Lo Schiaccianoci, il balletto natalizio di Petr Ilic Cajkovskij

Lo Schiaccianoci di Petr Ilic Cajkovskij è una delle composizioni più eseguite nel periodo natalizio. Storia e curiosità di uno dei capolavori del balletto dell’Ottocento

Tra le opere dall’atmosfera natalizia, un indiscusso posto d’onore spetta alla celebre fiaba del Principe Schiaccianoci ed ancor di più al meraviglioso balletto nato dalla feconda collaborazione tra il coreografo Marius Petipa e il musicista Petr Ilic Cajkovskij.

Non a caso innumerevoli sono state le trasposizioni teatrali e cinematografiche fino ad arrivare al Natale presente con la sontuosa nuova pellicola Disney, Lo schiaccianoci e i quattro regni, che ne fornisce una ulteriore, originale e stupefacente rivisitazione:

  1. La storia de Lo Schiaccianoci di Cajkovskij
  2. Il debutto
  3. la versione attuale
  4. La trama
  5. La struttura del balletto
  6. Tra sogno e realtà

La storia dello Schiaccianoci

Lo Schiaccianoci è uno dei capolavori del balletto dell’Ottocento, testamento artistico di Marius Petipa, il celebre coreografo che su mandato di Ivan Vsevoložskij direttore dei teatri imperiali, si incaricò di traghettare lo spettacolo teatrale in Russia da una preoccupante stasi ad una nuova luminosa stagione; egli trasse il libretto ispirandosi al racconto Nussknacker und Mausekönig di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.

Tuttavia dell’originale rimane più che altro l’intreccio della vicenda; Petipa infatti decise di adattare la vicenda per il libretto utilizzando come base anche Il Racconto dello Schiaccianoci di Alexandre Dumas padre, versione più poetica della storia di Hoffmann, dalla stesura più confacente alle vedute del coreografo e del pubblico del tempo, in quanto stemperava gli elementi più inquietanti del racconto rendendo il tutto una deliziosa favola. Petipa aveva dunque trovato la giusta formula affinché il racconto di Dumas divenisse uno spettacolo di grande incanto, elaborando un libretto in cui la vicenda rimaneva in secondo piano rispetto all’atmosfera fiabesca del Natale nella quale esaltare i sentimenti d’amore e gioia nostalgica.

Per completare il progetto Petipa si rivolse a Petr Ilic Cajkovskij che nel 1875 aveva incontrato il mondo del balletto presentando a Mosca, senza particolare successo a causa della complessa partitura, Il lago dei cigni. Tuttavia non sfuggiva a Petipa la raffinatezza timbrica e la suggestione ritmica del grande musicista ed infatti il secondo balletto, La bella addormentata, scritto dal compositore su invito ancora del direttore dei teatri imperiali Ivan Vsevoložskij nel 1890 si rivelò un trionfo e convinse il musicista a tentare una terza avventura con Lo schiaccianoci.

Il debutto de Lo Schiaccianoci di Petr Ilic Cajkovskij

Lo Schiaccianoci il 18 dicembre 1892 San Pietroburgo

Un momento del debutto de Lo Schiaccianoci il 18 dicembre 1892 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo

L’opera fu ultimata nel luglio del 1891 ma, prima di dar corso all’orchestrazione dell’intero balletto, l’autore decise di estrapolarne alcuni numeri per la Suite sinfonica che diresse il 7 marzo 1892 a San Pietroburgo con esito trionfale. Con questo lancio e il successo del precedente balletto il duo Cajkovskij-Petipa si avviava verso un’altra straordinaria avventura da lasciare alla storia del balletto.

A dire il vero il rapporto di lavoro fra i due, non pare sia stato sempre idilliaco: Petipa era meticoloso fino all’invadenza nelle indicazioni tecniche (“Otto battute di musica misteriosa, ma dolce. […] Due battute per il fremito di paura. […] Dopo i rintocchi dell’orologio, un breve tremolo; dopo il tremolo, cinque battute per l’ascolto dello scalpiccio dei topi e quattro per i loro sibili”); Cajkovskij avrebbe voluto agire più liberamente con i suoi temi e i suoi colori e nel settembre del ’92 il dissidio giunse quasi al punto di rottura quando una provvidenziale malattia del grande coreografo consentì un cambio di mano lasciando al più mite ‘maitre en seconde’ Lev Ivanovic Ivanov l’incarico di concludere la coreografia.

