INTERVISTA | Maione e la “Parola di Franz!”

Maione, cantautore partenopeo, ma trapiantato a Milano, ha pubblicato il proprio nuovo album dal titolo Parola di Franz!, un collage con molte attinenze rock e molti racconti e personaggi. Blog della Musica gli ha rivolto qualche domanda

Ciao Maione e Benvenuto su Blog della Musica. Partiamo dal titolo del disco. Chi è Franz?
Franz, nello specifico, è un personaggio, anzi, non un personaggio, bensì una persona realmente esistita. Una persona che ha passato la sua vita chiuso in una piccolissima stanza di una clinica psichiatrica. Non ho mai conosciuto il suo vero nome, anche perché lui stesso ogni giorno diceva di chiamarsi come gli girava in quel momento. Io l’ho chiamato Franz perché mi piace e lo vedo appropriato. Nella canzone Parola di Franz! descrivo appunto scene di un manicomio, toccando le vicende di Franz. Il finale della storia lo lascio aperto e cioè che un giorno le “sentinelle” entrano nella sua stanza e Franz non c’è più… Come volato via l’ho voluto liberare nella sua follia, tirandolo fuori per sempre da quel buco senza speranza. Ma allegoricamente Franz è anche l’uomo contemporaneo, formatosi e deformatosi nel caos, schiacciato da un modello di società che si afferma sempre più sui principi della prevaricazione, dell’efficienza, del profitto e di una spietata competizione. Franz è disturbato, piegato, ma non vinto, perché conscio della sua rivolta, farà di ogni suo fallimento un motivo per rinascere. Franz è uno di noi, una testa senza calcoli, un cuore che batte, un tentativo, un’idea di libertà. E anche se questa libertà resterà irraggiunta, la sua idea non sarà stata vana. Franz è il godimento di un’illusione. Parola di Franz!

Il tuo ultimo singolo è Sono molto disturbato: ci vuoi raccontare di che cosa parla?
Il personaggio del brano Sono molto disturbato è l’immagine dell’uomo contemporaneo, spaesato e alienato, che si muove in una società che ha dimenticato l’anima da qualche parte o l’ha perduta. È in un certo senso un brano di denuncia di un modello di vita che è arrivato al traguardo del suo fallimento. Il personaggio in questione si chiede il perché di questo dover essere condannato a una vita infelice, fatta di precarietà, di instabilità, di sfrenata e malata competizione anche con sé stesso. Si sente (come dice il testo della canzone), un pesce nell’acquario. Vive del suo “meglio di niente” e allora dice a sé stesso: “meglio niente che meglio di niente” ma non ce la fa a liberarsi della su condizione e si vede soccombere. Tornerà quindi a essere “pesce nell’acquario”, prigioniero di uno spazio sociale che è totalmente in conflitto con la sua identità. Si sente impotente, disperato, e urla al mondo il suo stato nevrotico che lo sta portando alla psicosi. Insomma “Sono molto disturbato” è il ritratto dell’uomo schiacciato dal peso di una vita al limite della vivibilità. Un po’ tutto il cd, a parte alcuni brani, è imperniato sulla figura del personaggio animato da un desiderio di vita “senza compromessi”, ma vinto dalla sua condizione di escluso. Franz ne è il prototipo.

Che cosa piace a Maione della musica italiana di oggi?
Domanda difficile. Non mi soffermerei tanto sulla musica italiana in particolare, perché oggi è tutto globale, almeno nella forma. Cosa mi piace non saprei dire. Io sono aperto a tutto, basta ci sia qualità, estro e non solo mercato… Ci sono ottimi artisti in giro, noti e non, ma c’è anche tanto usa e getta, (che poi rientra nello spirito di uno spietato consumismo e di un’auto sfrenata mercificazione di ogni cosa che ci viene offerta dal Mercato). Poi con uno tsunami di musica in rete di tale portata è un vero delirio…

Hai sempre portato avanti alcune collaborazioni prestigiose. Quali sono quelle che ti rendono più orgoglioso?
Sì, ho avuto la fortuna di portare avanti collaborazioni di prestigio. L’esperienza con Antonella Ruggiero (ottima persona, oltre che eccezionale cantante) insieme al Rhapsòdija Trio, di cui sono ancora il chitarrista, è stata davvero emozionante. Ma ricordo con grandissima emozione e anche commozione la collaborazione con Antonio Albanese, in cui, oltre a ritrovare il grande artista che è, ho scoperto una gran bella persona. Beh, poi sicuramente le tournée all’estero, ma anche in Italia, con il Rhaosòdija Trio insieme alla Compagnia Teatro Danza Abbondanza / Bertoni, i due grandi poeti della danza, Michele Abbondanza e Antonella Bertoni. E poi c’è l’amico e grande artista poliedrico Moni Ovadia, con cui ho avuto il piacere di suonare. Moni Ovadia è presente anche nell’ultimo cd del Rhapsòdija Trio.

Come dicevamo hai collaborato con tantissimi musicisti di valore. Se dovessi sceglierne uno con cui non hai ancora collaborato, chi sarebbe?
Domanda imbarazzante! Mah, il primo che mi viene in mente è Paolo Conte, anche se abbiamo stili completamente diversi ma lo ammiro davvero molto. È un anticonformista per eccellenza. Comunque sicuramente non è l’unico con cui collaborerei. Un altro sogno, (va beh, ma non me lo posso permettere sotto tutti i punti di vista) sarebbe Sting. Ma comunque ce ne sarebbero tanti… Non è semplice…

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