INTERVISTA | Marco Matarese: tra natura e musica celtica

E’ uscito in copia fisica e in digitale la prima produzione discografica del musicista e compositore Marco Matarese intitolata Danza della natura per l’etichetta Ars Spoletium. Gli abbiamo rivolto alcune domande

Oggi Blog della Musica ospita il musicista Marco Matarese, puoi parlarci un po’ di te e del tuo percorso musicale?

Ciao a tutti sono Marco Matarese, sono nato a Napoli nel 1991. Ascoltavo musica sin da bambino e nell’età adolescenziale ho iniziato a suonare la Tastiera e il Pianoforte sotto la guida del M.° Cristiano Lui, successivamente la Fisarmonica con lo stesso Maestro. In seguito ho conseguito l’accesso al corso di Composizione presso il Conservatorio Ottorino Respighi di Latina, inizialmente sotto la guida del M°. Paolo Perna, successivamente con Il M.° Alberto Meoli con il quale ho conseguito la laurea triennale e biennale in Composizione con il massimo dei voti.

Nel corso degli anni ho perfezionato la tecnica pianistica con il M.° Maurizio Furlani, studiato la modalità gregoriana con il M.° Michele Chiaramida e forme delle analisi compositive, inizialmente con il M.° Francesco Antonioni, successivamente con il M.° Paolo Rotili.

In quegli anni ho partecipato a diversi seminari di composizione e Masterclasses tenutisi in conservatorio, dove ho incontrato noti compositori del panorama italiano: Paolo Buonvino, Paolo Vivaldi, Gilberto Bosco, Riccardo Panfili, Federico Gardella e Lorenzo Pagliei, e di quello estero: Frédéric Durieux, Toivo Tulev e Marcel Chyrzynski.

Nel corso degli anni accademici in conservatorio mi sono avvicinato allo studio dell’Arpa e delle sue tecniche compositive con la M. Lucia Bova; per questo contesto ho scritto accompagnamenti per brani semplici rivolti alla didattica, riadattandoli per ensemble di arpe.

Sono appassionato di musica folk, in particolare di quella celtica ed ho collaborato con varie formazioni di musica irlandese, scozzese e bretone in qualità di fisarmonicista e cantante.

Ho collaborato con vari gruppi e artisti come Duo Metrò, Canusìa, Bordone Project, Allegroamaro e Spiritus Loci Ensemble in qualità di compositore, fisarmonicista e pianista.

Con i Canusìa, ho partecipato a diversi spettacoli teatrali, un’apparizione presso Lazio TV, nonché a vari festival di musica, come Radicazioni e Svicolando. Ho collaborato alle registrazioni di alcuni brani in qualità di fisarmonicista come “La rusina n’miezzo al ballo” (2019) e “Nisciuno se sente” (2020). Di quest’ultimo brano, nel 2021 è stato pubblicato il videoclip girato da Gabriele Graziani, nel quale appaiono diversi luoghi dell’Agro pontino come il Fiume Cavata, i vicoli di Roccagorga e il Castello di San Martino.

Durante la rassegna Giovedì in musica tenutasi presso il conservatorio Ottorino Respighi di Latina, sono state eseguite alcune mie composizioni.

Nel 2019 ho composto la colonna sonora “Un viaggio immaginario” per il docufilm intitolato “In viaggio verso il Nord Pontino: identità nascoste”, dedicato all’Agro pontino e diretto dal regista Giovanni Di Micco.

Nello stesso anno, in occasione della 2ª edizione del Festival MusAnima 2019, è stata eseguita una mia composizione, “Onde senza Tempo”, dall’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta dal M.° Marco Moresco in cinque prime assolute presso diversi conservatori d’Italia:

Conservatorio “A. Casella” di L’Aquila, Conservatorio “O. Respighi” di Latina, Conservatorio “L. Refice” di Frosinone, Conservatorio “G. Braga” di Teramo, Conservatorio “L. D’Annunzio” di Pescara;

Tale composizione, inoltre, è stata mandata in onda su Rai Radio 3.

Ho composto diversi brani per Fisarmonica solista e duo per il Nuovo C.D.M.I. prima Rassegna di Musica Nuova per giovani esecutori, diretta dalla M.ª Patrizia Angeloni. Tali brani sono stati editi dalla casa editrice Ars Spoletium – Publishing & Recording e fanno parte della raccolta Accordion Waves suona italiano, pubblicata nel 2021.

Nel 2020 sono entrato a far parte del Progetto europeo Erasmus+ intitolato “Spiritus Loci”, che mira a recuperare un’esperienza fisica e spirituale dello spazio attraverso l’arte e che intende rivedere e rileggere i suoi luoghi nel rispetto del loro spirito originale.