Comunque la collaborazione alla fine funzionò a dovere e con tali presupposti il balletto debuttò al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo il 18 dicembre 1892 incontrando il favore dello Zar Alessandro III.

Tra gli interpreti di questa prima esecuzione diretta dal compositore Riccardo Drigo spiccano l’italiana Antonietta Dell’Era, nel ruolo della Fata Confetto, il russo Pavel Gerdt, Olga Preobrajenska e il giovane Nicolaj Legat mentre il ruolo di Clara fu affidato ad un’allieva della scuola di ballo del Teatro.

La versione attuale

Willam Christensen

Willam Christensen, fondatore del San Francisco Ballet

Benché inizialmente la critica non sia stata benevola con quest’opera, sbrigativamente classificata come sorella minore de La Bella Addormentata e del Lago dei Cigni, oggi si ritiene giustamente che esso sia invece ai vertici della produzione ballettistica russa proprio per la molteplice modernità dei temi in essa evocati in un perfetto intreccio tra libretto, coreografia e musica, passando per alcune storiche edizioni come il debutto europeo del 1934 al Sandler’s Wells di Londra l’approdo nel 1938 alla Scala di Milano.

L’attuale popolarità de Lo Schiaccianoci è in parte dovuta a Willam Christensen, fondatore della compagnia San Francisco Ballet, che importò il lavoro negli Stati Uniti nel 1944. Il successo del balletto e la coreografia di George Balanchine per la sua prima rappresentazione nel 1954, creò una vera e propria tradizione invernale nelle rappresentazioni dell’opera negli Stati Uniti cosicché questa versione è ancora messa in scena dal New York City Ballet e viene riproposta ogni anno in occasione del Natale.

Lo Schiaccianoci: La trama

Schizzi di Konstantin Ivanov

Schizzi di Konstantin Ivanov per lo SChiaccianoci

E’ la vigilia di Natale in casa Stalhbaum, i genitori dei piccoli Clara-Marie e Fritz stanno organizzando una festa in attesa di riunirsi con tutta la famiglia intorno ad uno splendido abete.

Il quadretto è animato dall’arrivo di Drosselmayer, padrino dei bambini, che reca alcuni doni stravaganti, tra cui le straordinarie bambole meccaniche che danzano per la gioia di tutti gli invitati ed un misterioso schiaccianoci a forma di ussaro che affascina moltissimo la piccola Clara prima di essere danneggiato e perduto tra gli altri giocattoli dal dispettoso Fritz.

Al termine della festa conclusa dalla tradizionale Grossvater (la danza del nonno) i bambini vanno a letto ma Clara tra il sonno e la veglia cerca ancora il suo schiaccianoci; allo scoccare della mezzanotte dagli angoli più bui della stanza, cominciano ad apparire dei topolini che ben presto assumono un aspetto minaccioso; allora anche i soldatini escono dalle loro scatole – granatieri, ussari e artiglieri – dando vita ad una feroce battaglia.

Anche Lo Schiaccianoci, per merito ancora di Drosselmayer ha preso vita e indomito salta nella mischia per affrontare in duello il Re dei topi che riesce a sconfiggere anche con l’affettuoso aiuto di Clara volgendo la battaglia a favore dei soldatini. Il vincitore – ora trasformatosi in un bel Principe – si inginocchia davanti a Clara e la invita tra i rami del magico albero di Natale.

Clara lo segue, il quadro cambia e, nella notte di luna piena, entrano in una foresta innevata, con tanti alberi addobbati a festa. L’Atto si chiude con lo splendido Valzer dei fiocchi di neve, in cui i fiocchi di neve cadono a tempo di valzer e accompagnano i due viandanti.

Atto II

I due giovani entrano nel Regno dei Dolci, un luogo ricco di decori colorati come caramelle, con fontane che sprizzano sciroppo di ribes. Al Palazzo Reale li riceve la Fata Confetto, che si fa raccontare dallo Schiaccianoci tutte le sue avventure.

Subito dopo, per volere della Fata Confetto tutto il Palazzo si esibisce in una serie di danze in onore degli ospiti che compongono il Divertissement più famoso e conosciuto delle opere di Čajkovskij, in cui sfilano tutte le leccornie che i bambini possono desiderare, provenienti dai diversi Paesi del Mondo.

