INTERVISTA | Ledi: dalle sue “Stanze” si vede…

LEDI ci regala il suo secondo disco dal titolo Stanze di cui stamattina abbiamo già visto il video del singolo estratto. In questa intervista LEDI ce lo racconta…

Ritroviamo LEDI. Lo ritroviamo in procinto di regalarci un secondo disco. Dopo Cose da difendere che tanto ci aveva entusiasmato, dopo un sound che abbracciasse i confini labili tra canzone d’autore e pop digitale, oggi il cantautore genovese di origini albanesi ci regala un nuovo singolo dal titolo Stanze – tra le nostre pagine anche il video ufficiale. Un brano semplice. Semplice come il testo che rincorre se stessi, semplice come il suono di un piano assai curioso, di ambiente, chiuso e ripreso in una stanza. Cosa saranno le nuove Stanze per Ledi e cosa sarà possibile guardare da una finestra che terrà aperta per noi…? L’intervista per gli amici del Blog della Musica

Bentornato LEDI. Da Cose da difendere a questo nuovo disco in arrivo. Ha senso chiederti cosa sta cambiando?
Tutto. La mia vita, il pensiero e quindi la musica e la parola. In “Cose da difendere” difendevo qualcosa, oggi non difendo nulla, metto tutto sul piatto.

Da questo primo brano “Stanze” sembra che l’elettronica sia sparita… è così?
Lo è. Il disco è registrato tutto in acustico. Non volevo nascondermi in nulla.

Dopo Zemra Ime torni a confezionare piccole nenie e canti intimi con il pianoforte. È lo strumento che ti ispira questo modo di scrivere canzoni oppure sei tu che cerchi il pianoforte per dar voce a questo tipo di scrittura?
Io credo che per ogni emozione ci sia un codice espressivo. Il pianoforte va a toccare corde che si possono ascoltare solo “in cantina”. Quindi quando voglio parlare di quelle cose scendo lì. Poi la fortuna ha sempre un peso non trascurabile in tutto. Stanze nasce al piano e viene prodotta così. Zemra Ime nacque alla chitarra, in cinque minuti.. il piano è venuto, quasi naturalmente, dopo.

Bellissimo questo video: tra le righe di questi Post It che cosa c’è scritto?
C’è scritto che l’unica cosa di cui ti devi ricordare è di rispettare ciò che provi, e chi sei.

Una curiosità: quanti ne avete usati?
Migliaia. Abbiamo cominciato a lavorare alle 21 di sera e finito l’ultimo playback alle 10 e 30 di mattina. Un lavoro massacrante, una nottata che non dimenticherò. Eravamo io, il regista Lorenzo Santagada, che è stato magistrale, e le nostre ragazze Claudia e Francesca. Un lavoro di attacca/stacca estenuante, ma ne è valsa la pena…

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