Per tale progetto ho svolto il ruolo di formatore per i ragazzi del servizio civile appartenenti a diverse associazioni Proloco del Lazio. All’interno di tale progetto nasce lo Spiritus Loci Ensemble, tale gruppo incentra la propria ricerca verso il canto gregoriano non puntando a riproporlo in chiave filologica, ma dando ad esso una nuova luce e un diverso respiro, concedendosi libertà interpretative, combinando sonorità antiche, moderne ed elettroniche.

Con tale Ensemble ho suonato presso l’ACME studio APS di Ladispoli e in diverse manifestazioni, come Svicolando (Chiesa di Santa Chiara a Priverno), Festival Musicampus Valdorcia (Chiesa di Sant’ Agata a Radicofani) e in occasione della XXIII edizione della Festa Medievale presso il Refettorio dell’Abbazia di Fossanova.

Attualmente, oltre all’attività artistica svolgo anche l’attività didattica e sono docente di musica.

Perché hai deciso di intitolare il tuo album Danza della Natura?

Sono molti anni che coltivo la passione per la musica Celtica e per la Natura e penso che si armonizzino perfettamente tra loro, sono entrambe fonte d’ispirazione per me. Danza della Natura rappresenta, innanzitutto, il realizzarsi di un sogno che avevo da molti anni, ovvero l’idea di voler ricreare quella che per me è l'”Essenza della Natura” attraverso le sonorità delle danze Celtiche di diversi stili e paesi d’Europa.

Qual è l’obiettivo principale di questo lavoro discografico?

L’obiettivo principale è quello di proiettare l’ascoltatore in un viaggio virtuale, tra la magia e la bellezza delle Jigs e dei Reels che richiamano quelli tipici della tradizione irlandese e scozzese, gli An Dro bretoni, danze dalle sonorità galiziane, fino a giungere verso l’estremo Nord Europa… la Scandinavia, con brani più tipicamente finlandesi, norvegesi e svedesi, nei quali è presente anche lo Joik, canto tipico dei sami, popolazione della Lapponia. Dunque un percorso musicale che proietta verso luoghi incantati fino alla percezione del “Vento tra le foglie” nei boschi più antichi d’ Europa, che faccia sognare di volare con la Grande Aquila sulla foresta della Lapponia, ascoltare la nobiltà de “Il Canto dei Lupi” e le energie evocate dallo “Spirito della Natura”, immaginando di danzar con essa…

Per questo album che tipo di strumentazione ha pensato di usare Marco Matarese?

Vi sono diverse tipologie di strumenti, alcuni dei quali appartengono alla tradizione Celtica e diversi tipi di percussioni, come Bodhrán, Tamburo a cornice, Tamburo medioevale, Crotali, Cimbali, Batteria, Chitarra acustica ed elettrica, Bouzouki, Violino, Fisarmonica, Cornamusa, diverse tipologie di Flauti (come il Tin Whistle), Arpa celtica e Arpa classica, Nyckelharpa, strumento ad arco tipico della tradizione svedese e infine, lo strumento più antico di tutti, la Voce.

Perché hai scelto proprio la musica Celtica per rappresentare la Natura?

Come accennato precedentemente, penso che si armonizzino perfettamente tra di loro. La musica Celtica attraverso le sue melodie, armonie, i ritmi incalzanti e calmi, riesce a ricreare, a mio avviso, perfettamente i ritmi e la spiritualità della Natura, la quale è sempre in continuo mutamento e mai identica a se.

Ascolta il disco di Marco Matarese su Spotify

Marco Matarese, entriamo nello specifico: come hai organizzato le strutture dei brani e condotto le parti strumentali?

Nel primo brano, “Spirito della Natura”, che introduce il disco, troviamo un bordone continuo di Fisarmonica, dove vi sono dei vocalizzi che richiamano lo Joik, il canto tipico dei Sami, popolazione della Lapponia e le parti strumentali rispondono in maniera più o meno frammentaria e in alcuni casi, svolgono la funzione imitativa della parte vocale, diventando il prolungamento di essa.

Altri brani come “Danza della Natura”, “Vento tra le foglie”, “Un salto in Galizia”, “Correndo sulle Aran”, “L’antico Bosco”, “Il Risveglio degli alberi”, “Sognando Argyll” e “Oltre la foresta (volando con al grande Aquila)”, sono brani ritmicamente molto incisivi e che sono caratterizzati dai ritmi e dalle sonorità tipiche della danze Celtiche come le Jigs e i Reels che richiamano quelli tipici della tradizione irlandese e scozzese, gli An Dro bretoni e danze dalle sonorità galiziane. In essi si alternano momenti in cui gli strumenti sono tutti insieme e momenti in cui ognuno di essi svolge la funzione solistica.