Valzer dei Fiori - Lo Schiaccianoci - ballerine

Una scena del famoso Valzer dei Fiori, da Lo Schiaccianoci

La cioccolata, interpretata da quattro coppie spagnole, vestite di rosso. Il caffé, interpretato da danzatori arabi. Il té, interpretato da tre ballerini acrobati. Il Trepak, dieci coppie di danzatori russi. Infine i cannoli, interpretati da tre danzatori in candidi abiti settecenteschi.

Le danze culminano nel famosissimo Valzer dei fiori, una delle opere più popolari di Čajkovskij.

Dopo, la Fata Confetto e il Principe si esibiscono in un Pas de deux mentre fanno comparire la slitta che riporta Clara alla realtà. Questo pas de deux è il culmine poetico del balletto.

Il balletto si conclude con un ultimo Valzer, l’apoteosi che celebra tutti i personaggi del divertissement ponendo fine al sogno di Clara che si risveglia felice ripensando alle straordinarie avventure vissute mentre stringe al cuore il suo amato schiaccianoci.

La struttura del balletto de Lo Schiaccianoci

Innumerevoli sono i temi che restano nella memoria provenienti dalla penna di Cajkovskij che aveva una facilità di invenzione melodica come pochi nella storia della musica così come suggestive sono le continue invenzioni timbriche: se nei grandi balli e nelle scene-tableaux il racconto assume connotazioni di alto respiro fitte di mistero sono invece altre circostanze come le apparizioni degli automi di Drosselmayer; brillanti infine i pezzi di colore nel divertissement dove finemente vengono recepiti temi e inflessioni popolari.

La musica del I Atto

Celesta

La Celesta, strumento musicale utilizzato da Cajkovskij nello Schiaccianoci

Oltre il tradizionale assetto del complesso sinfonico di fine secolo, Cajkovskij ospitò nella sua tavolozza una non indifferente serie di effetti inediti. Egli aveva infatti deciso di sperimentare alcuni strumenti curiosi e di ‘rumori’: prima fra tutti la Celesta strumento conosciuto dal compositore a Parigi e immediatamente celebrato nell’organico orchestrale prima che lo scoprissero i concorrenti Glazunov e Rimskj, e poi trombette e tamburi infantili, cuculo, un fucile, quaglia, tamburi-coniglio, castagnette, raganella…musica che è tutta una festa per l’udito, intessuta di preziosità infinite a partire dalla trasparente Ouverture-miniature.

Il numero successivo in casa del signor Stahlbaum, è dedicato alla preparazione dell’albero natalizio, coll’eccitazione dei bambini descritta dal brillante lavorio dei legni; fanno seguito la Marcia in cui il celebre tema, deliziosamente miniaturistico, è affidato a ottoni e legni e il Galop dei bambini in stile antico impreziosito dall’eco della canzone infantile francese Bon voyage, cher Dumoullet.

Per la prima volta la musica cambia carattere all’arrivo di Drosselmeyer, proponendo uno zoppicante motivo tra viole e ottoni dal tono fra umoristico e minaccioso.

Il successivo divertissement di marionette è caratterizzato da tanti piccoli temi dalla diversa indole per quanti sono gli automi. È quindi la volta della Danza del nonno, in cui Cajkovskij utilizza il suono della raganella per rappresentare la rottura delle noci e che si conclude con il tema popolare tedesco usato anche da Schumann nei Papillons e in Carnaval.

Con i successivi numeri hanno inizio il prodigio e la battaglia dove spicca il virtuosismo orchestrale di Cajkovskij tra dissonanze e figurazioni concitate fino all’arrivo di una calorosa melodia che caratterizza il Principe ; conclude l’atto I il celebre Valzer dei fiocchi di neve mirabile saggio di semplicità melodica e complessità armonico-timbrica; un brano speziato dalle allusioni di un piccolo coro di fanciulle che si chiude su una coda turbinosa come una piccola bufera di neve.

La musica del II Atto de Lo Schiaccianoci

Per il secondo atto, Petipa si rivolse sia alla fiaba alla realtà. Confitürenburg, questo il nome del paese dei dolciumi, doveva essere felice e festoso, ovviamente ricco di golosità. Nel suo “Schiaccianoci”, del resto, Hoffmann rende omaggio alla grande tradizione tedesca del far dolci, in una magnifica landa zuccherosa, sovrastata da un imponente castello di marzapane.

In Russia, come il periodo di Natale era uno dei più attesi, perché adulti e bimbi avevano più occasioni per gustare tante delizie come non mai. Ecco dunque che la cosiddetta Danza spagnola è un omaggio al Cioccolato mentre al Caffè è dedicata la Danza araba, al Tè la Danza cinese per concludere con la Danza degli zufoli e il Trepak nella quale piroettano i bastoncini di zucchero dalla Russia.

