INTERVISTA | Lebowski: una cura violenta è la soluzione

Cura violenta dei Lebowski è il quarto disco per la band uscito a fine 2017: uno sfogo misurato in alcuni passaggi ed estremamente empatico in altri. Ecco l’intervista di Blog della Musica…

Un disco punk, un disco pop, un disco di avanguardia digitale. Forse. O forse semplicemente è un disco che finalmente non bada all’estetica commerciale ma da essa prende quel poco che serve per lasciarci ancorare ad una “normalità” ipocrita… perchè in fondo l’arte e la creazione non deve soddisfare, ma probabilmente deve manifestare a prescindere. Ed è questa la sensazione che ho avuto ascoltando Cura violenta il nuovissimo disco dei Lebowski: uno sfogo misurato in alcuni passaggi ed estremamente empatico in altri. Come a dire, si passa da un brano di pancia come Mi sento uh o a psichedeliche pitture con Little B a qualcosa di più ragionato come Animali nella notte o L’antagonista… misura e dismisura. Ecco il nuovo disco dei Lebowski.

Inevitabilmente si torna a parlare di provincia. Dal vostro sound al vostro modo di concepire la musica… non è così?
[Nicola]
Se è vero che il luogo dove vivi ti forma ed ti influenza, è altrettanto vero che viviamo in un’epoca in cui i mezzi di comunicazione sono abbastanza evoluti da consentirci di ascoltare la stessa musica di chi abita al centro di Milano o in qualsiasi altra grande città, non solo italiana. La nostra è una dimensione che da “locale” cerca di guardare più a largo raggio, osservando fenomeni e raccontando personaggi occidentali “globalizzati”. Sono le esperienze di vita vissuta che forgiano la propria sensibilità e ciascuno di noi ha un bagaglio che è sì partito dalla provincia, ma che poi si è nutrito di altro. E’ anche per questo che le nostre storie cercano di rappresentare situazioni che si possono ritrovare ovunque.

Vorrei restare su questo tema: perché in fondo tenersi lontano dalla grande società, dalle grandi città, non è anche questa una cura violenta?
[Riccardo L.]
Molto pragmaticamente, quello che fa la differenza per una band è la visibilità e le opportunità. Questi due fattori sono spesso la vera differenza tra chi fa musica in provincia e chi in città. La possibilità di conoscere persone o realtà affini durante concerti o eventi culturali sono esponenzialmente più elevate per chi vive in contesti come Milano, Bologna, Roma, ecc. e ciò inevitabilmente si ripercuote sull’instaurazione di rapporti significativi e sinergie che possono far crescere il progetto. Tenersi lontano dalle grandi città, sebbene in certi casi possa essere una cura violenta per l’anima, è altrettanto un suicidio!

Vi lancio anche un’altra analisi. Noise, diciamo anche un certo piglio futuristico nell’usare la distorsione… diciamo che è un po’ la forma canzone ad essere distorta…
[Nicola]
Non hai tutti i torti quando parli di forma canzone distorta, sia nel sound che, non di rado, nelle strutture, sebbene i Lebowski siano un gruppo che ama ascoltare “canzoni”.
Nella nostra storia abbiamo azzardato più e più volte ad evadere dalla forma canzone classica, anche se poi, gira e rigira, siamo sempre tornati lì, assimilando e riproponendo secondo il nostro sentire che si è fatto via via più maturo. Invece, quando ti rendi conto che è innaturale il risultato di una sperimentazione, beh, tanto meglio eliminare la bozza dal principio senza spenderci troppe energie sopra. Questo è per lo meno quello che ci è accaduto in passato in svariate occasioni. Avere cinque paia di orecchie a disposizione è da un lato sicuramente prezioso, quanto gestionalmente impegnativo. In “Cura Violenta”, probabilmente, siamo riusciti a trovare un equilibrio tra le nostre spinte “sperimentalistiche” e la “canzone”, forse anche merito dei ragazzi di Area51 che ci hanno dato un punto di vista esterno ma affine e vicino.

Che significa per voi infrangere un certo concetto di pop?
[Marco]
Il pop è un concetto fluido, dinamico, che si muove e si rinnova nel tempo spostando continuamente i propri confini, attingendo da molteplici direzioni e facendole sue, per cui ognuno se ne crea la propria percezione.
Infrangere un certo concetto di pop potrebbe voler dire “entrare” nel genere con l’intenzione di alzare l’asticella verso un ascolto più colto, ricercato e arricchito da contaminazioni di un certo tipo. Detto ciò, non credo che questo rispecchi l’intento ultimo dei Lebowski. Ma se è accaduto è perché Il nostro modo di fare musica si muove talvolta penetrando queste mutevoli zone di confine del pop, per poi tornare verso territori musicali differenti. In fondo non sentiamo di farne parte appieno.

Oggi che scenario e che accoglienza ha questo modo di fare musica secondo voi?
[Marco]
In uno scenario che negli ultimi anni ha vissuto profondi cambiamenti nella fruizione della musica, che richiede sempre più brani immediati, accomodanti e usa e getta, abbiamo la consapevolezza che la nostra musica viaggi su binari un po’ diversi.
I brani di “Cura Violenta” richiedono più ascolti per essere apprezzati in pieno, sono scuri e densi di emozioni, talvolta sono viaggi sonori evocativi mentre altre volte sono pugni sullo stomaco che al primo ascolto possono spiazzare. Rispetto al passato ci siamo evoluti verso un sound e una scrittura più consapevole, e questa maturazione ha portato ad un lavoro che sta trovando ottimi riscontri, sia tra gli addetti ai lavori che, soprattutto, nei live. E questo è quello che conta di più per noi.

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