica timbrica, con il suo pianismo trascendentale eppure ergonomico con la sua raffinatissima forza evocativa Le Tombeau de Couperin si inserisce perfettamente tra le più moderne ed influenti composizioni del ‘900 storico mostrandoci una volta di più la impareggiabile maestria di Maurice Ravel nel saper coniugare un’altissima coerenza linguistico-formale con la più sincera ispirazione.

A cura del M° Cesare Marinacci

Guarda il video dell’esecuzione per pianoforte di Le tombeau de Couperin di Ravel

Fonti e Bibliografia essenziale

  • Alfred Cortot – La musica pianistica francese, Curci, 2016
  • Vladimir Jankélévitch – Ravel edizioni Abscondita collana Aesthetica, 2018
  • M. Long – Au Piano avec Maurice Ravel, Billaudot, 2016
  • C. Marinacci, Ravel Genio e Regolatezza, in Musicus Discologus 2 – Ets Pisa 2007

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