La Fata Confetto in realtà si chiama Sugar Plum Fairy, ovvero la Fata Prugna Zuccherata, un dolce molto utilizzato durante le feste natalizie sia in Russia che nel resto d’Europa. Era usanza prepararli anche nell’Inghilterra vittoriana, avvolgendo il frutto più e più volte con lo zucchero, aspettando che questo si asciugasse prima di ripetere l’operazione. Si aveva l’abitudine di appendere queste prugne zuccherate sull’albero di Natale e di gustarle durante le feste.

L’atto II prende dunque avvio con una splendida frase degli archi, luogo tipico del cajkovskiano, atta a introdurre le delizie del palazzo fatato di Confiturenburg e nel secondo numero vi è la prima apparizione incantata della celesta.

Il seguente Divertissement è composto da sei numeri di grande virtuosismo orchestrale e scintillanti avventure timbriche: Danza spagnola è un bolero, con le castagnette e la tromba solista a prefigurare le atmosfere del Pétrouchka stravinskiano; sinuosi e sensuali echeggiano il corno inglese e il tamburino della Danza araba, una ‘berceuse georgiana’, mentre guizzanti impennate di flauti e ottavino, sui rintocchi del glockenspiel, connotano la Danza cinese.

Il rapido Trepak e la Danza degli zufoli, in tempo di polka, coi tre flauti a disegnare un elegante scenario, lasciano poi il posto all’avvincente finale Mamma Gigogne.

Nel Valzer dei fiori la complessa cadenza dell’arpa evoca il dischiudersi delle gemme e i corni quello di presentare il nobile tema, cui s’incarica di dar risposta il clarinetto. Nel Pas de deux tra il principe e la Fata Confetto un’appassionata melodia discendente è suonata dai violoncelli; al termine d’essa ha inizio il Tempo di tarantella che lascerà il posto a un altro dei topoi illustri della partitura, la Danza della Fata Confetto, di cui la celesta è protagonista iridescente in coppia con il consueto clarinetto incaricato di speziare in più punti la partitura di mistero e onirica sensualità.

Una Coda e un Valzer e Apoteosi chiudono il ballo invitando secondo una tradizione risalente a Luigi XIV l’intero corpo di ballo a presentarsi al pubblico per l’applauso rituale.

Tra sogno e realtà

Pètr Il'ic Cajkovskij

Il Compositore de Lo Schiaccianoci Pètr Il’ic Cajkovskij

Realtà e mondo onirico, cioè mondo fragile dei sogni e della fantasia. Un’idea certamente affascinante ed in linea con altre creazioni dell’epoca che volentieri dividevano le storie tra un I atto, calato nella realtà ed un II, chiamato ‘atto bianco’ ambientato nel soprannaturale, vedasi Giselle, La Sylphide, Ondine, La Péri o La Bayadere.

Fiaba fitta di presenze turbanti e di ombre contrarie come tutte le fiabe; pochi come Cajkovskij avrebbero potuto rivelarsi adatti a esorcizzarli con una musica così effervescente e cristallina a un tempo,  ariosa eppur malinconica.

Storia di un’iniziazione alla vita, tra il desiderio di crescere e le paure dell’età adulta, tra la nostalgia della fanciullezza e i turbamenti dell’esistenza,  come si torna a sottolineare in occasione di ogni sua nuova realizzazione scenica, Lo Schiaccianoci e la storia in cui l’infanzia è da ricordare come un paradiso perduto.

Solo un compositore come Pètr Il’ic Cajkovskij con la sua estrema sensibilità, con la sua raffinata cultura, era in grado di cogliere le molteplici implicazioni e i risvolti psico-emozionali di un tale connubio con tanta profondità, creando un inno sincero e profondo alla vita, alla gioia ed all’amore; un canto che assume una valenza ancor più commovente se si pensa che di lì a poco Cajkovskij avrebbe concluso la sua parabola creativa con quella ‘Patetica’ che invece dalla gioia, dall’amore e dalla vita rappresenterà l’estremo commiato.

di Cesare Marinacci

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Le immagini sono tratte da:
http://lightcandance.it/lo-schiaccianoci-trieste-teatro-politeama-rossetti/
https://tonykospan21.wordpress.com/2013/02/05/la-magia-della-danza-il-valzer-dei-fiori-di-tchaikovsky/

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