“Un salto in Galizia” e “Sognando Argyll” invece hanno un assetto più rock, poiché nella strumentazione sono presenti anche il Basso elettrico e la Batteria al posto delle percussioni.

Ne “Il Canto dei lupi”, troviamo un’atmosfera e una strumentazione diverse rispetto agli altri brani, poiché è scritto per quattro Voci femminili, Arpa e Fisarmonica. Gli strumenti svolgono la funzione introduttiva e successivamente si fondono con le parti vocali che cantano imitando l’ululato del lupo e creando un vero e proprio gioco contrappuntistico che si intensifica sempre più, fino a giungere al culmine nella parte centrale, per poi diminuire e lasciare spazio all’Arpa e alla Fisarmonica che riprendono il tema principale intonato dalla Voce.

In “Danza d’Amore”, brano che conclude l’album, troviamo un ritmo più lento scandito dall’ Arpa, che svolge la funzione di accompagnamento strumentale per l’intera durata del brano. Inoltre, vi sono melodie e armonie più romantiche che richiamano sia le sonorità tipiche della tradizione Celtica, ma anche quelle di tradizione Scandinava, quest’ultime accentuate dalla presenza della Nyckelharpa al posto del Violino. Ogni strumento svolge funzione tematica, sia solistica che d’insieme. Il tutto si intensifica nella parte centrale del brano, con l’ingresso del Tamburo a cornice che insieme all’arpa rafforza ulteriormente la scansione ritmica. Sul finire del brano, il tutto si acquieta e troviamo la Fisarmonica e l’Arpa che concludono il brano.

All’interno dei brani, inoltre, l’ascoltatore potrà sentire i suoni del bosco e della foresta, il cinguettio degli uccelli, lo scroscio dei ruscelli, il vento tra le foglie, il mare, il grido dell’aquila e l’ululato del lupo.

Insieme a Marco Matarese chi sono i musicisti presenti nei brani del disco Danza della natura?

Oltre a me in qualità di fisarmonicista e parte delle voci presenti in “Spirito della Natura”, per la realizzazione del progetto, ho avuto il piacere di collaborare con i seguenti artisti, elencati in ordine di registrazione:

Francesco Savoretti, Paolo Chiari, Giampaolo Cavalieri, Claudio Scarabottini, Roberta Palmigiani, Gianluca Bibiani, Goffredo Degli Esposti, Gabriele Russo, Clara Gizzi, Paola Scarponi.

Con la partecipazione straordinaria di Hong Gie Kim e di Marco Marino.

Dove e da chi è stato registrato Danza della Natura?

Danza della Natura è stato registrato, missato e masterizzato presso Strumenti&Musica Recording Studio da Claudio Scarabottini, Gianluca Bibiani e Paolo Chiari.

Parlando invece della parte grafica: chi l’ha curata e cosa rappresenta?

Il progetto grafico è stato curato da Valentina Leone e rappresenta due creature fantastiche che danzano immerse nella Natura.

Chi ha contribuito alla realizzazione del progetto?

Per quanto riguarda la realizzazione, “Danza della Natura” è stato prodotto da Ars Spoletium – Publishing & Recording e realizzato con il contributo del NUOVOIMAIE (Settore Musicale) nell’ambito del progetto “Bando per l’impiego di “turnisti” iscritti a NUOVOIMAIE in progetti discografici di AIE emergenti”

Caro Marco Matarese ci avviamo al termine di questa intervista: c’è qualcuno in particolare che vuoi ringraziare?

Ringrazio in maniera particolare Gianluca Bibiani che ha creduto e contribuito alla realizzazione del progetto, i musicisti e i tecnici, Ars Spoletium – Publishing & Recording, mia Madre, mio Padre, mio Fratello e i miei cari Nonni che hanno sempre creduto in me, il Conservatorio Ottorino Respighi di Latina e i miei Maestri per tutto ciò che mi hanno insegnato, gli amici che mi hanno sempre sostenuto, tutti i gruppi e artisti che mi hanno ispirato nel corso degli anni e, infine, per ultima, ma non meno importante, Madre Natura per avermi ispirato e per tutto ciò che ci dona.

Ci lasci con un’ultima tua riflessione?

Mi auguro che Danza della Natura sia di gradimento di chi lo ascolterà e tengo a ringraziarvi molto per lo spazio che mi avete gentilmente dedicato.

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